Trezzo Sull’Adda e Live Music Club, un’associazione di concetti che nella mente dei fans italiani significa musica dal vivo di enorme spessore. Il concerto di Mastodon e soci non fa che riconfermare la cosa. Nel pieno del tour europeo di promozione di “Emperor Of Sand“, si avvalgono di due band veramente solide: Red Fang e Russian Circles, e non paghi dell’enorme qualità proposta hanno aggiungono al lotto il mitologico Scott Kelly (Neurosis) che va a rendere l’evento ancora più ricco di emozioni e unicità, essendo di fatto Kelly un quinto membro, un jolly della band di Atlanta.

Una volta arrivati e guadagnato l’ingresso senza alcun problema, veniamo accolti da un locale superbo, dall’acustica ideale e soprattutto dalla dimensione strutturale e qualitativa che oserei definire esemplare. Al nostro arrivo i Russian Circles sono già nel pieno della loro ispirata esibizione: il muro di suono fatto di layer, loop, linee intricate e ricercate e il groove dato dall’imponente sessione ritmica creano un ottimo spettacolo. La loro proposta particolare convince e non fa sentire la mancanza di un vocalist, trattandosi strettamente di musica strumentale. Le lente e oniriche melodie del trio originario di Chicago si diradano come la nebbia che ha accompagnato la loro esibizione ed è tempo del cambio palco.

I Red Fang devono amare veramente tanto ciò che fanno: questa sensazione scaturisce dal fatto che fin dal principio la band sembra divertirsi e godersi la performance in maniera veramente molto coinvolta e dal fatto che, pur non essendo più una band nel fiore degli anni, continua a picchiare durissimo. È tempo di camicie di flanella, baffoni imbevuti di birra e fuzz tonanti: i Red Fang esprimono a modo loro il concetto basilare di Stoner Rock riversando sulla folla una quantità industriale di riff ferocissimi tenuti insieme da una sessione ritmica furiosa e possente. Dopo qualche brano ho provato reale sollievo a non essere nei panni degli strumenti suonati da questa band, un’autentico flagello che in sede live lascia da parte il lato scherzoso al quale ci hanno abituato con i loro esilaranti videoclip. Promossi con il massimo dei voti, una gran rivelazione nonostante la buona aspettativa che nutrivo nei loro confronti.

Fra una sbirciata al coloratissimo merchandise e una sosta al bar, arriva il momento di prestare attenzione ai Mastodon, la band è pronta a partire: “The Last Baron” apre le danze nella maniera più inattesa possibile, iniziando di fatto a giocare con i sentimenti dei presenti, in attesa del colpo di grazia. La coloratissima e psichedelica proiezione sullo sfondo del palco e il gioco di luci sensazionale accompagnano in maniera eccelsa la ricca ed eterogenea scaletta che va a mischiare brani dall’ultima release a grandi classici del passato della band. Tra picchi di sana cattiveria come “Megalodon” e forse un attimo di imprecisione vocale su “Oblivion“, la performance del reparto è in netto miglioramento rispetto l’ultimo appuntamento live al quale ho potuto presenziare.

Finisce il “Side A” della scaletta e i roadie fanno posto per un altro microfono sul palco: è il momento per il titanico Scott Kelly di unirsi alla serata. La seconda parte dello show comprende i brani che i Mastodon hanno inciso insieme al leggendario membro dei Neurosis, band che ha segnato inevitabilmente l’esordio e la crescita del quartetto, come di innumerevoli altri gruppi del genere. “Scorpion Breath“, “Crystal Skull” e poi, nell’intermezzo dedicato all’accordatura, Mr. Hinds fa scappare inavvertitamente una nota incredibilmente effettata… ed è lui, il suono caratteristico dell’intro di “Crack The Skye“. Neanche il tempo di rendermene conto e il brano parte, facendo crollare definitivamente le difese del sottoscritto che, lacrime spontanee a parte, attende solo di esser investito dalla voce tonante di Scott Kelly. È lì che questo concerto cambia binario, andando dall’essere magnifico all’essere leggendario. Niente surrogati, una versione dal vivo del brano nella sua natura originale, un accavallarsi di sensazioni contrastanti come la delicatezza e sincera bellezza del ritornello con la disperazione e oscura profondità della strofa, il tutto esaltato da luci, colori, suoni e sentimenti capaci di smuovere ogni singolo presente. Una volta raggiunta quello che per il sottoscritto è l’apice della serata, gli ultimi tre brani ci riportano sul pianeta Terra. Come da prassi, ogni sogno prima o dopo termina.

La lineup di band, il locale meraviglioso e l’aggiunta di un artista come Scott Kelly hanno di fatto generato quello che secondo me è uno dei concerti più belli a cui io abbia mai assistito. Leggendario.