Cari amanti dell’heavy metal, ci troviamo tutti riuniti al Legend Club di Milano per acclamare una band che, dalla nascita nel 2008 a oggi, ha richiamato a sé una schiera di fans sempre maggiore. Stiamo parlando dei grandiosi Battle Beast capitanati dalla formidabile Noora Louhimo, tornati alla ribalta per intraprendere un tour europeo, in promozione all’appena pubblicato quinto lavoro “No More Hollywood Endings”, durante il quale condivideranno il palco con una band di loro connazionali, gli emergenti Arion che andremo a scoprire. Al momento dell’apertura è presente un discreto numero di persone, come di consueto la prima fila viene occupata rapidamente dai fan più sfegatati.

La serata può avere inizio ed è giunto il momento dell’opening act: l’intro “The End of the Fall” lascia spazio agli Arion, nati a Helsinki nel 2011 con all’attivo il secondo disco “Life Is Not Beautiful” uscito l’anno scorso. Esordiscono con “No One Stands in My Way” seguita da “I Am the Storm”, cominciando a riscaldare gli animi della gente che mano a mano aumenta, proponendo soprattutto pezzi nuovi attingendo anche al debut album “Last of Us”. Il sound è chiaramente power metal tracciato dalle ritmiche di Iivo Kaipainen alla chitarra e Gege Velinov al basso, colorate dalle melodie apportate da Arttu Vauhkonen alla tastiera. Col procedere dei pezzi, si notano le influenze da parte dei loro conterranei Stratovarius e Sonata Arctica, ma da come sono strutturati direi che hanno generato un symphonic power metal a tinte prog, non particolarmente originale ma abbastanza d’impatto. Il ritmo è sostenuto dalle solide parti di batterie ad opera di Topias Kupiainen, incorniciato dalla vocalità di Lassi Vääränen a tratti graffiante o melodica, affiancato dai compagni nei cori. Il pubblico apprezza dando il giusto supporto, incitato soprattutto dal frontman che mantiene una buona interazione, soprattutto quando chiede di accendere le luci dei cellulari per creare l’atmosfera durante la ballad “You’re Are My Melody”: complessivamente il gruppo mostra una buona presenza scenica nonostante lo spazio limitato, posizionandosi anche sulle pedane a fronte palco. Infine con “At the Break of Dawn”, i finlandesi salutano i presenti che li acclamano calorosamente: il compito di aprire la serata è stato portato a buon fine, in attesa dei tanto agognati headliner.

Setlist:

The End of the Fall
No One Stands in My Way
I Am the Storm
Punish You
Seven
The Last Sacrifice
You’re My Melody
Unforgivable
At the Break of Dawn

Dopo questa esibizione, il pubblico decisamente aumentato può scaldare i motori, mentre i tecnici preparano il palco la tensione sale, finalmente le luci si spengono e parte l’intro. Il primo a prendere posizione è il batterista Pyry Vikki, solo per lui cominciano a sollevarsi urla che crescono con l’ingresso degli altri musicisti, per poi esplodere con l’apparizione dell’indomabile frontwoman Noora Louhimo, vestita e truccata di tutto punto con in testa un diadema con corna e piume nere. Dopo un rapido saluto irrompono con “Unbroken”, proiettando immediatamente i fan nel vivo del concerto come una scossa elettrica, esaltati dall’energia scaturita dai loro beniamini. La band sin da subito sfodera una grinta pazzesca, facendo cantare e saltare la platea sul ritmo di cannonate come “Familiar Hell” e “Straight to the Heart”, e alternando pezzi più soft come “Endless Summer” e “I Wish”, dove sempre e comunque risalta la potente voce di Noora. Il repertorio è improntato soprattutto sul nuovo “No More Hollywoods Endings”, grande entusiasmo con le hit “Raise Your Fists” e “Eden”, ma non mancano cavalli di battaglia come “Black Ninja” e “Out of Control” che mandano tutti in delirio.

Pezzo dopo pezzo i fan sono carburati dagli adrenalinici riff e assoli che l’accoppiata vincente Joona Björkroth e Juuso Soinio fanno dilagare dalle sei corde, Eero Sipilä condensa il sound con rombanti giri di basso, mentre Janne Björkroth è il tecnico della melodia perennemente concentrato sulla tastiera a tracolla, il palestrato Vikki a centro palco pesta con intensità e tenacia. Il loro sound è un concentrato esplosivo di heavy-power metal, contraddistinto negli ultimi lavori dall’aggiunta di elementi synth-pop dal sapore anni ’80, in sede live sono una garanzia di professionalità e divertimento garantiti: si affiancano a vicenda dimostrando coesione, si stagliano sulle pedane durante gli assoli, una perfetta macchina da concerto il cui perno centrale è indubbiamente l’inimitabile Noora, che il suo immenso carisma e forza di coinvolgimento manda in visibilio ogni singolo spettatore. Accattivante e magnetica catalizza su di sé l’intera audience incitando di continuo con le sue movenze, la sua ugola è un lanciafiamme che impone una voce graffiante, ma calibrata con un timbro più leggero nei pezzi come “Touch in the Night”.

Inoltre non mancano i siparietti ironici come vedere Joona fare le flessioni e, soprattutto, Janne quando porta in scena un trabiccolo con posizionati dei tamburi elettronici che funge anche da poggiatastiera, mentre suona una musichetta che ricorda quelle usate nei film muti, si fa trascinare in giro per il palco. Infine, sempre dal marchingegno, tira fuori una bottiglia di dry hin, bottigliette di Schweppes e bicchieri improvvisandosi barman, preparando i drink per i compagni che, dopo un bel brindisi, ripartono con “The Hero”, durante la quale l’uso della batteria elettronica che si illumina da un ulteriore tocco disco-pop. Ma non preoccupatevi, perché la loro vena heavy-power trionfa sempre, le prove tangibili sono con le micidiali “The Golden Horde” e “Bastard Son of Odin”, brani in cui ci rispecchiamo personalmente. Infine con la title track “No More Hollywood Endings”, dove Noora riprende alcuni i passi di danza del videoclip, terminano la prima parte del concerto: il pubblico che non ha mai smesso di acclamarli con urla e applausi inneggia con l’ennesimo coro mentre i ragazzi si ritirano per una meritata pausa. Dopodiché tornano alla carica sferrando il colpo di grazia con la doppietta “King for a Day” seguita da “Beyond the Burning Sky”, impadronendosi dell’ultima goccia di energia rimasta negli spettatori, che elogiano all’infinito i loro idoli. In passato ho visto in più occasioni i Battle Beast e ogni volta è una grande emozione, oltre a un traguardo per loro sotto tutti i fronti, bravura, professionalità, interazione e soprattutto tanta passione. L’unica cosa che mi dispiace è che hanno sacrificato il primo album “Steel” privandoci di perle come Enter the Metal World”, “Justice and Metal” e “Iron Hand”, per il resto ribadisco che la band di Helsinki ancora una volta ha portato a casa un ottimo risultato.

Grazie alle esibizioni degli Arion e dei mitici Battle Beast, il metallo finlandese ha issato la sua gloriosa bandiera al Legend Club, come prova tangibile di una serata davvero entusiasmante e di altissima qualità, che rimarrà impressa nei cuori dei fans. Alla prossima!

Setlist:

Unbroken
Familiar Hell
Straight to the Heart
Unfairy Tales
Black Ninja
Endless Summer
I Wish
Raise Your Fists
The Golden Horde
Out of Control
Touch in the Night
Bastard Son of Odin
The Hero
Eden
No More Hollywood Endings

Encore:
King For A Day
Beyond The Burning Sky