Negli ultimi tempi le acque in casa Machine Head sono state parecchio movimentate, tra l’uscita dalla band dei due membri storici Phil Demmel e Dave McClain con tanto di frecciate a Rob Flynn e il successivo annuncio del tour celebrativo del debut album “Burn My Eyes” con i membri originali Logan Madler e Chris Kontos. La curiosità di vedere i Machine Head era quindi molta, questo tour infatti oltre a celebrare il debut album con i membri originali, vede Flynn e il fido Jared MacEachern accompagnati da Vogg (Decapitated) e Matt Alston (Devilment) per la prima parte di concerto durante la quale vengono riproposti i classici della band. Con questo tour quindi la band americana vuole dare una vera e propria prova di forza. La serata nel complesso scorre liscia e quasi senza intoppi, l’affluenza è buona, non si registra il tutto esaurito, ma non ci manca molto. L’Hall si è rivelata una piacevole scoperta, si tratta di un capannone adibito a locale dove l’acustica è veramente buona e dove ci sono molti margini di crescita per diventare un posto di riferimento per i concerti.

Alle 19.00 in punto sulle note di “Diary Of A Madman” fanno la loro comparsa sul palco i Machine Head per il primo set che vede appunto Robb Flynn e Jared MacEachern accompagnati da Vogg alla chitarra e Matt Alston alla batteria. Il concerto si apre con “Ten Ton Hammer” che coinvolge subito tutti in un headbanging forsennato e con la successiva “Take My Scars” si apre il pit che verrà mantenuto per quasi tutte le tre ore di concerto. Il palco non è enorme, quindi la scenografia è stringata e la band non si muove tanto. Nonostante ciò il pubblico è molto coinvolto e i musicisti tengono bene il palco. Flynn cerca di coinvolgere i presenti il più possibile incitandoli a fare circle pit, headbanging e crowdsurfing. Durante il tempo a disposizione vengono suonate le maggiori hit della band, da “Imperium” a “Locust” fino a “Aesthetics Of Hate“. La band però regala anche qualche chicca come “I Am Hell” durante la quale viene richiesto il circle pit più grande della serata. I nuovi membri fanno il loro lavoro e si dimostrano degli ottimi sostituti, sarà da vedere se ora resteranno nella band o meno. La prima parte dell’esibizione diventa ben presto un carnaio anche perché le pause sono ridotte all’osso, l’unico vero stacco è l’emozionante “Darkness Within“, che viene introdotta da un discorso di Robb Flynn dove spiega quanto sia bello esibirsi a Padova per la prima volta spiegando anche l’importanza che ha quel pezzo per lui. Il risultato è che tutti i presenti accompagnano la band cantando a squarciagola il testo della canzone. la prima parte di concerto si conclude con Halo” alla quale segue un cambio palco di 10 minuti durante il quale cambia lievemente la scenografia.

La seconda parte di concerto vede la band suonare per intero l’iconico “Burn My Eyes” con Logan Madler e Chris Kontos, il tutto si apre all’urlo di “Let Freedom Ring With A Shotgun Blast” che introduce la celebre “Davidian“. I Nostri ingranano fin da subito, ma con le successiva “Old” qualcosa si inceppa e sembra quasi che l’alchimia tra musicisti e pubblico vada e venga. Forse per via della pausa per cambiare il palco, o forse perché a suonare sono due band diverse (sia fisicamente che per quanto riguarda la tipologia di brani), l’ impressione è che i pezzi ricchi di groove di “Burn My Eyes”, non riescano sempre a colpire nel segno. A tutto ciò si aggiunge un incompresione durante “A Thousand Lies“: Robb Flynn si innervosisce con la security perché, a quanto pare. non era pronta a prendere i crowdsurfer e a calmare un pogo forse troppo violento. È lo stesso Flynn che prima prova a scendere dal palco per aiutare un crowdsurfer e poi va direttamente a bordo palco dalla security intimandola in maniera non troppo pacata di tornare al loro posto. Per i Nostri la lampadina si riaccende dopo l’assolo di batteria di Chris Kontos e con le successive “The Rage To Overcome” e “Death Church“. Gli ultimi pezzi che vengono spezzati da un medley di cover, ovvero “Welcome Home (Sanitarium)“, “Battery” e “South Of Heaven“. Il concerto si chiude con la violenta “Block“, dopo la quale i Machine Head nuovi e vecchi salutano e ringraziano i fan tirando un’infinità di plettri. Nel complesso si può dire che l’esperimento di portare due formazioni in tour ha funzionato, si può dire quello che si vuole, ma tenere il palco per 3 ore sia vocalmente che fisicamente non è semplice e, nonostante qualche inghippo, i Machine Head portano a casa la serata uscendone vincitori. Ora è da vedere come procederà in studio la band americana.

Setlist:

1. Ten Ton Hammer
2. Take My Scars
3. Now We Die
4. Beautiful Mourning
5. Locust
6. Imperium
7. I Am Hell (Sonata in C#)
8. Aesthetics Of Hate
9. Assolo di chitarra di Vogg
10. Darkness Within
11. Catharsis
12. From This Day
13. Is There Anybody Out There?
14. Halo
15. Davidian
16. Old
17. A Thousand Lies
18. None But My Own
19. Assolo di batteria di Chris Kontos
20. The Rage To Overcome
21. Death Church
22. A Nation On Fire
23. Blood For Blood
24. I’m Your God Now
25. Welcome Home (Sanitarium)/Battery
26. South Of Heaven
27. Block