È arrivato l’autunno e le temperature iniziano ad abbassarsi, ma dalla gelida Scandinavia soffia un potente vento hard rock-punk-sleaze, che sta portando in giro per l’Europa i grandiosi Crashdiet, i quali hanno ironicamente denominato l’evento “IDIOTS ON TOUR 2019”, in riferimento alla canzone “Idiots” tratta dal loro quinto lavoro “Rust” fresco d’uscita, a distanza di sei anni dal precedente “The Savage Playground”. Ovviamente gli svedesi sono in buona compagnia, essendosi portati dietro i conterranei Highride e i norvegesi The Cruel Intentions. Con questa super tripletta si prospetta una serata esaltante all’insegna del rock genuino.

All’apertura del locale c’è poca gente ma la transenna viene rapidamente occupata, il compito di aprire le danze spetta agli Highride, band emergente nata nel 2006 con all’attivo l’omonimo disco “Highride” uscito nel 2013. Senza timore prendono posizione, salutano rapidamente e iniziano con “Black” seguita da “Song Of Your Decay”, facendoci assaporare il tipico rock da strada, dove i riff di Peter Waljus e Mille Lithander risentono dell’influenza sleaze, accompagnati dalle forti vibrazioni del basso di Kriss Keyes (fratello di Gabriel dei Crashdiet), mentre i duri colpi di Nicke Rosell alla batteria danno un’impronta punk. Nel complesso scaturiscono un sound crudo e diretto, completato dalla ruvida voce di Peter, dando una scossa iniziale grazie alla loro grinta e interazione. Inoltre, lo stesso leader del gruppo, riscontra un problema alla chitarra ma risolve senza danni, mentre il pubblico che nel corso dell’esibizione aumenta visibilmente, regala un forte applauso di incoraggiamento, rispondendo positivamente ad ogni canzone compresi i singoli inediti “A Million In One” e “Superstarblind”. Infine con “Red Light Rambler” il quartetto di Stoccolma termina una performance breve ma intensa, dando alla serata la giusta spinta e raccogliendo meritati applausi. Attualmente sono al lavoro sul secondo disco e da quanto abbiamo ascoltato stasera, sicuramente sarà di forte impatto.

SETLIST:
Black
Song Of Your Decay
Sex Is My Substitute
A Million In One (inedito)
Bad Habit
Superstarblind (inedito)
A Good Day (To Die)
Red Light Rambler

Ora dalla Norvegia arrivano i The Cruel Intentions fondati nel 2015 dall’ex frontman dei Vain Of Jenna Lizzy DeVine. Preceduti dall’intro entrano in scena accolti calorosamente, partendo sulle note di “Weekend Suffering”, e in un attimo rianimano la platea. L’anno scorso hanno debuttato con l’album “No Sign Of Relief”, che proporranno interamente catapultando il pubblico in un turbine sleaze rock. L’intera esibizione sarà un susseguirsi di ritmiche sporche, che Lizzy DeVine e Kristian Solhaug sbattono in faccia ai presenti senza far mancare dei taglienti assoli, la ritmica è rinforzata da Mats Wernerson al basso, il cui suono decisamente metallico rimbomba nello stomaco. Questa potente miscela sleaze rock è sostenuta dal massiccio Robin Nilsson che pesta su piatti e pelli senza tregua, inoltre si sposa perfettamente con la voce estremamente grezza di Lizzy, che si dimostra un frontman tenace e carismatico. In generale detengono una dinamica presenza scenica, coinvolgendo il numeroso pubblico che li acclama a gran voce, tanto che all’improvviso dal backstage spunta fuori Gabriel Keyes per partecipare a un coro. L’entusiasmo persiste sino a “Sick Adrenaline”, con la quale terminano uno show sanguigno riscuotendo buon successo. I ragazzi di Oslo hanno decisamente alzato il livello della serata, accompagnati da urla e applausi possono lasciare degnamente il palco ai tanto attesi headliner.

SETLIST:
Intro
Weekend Suffering
Accidentally Intoxicated
Reckoning
Check Your Head
Genie’s Got A Problem
Chaos In A Bombshell
White Pony
Everybody Riot
Jawbreaker
Go Fuck Yourself
Borderline Crazy
Sick Adrenaline

Le esibizioni degli Highride e dei The Cruel Intentions, sono state un ottimo riscaldamento per il pubblico, ormai pronto ed impaziente di acclamare i propri idoli. Una volta sistemato palco le luci si abbassano, la tensione cresce e quando fa il suo ingresso Eric Young si sollevano urla, stesso trattamento per i compagni Martin Sweet e Peter London che prendono possesso del palco attaccando con “Reptile” tratta dal nuovo disco “Rust”. Quando compare il frontman Gabriel Keyes i fans esultano entrando nel vivo del concerto. Essere il quarto cantante di una band è un ruolo difficile, soprattutto in quanto si è portati a reggere il confronto con i precedenti sia come presenza scenica sia vocalmente, difatti quando canta “Tikket” la sua voce è ancora fredda e non ha un grande impatto, ma successivamente le sue corde vocali raggiungono la giusta temperatura, la timbrica si stabilizza e riesce ad averne il pieno controllo. Passando alla parte musicale Martin Sweet emette una ritmica schiacciante, amalgamata ai dirompenti giri di basso lanciati da Peter London, mentre da dietro alle pelli Eric Young picchia con forza e precisione dando a ogni pezzo una marcia in più. Ne risulta un perfetto connubio rock-sleaze-glam, che esalta ogni singolo spettatore ad ogni canzone, il repertorio proposto comprende pezzi di tutti i dischi, in particolare da “Dust” e ovviamente dal primo “Rest In Sleaze”. Riguardo alla presenza scenica  hanno una grande energia, e col procedere dello show diviene contagiosa. Avendoli visti l’anno scorso per la prima volta con Gabriel, posso confermare che ho riscontrato in lui un grande miglioramento, ha acquisito sicurezza e padronanza del palco, sul quale macina chilometri nonostante le piccole dimensioni, ponendosi a contatto diretto con le prime file e scendendo anche in platea, incitando i fans ad applaudire a tempo e saltare, insomma, un frontman che ha maturato consapevolezza del ruolo che copre. Inoltre, apre una piccola parentesi acustica non prevista in scaletta, impugna la chitarra e canta “Hold On To My Hearth” dei W.A.S.P. unico momento dolce del concerto per il puro ascolto. In seguito, dopo “It’s A Miracle”, i vari componenti si ritirano nel backstage per una meritata pausa. Purtroppo anche il loro tempo a disposizione è finito, ma ritornano per un ultimo pezzo ovvero “Generation Wilde”, durante il quale vengono raggiunti dagli Highride e The Cruel Intentions manifestando un vero senso di fratellanza e divertimento, non c’era modo migliore di terminare la serata. Dopo prolungati saluti, gli special guest lasciano il palco ai mitici protagonisti per la foto finale, dopodiché anch’essi salutano e ringraziano i fans che contraccambiano con copiose urla e applausi, ancora una volta il quartetto di Stoccolma ha lasciato nel Legend Club un segno indelebile.

È stata una serata davvero emozionante, Highride, The Cruel Intentions e sopratutto i Crashdiet hanno dato anima e corpo per dare al pubblico un grande concerto riuscendoci pienamente, ringraziamo la HUB Music Factory e tutto lo staff del Legend Club per aver organizzato questo magnifico evento, fiduciosi che in futuro c’è ne saranno molti altri. Alla prossima!

SETLIST:
Reptile
Tikket
Riot In Everyone
Down With The Dust
We Are the Legion
Cocaine Cowboys
Rust
Queen Obscene (69 Shots)
In The Maze
Hold On To My Hearth (W.A.S.P. cover in acustico)
Breakin’ The Chainz
Idiots
Chemical
Falling Rain / Die Another Day
It’s A Miracle

ENCORE:
Generation Wilde