È una fredda serata di metà febbraio, e Casalecchio di Reno (Bologna) è prontissima ad accogliere i Metallica per questa prima data emiliana (prima di due, e seconda delle tre totali). Prosegue passando dall’Italia il “Worldwired Tour” dei Nostri, accompagnati dai norvegesi Kvelertak, registrando un po’ ovunque il sold out e “obbligando” l’organizzazione ad aggiungere una data in più in quel della provincia di Bologna. Un palazzetto pieno e un palco circolare sono ciò che mi aspettavo fin dall’inizio.

I Kvelertak, pionieri del punk’n’death norvegese, si presentano subito arrogantissimi, grezzi e di enorme impatto scenico. I brani proposti si susseguono uno dopo l’altro senza sosta e, aiutati dal pubblico molto partecipe, i Nostri riescono nell’impresa di scaldare una folla così “esigente”. Peccato per i suoni, che alla fine penalizzano la band, lasciando un po’ l’amaro in bocca e parecchia preoccupazione per Chi ci sarà dopo. Sulle note della stessa “Kvelertak“, closer dello show, il frontman Erlend Hjelvik tira fuori un mega bandierone pirata e comincia a sventolarlo sul pubblico: un gruppo che chi vi scrive tiene d’occhio da parecchio, perché la qualità c’è, e si sente. Sono circa le 20:30, e già sappiamo che passerà circa mezz’ora prima dell’arrivo dei Four Horsemen…

Setlist:

Åpenbaring
Bruane Brenn
Mjød
1985
Berserkr
Evig Vandrar
Ulvetid
Blodtørst
Månelyst
Kvelertak

Concerto numero 10 per me, numero 1 per mio padre. Capirete l’emozione. Sulle note di “It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock’n Roll)” degli AC/DC, chi ha già visto i METALLICA dal vivo SA perfettamente che lo show sta per partire. E dopo gli AC/DC è la volta di “Ecstasy Of Gold” dell’immenso Ennio Morricone, immancabile intro di qualsiasi concerto dei Metallica. Rullante in tiro per l’intro di “Hardwired” ed ecco entrare i Nostri!
Palco circolare, scenografia sospesa da paura ma, ahimè, anche qui suoni decisamente scarsi. Proprio per colpa di tutto ciò, il primo quartetto di pezzi viene tristemente e parzialmente rovinato. Si susseguono le novità come “Atlas, Rise!” e i brani più old come “Seek & Destroy” (di norma in chiusura dello show) e “The Shortest Straw” da “…And Justice For All”, un po’ tirata via e frettolosamente sprecata dal buon Lars Ulrich alla batteria.
Tutto quanto sembra migliorare con la stupenda “Fade To Black“, egregiamente eseguita come ben poche volte da che ne ho memoria e con “Now That We’re Dead“, dall’ultimo disco “Hardwired… To Self Destruct”. I suoni migliorano, l’atmosfera si incendia e la band sembra avere sempre lo stesso identico smalto. James Hetfield e Kirk Hammett danzano all’unisono, Robert Trujillo è un vero e proprio carro armato, mentre Lars a volte fatica, è vero, ma riesce comunque sempre a cavarsela in maniera dignitosa.

I pezzi nuovi hanno un tiro decisamente groovy dal vivo, nonostante le critiche ricevute per il risultato in studio di registrazione. C’è spazio anche per la brevissima cover di “Nel Blu Dipinto Di Blu” di Domenico Modugno, eseguita da Robert e Kirk come ad omaggiare il nostro Paese, per poi ritornare verso pezzi uno più sconvolgente dell’altro. I Nostri vogliono chiudere prima dell’encore con la selvaggia “Creeping Death“, la nuova “Moth Into Flame“, “Sad But True“, “One” e “Master Of Puppets“. James coinvolge, ringrazia, si esalta. La band non dimentica nemmeno l’amico e compagno scomparso Cliff Burton, accennando ad “Anesthesia“, brano contenuto nel primissimo album “Kill ‘em All” ed opera prima di Cliff nei Metallica. E’ la volta dell’ultimo rombo di motori, e con “Battery“, “Nothing Else Matters” ed “Enter Sandman” il concerto si chiude.

Parlando dei Metallica troveremo sempre fazioni pronte a confrontarsi e litigare. Ciò che oggettivamente rimane è il forte impatto che la band ha sui fan, sulla gente che viene a vederli dal vivo e durante i live. I Nostri hanno forse passato il tempo della gioventù, ma sul palco si divertono in egual maniera. La stanchezza fa capolino verso la fine dello show, ma i brani vengono comunque sempre eseguiti con lo stessa violenza di sempre. Qualcuno si è lamentato della scaletta del concerto del 14 febbraio, sicuramente meno incisiva e tagliente rispetto a questa (per citarne un paio, “Fade To Black” e “Creeping Death” non sono state eseguite…): ciò che è vero, è che i Metallica stanno proponendo scalette diverse in tutte le date.

Il pubblico se ne va a casa soddisfatto, sperando di rivedere la band di San Francisco molto presto. Uno show degno di nota, non c’è che dire.

Mio padre guarda l’orologio e mi interroga: “ma è già finito?“. Sono passate due ore e venti minuti. Missione compiuta!

Setlist:

The Ecstasy of Gold
Hardwired
Atlas, Rise!
Seek & Destroy
The Shortest Straw
Fade to Black
Now That We’re Dead
(+ outro corale con percussioni )
Dream No More
For Whom the Bell Tolls
Halo on Fire
(+ “Nel Blu Dipinto di Blu” cover di Kirk Hammett e Rob Trujillo)
Helpless (Diamond Head cover)
Creeping Death
Moth Into Flame
Sad but True
One
Master of Puppets

Encore:
Battery
Nothing Else Matters
Enter Sandman