È il 9 maggio 2018 ed al Traffic Live Club di Roma è in programma un evento imperdibile: il March of Blood and Iron Tour, che vede come protagonisti i Marduk (headliner) insieme ai Ragnarok ed agli Infernal War, una triade infernale che ad ogni data ospiterà anche un ulteriore guest, in questo caso, i romani Gravestone.

GRAVESTONE

Questa sera è toccato ai Gravestone l’arduo compito di scaldare gli animi del pubblico e devo dire che ci sono riusciti alla grande; la band romana apre le danze con la grazia di un cannone, con il brano Corpse Embodiement che subito “sveglia” i presenti e fornisce a tutti un chiaro esempio di quella che sarà, poi, l’intera serata. Fin da subito c’è un discreto gruppo di persone nella sala, avvenimento non così comune e che conferma quanto questa band sia apprezzata in casa, già chiaro da come il pubblico reagisce alla loro performance. La scaletta è breve ma davvero molto intensa, con brani come “Eyes Without Sight  e Proud To Be Dead – quest’ultima, assieme al primo pezzo in lista, probabilmente il più apprezzato dal pubblico che si è davvero scatenato in quel momento; nel complesso, la loro performance è stata davvero impeccabile, la band sa come coinvolgere l’audience e trasmette la giusta carica. Se è vero che essere i primi a suonare non sia facile, è vero anche che, per questi ragazzi, ciò non costituirà mai un ostacolo. Una menzione a parte va fatta ai loro strumenti, particolari e molto scenici, soprattutto il basso che è davvero una bellezza!

INFERNAL WAR

Credo sia possibile utilizzare un solo termine per definire questa band: apocalittica. Non avevo mai avuto modo di ascoltarli dal vivo ed avevo ricevuto degli “avvertimenti”, ma non sono comunque serviti a prepararmi adeguatamente. Al loro ingresso sul palco, una buona metà della sala è già gremita di persone urlanti, che accolgono la band con grande enfasi; è impossibile definire se sia stato maggiormente presente l’headbanging a velocità super o il pogo, sta di fatto che il pubblico si è realmente scatenato per tutta la durata del live (che ha incluso brani quali Spill The Dirty Blood Of Jesus, Crushing Impure Idolatry e Spears of Negation). Di tutta la formazione, il cantante è colui che tiene maggiormente il contatto con gli astanti; un contatto davvero molto stretto, in quanto ad un certo punto della serata, più o meno a metà, si lancia sulle prime file del pubblico e vi rimane per un po’, prima di tornare ad atomizzare il palco assieme ai suoi compagni. Con una performance aggressiva, all’insegna dell’oscurità ed in cui non hanno risparmiato un briciolo di sé stessi, gli Infernal War hanno dato una svolta alla serata e “deliziato” il pubblico, surclassando quasi anche i famosissimi headliner.

RAGNAROK

È possibile definire una band Black Metal, blasfema e ruggente come loro, divertente? Ebbene sì, il loro show è stato divertimento allo stato puro, un divertimento veemente ed abbondantemente condito con bestemmie di vario genere che si sono sentite arrivare dalla folla per tutta la durata, un divertimento per persone che amano il metal estremo. I Ragnarok aprono il live con un’intro, sono gli unici a farlo, per poi presentarsi sul palco con un look tutt’altro che essenziale: moltissimo sangue finto, face painting, abbigliamento marcatamente Black Metal zuppo di acqua e sangue, monili molto vistosi, capelli grondanti che, con l’headbanging, inondano la prima fila di goccioline rosse. Inutile sottolineare che tale impeto bellicoso si faccia ben sentire anche nella loro musica, d’altra parte non poteva essere altrimenti: Dominance & Submission è il primo pezzo suonato, seguito a ruota da In Nomine Satanas, due brani che presentano davvero molto bene il gruppo ed il loro stile. Il sound pesante ed estremo trascina il pubblico in ondate di pogo ed in una catartica agitazione generale, emblema di un concerto davvero molto ben riuscito.

MARDUK

Veniamo ora agli headliner, le vere star della serata: i Marduk. Una scaletta di prim’ordine, contenente pezzi davvero stellari, ha sicuramente soddisfatto i fan che hanno dato fondo a tutte le loro energie, fra urla e spintoni, per mostrare al gruppo tutto il proprio apprezzamento. Il tutto inizia con il brano Panzer Division Marduk, quale brano migliore di questo per mandare il pubblico in visibilio? Chiunque abbia anche solo sentito il nome dei Marduk, non può non conoscere quell’album. A seguire, la band suona propone alcune novità, ovvero i nuovi singoli Werwolfed Equestrian Bloodlust, ad altri classici come Baptism by Fire, decisamente una scaletta piena di grandi successi, degna di una band storica come loro. Non si può certo dire che il loro live non sia stato bello, è innegabile che sul palco siano del tutto a loro agio e che sappiano ancora come impressionare il pubblico, tuttavia sembrava mancare una buona fetta di entusiasmo da parte di loro stessi; fortunatamente ciò non si è ripercosso sui presenti, che hanno riempito il locale e si sono goduti il live al 100%, ma osservandoli attentamente si poteva notare, dalle loro espressioni, come qualcosa non andasse. Sembra ci siano anche stati problemi con parte della strumentazione collegata agli strumenti da loro suonati, ad un certo punto Morgan ha dato un calcio alla pedaliera, non si è ben capito per quale motivo. Un’altra nota stonata è The Black, scelta come pezzo finale con cui chiudere in bellezza, che tutti si aspettavano ma che il gruppo si rifiuta di suonare. Tutti i presenti sono rimasti nella sala per un tempo discretamente lungo in attesa, convinti e speranzosi che gli svedesi avrebbero fatto nuovamente ingresso sul palco per suonarla, ma così non è stato. Nonostante la delusione generale, tutti escono fuori nella speranza di trovare la band dopo il concerto per qualche foto, cosa che purtroppo non accade poiché il gruppo torna immediatamente sul bus e si allontana. Fortunatamente, i presenti hanno modo di godersi la compagnia dei Ragnarok, che si dimostrano essere davvero molto simpatici ed alla mano – e molto ben disposti verso i fan -, dei Gravestone e degli Infernal War.