Lo European Apocalypse Tour è uno degli eventi metal più attesi in Italia. Ad ospitare la manifestazione, l’Alcatraz di Milano, luogo assolutamente adatto per uno spettacolo del genere, che vede co-headliner i Kreator e i Dimmu Borgir. Ad accompagnare le due leggendarie band, altri due gruppi di tutto rispetto: Hatebreed e Bloodbath. La serata, dunque, si prospetta caldissima e adatta a soddisfare più palati possibili, visti i generi completamente diversi fra loro, suonati dalle band protagoniste. È stato uno show riuscito in tutto, i quattro gruppi hanno infiammato un Alcatraz che man mano è diventato sempre più affollato. Forse, l’acustica non era delle migliori, perché gli strumenti, a tratti, coprivano le voci. 

BLOODBATH 

I primi ad entrare in scena sono i deathster svedesi, freschi di nuovo album. Ed è proprio dall’ultima release, “The Arrow of Satan Is Drawn“, che la band suona il primo pezzo, “Fleischmann“. Successivamente, tocca a “Let the Stillborn Come to Me“. Da notare, l’aspetto della band molto eccentrico, specie quello del cantante Nick Holmes vestito in giacca e cravatta e con un crocifisso rovesciato attorno al collo. L’esibizione è buona, tuttavia si percepisce un po’ di distacco dal pubblico, forse anche a causa del tempo limitato. Tocca a “Eaten“, brano tratto dal secondo album del gruppo, concludere un concerto che, seppur corto, ha fatto sì che il pubblico, già nutrito, si lasciasse andare ai primi poghi della serata.

HATEBREED 

Si cambia totalmente registro con la band successiva. Gli Hatebreed, infatti, irrompono sul palco dell’Alcatraz con un’energia contagiosa. Jamey Jasta inizia sin dai primi secondi ad incitare i presenti, rivelandosi un grandissimo intrattenitore, oltre che un cantante dotato di grande grinta e presenza scenica. Il gruppo statunitense pesca da vari capitoli della loro discografia ma il pubblico si scatena soprattutto con i pezzi tratti dall’ultimo album come “Looking Down the Barrel of Today“, sui quali si scatena un moshpit impressionante. Non mancano nemmeno brani del passato, come “Filth“, “This Is Now” e “Beholder of Justice“. Gli Hatebreed, insomma, si sono rivelati assolutamente in forma con la platea che ha risposto presente ad ogni brano proposto dalla band.

DIMMU BORGIR

Terminato, diciamo, “l’antipasto”, ora si fa sul serio: stanno, infatti, per salire sul palco di un Alcatraz ormai gremito i Dimmu Borgir. Dopo un’attesa di circa un’quarto d’ora, si spengono le luci e un urlo impressionante accompagna l’ingresso dei norvegesi, sulle note iniziali di “The Unveiling“, tratta dall’ultima fatica discografica, “Eonian“. Sin da subito l’atmosfera si fa cupa e tetra con dei bei giochi di luce. Dopo l’intro, il gruppo norvegese inizia il concerto vero e proprio ed è subito delirio. I Dimmu paiono in forma con Shagrath che fa da “direttore d’orchestra”. Subito dopo è il turno di “Interdimensional Summit” che, nonostante le numerose critiche ricevute fin dalla sua pubblicazione, viene cantata da tutti. Se si vuole andare a scorgere un neo, c’è da dire che, in diversi frangenti delle canzoni tratte da “Eonian”, Shagrath non canta, in quanto molte parti sono affidate ai cori pre-registrati. Ed è una cosa che in qualche modo, condiziona un po’ l’efficacia dei pezzi in sede live.

Successivamente, il gruppo pesca principalmente dai lavori degli anni 2000, suonando “The Chosen Legacy“, “The Serpentine Offering“, passando per l’ormai immancabile “Gateways” e l’omonima “Dimmu Borgir“. A chiudere la grande performance dei norvegesi, ci pensano i classici “Progenies of the Great Apocalypse” e la monumentale “Mourning Palace“, che manda in visibilio tutto l’Alcatraz. A concerto terminato, la band ringrazia; Shagrath, invece, si ritira subito senza quasi salutare. È stata, comunque, una performance di assoluto livello.

Setlist: 

The Unveiling
Interdimensional Summit
The Chosen Legacy
The Serpentine Offering
Gateways
Dimmu Borgir
Council of Wolves and Snakes
Puritania
Indoctrination
Progenies of the Great Apocalypse
Mourning Palace

KREATOR

Il locale è gremito, manca solo la leggendaria thrash metal band tedesca. Un telone nero viene posto davanti al palco e, dopo l’intro “Choir of the Damned“, ha inizio il massacro vero e proprio con “Enemy of God“. Immediatamente la location si trasforma in un campo di battaglia, ma si sa, quando si esibiscono i Kreator non ci sono prigionieri. Tocca quindi a “Hail to the Hordes“, diventata già un classico della band, ma la vera chicca arriva con “Awakening of the Gods“, mitico brano risalente al lontanissimo 1986. La canzone non viene eseguita in tutti i suoi sette minuti, ma viene interrotta a metà per far spazio all’immancabile “People of the Lie“, cantata da tutti. Si avverte, purtroppo, un’acustica non perfetta: la voce di Petrozza, infatti, viene spesso coperta dagli strumenti. Per fortuna le cose migliorano col passare del tempo, i Nostri continuano a picchiare senza sosta tirando fuori vari pezzi tratti dagli ultimi lavori, fatta eccezione per la primitiva “Flag of Hate” risalente alla prima esperienza discografica della band e “Phobia“. Tocca a “Violent Revolution” e alla devastante “Pleasure to Kill” chiudere un concerto davvero fantastico. I Kreator ringraziano e si prendono i meritatissimi elogi di un pubblico stremato ma contento.

Setlist:

Choir of the Damned (intro)
Enemy of God
Hail to the Hordes
Awakening of the Gods
People of the Lie
Gods of Violence
Satan is Real
Mars Mantra (intro)/Phantom Antichrist
Fallen Brother
Flag of Hate
Phobia
Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
The Patriarch/Violent Revolution
Pleasure to Kill

È stata una grande serata, con i gruppi chiamati in causa che non hanno tradito le aspettative e il pubblico che si è rivelato quello delle grandi occasioni.

Alla prossima!