Dopo la partecipazione al Metalitalia.com festival nel 2017, i mitici Moonspell, capitanati da Fernando Ribeiro, fanno ritorno nella nostra penisola per due date. Stasera si esibiranno ai Magazzini generali di Milano, promuovendo il loro dodicesimo lavoro “1755”. In questo tour i loro compagni di viaggio saranno i Rotting Christ dalla Grecia, gli svizzeri Silver Dust e come opener delle date italiane abbiamo gli Scream baby Scream. Verso sera fuori dal locale c’è un ristretto numero di persone, ma non appena si aprono le porte del locale la transenna è rapidamente occupata.

Di fronte a una platea ancora spoglia fanno il loro ingresso gli Scream baby Scream, iniziando con “Garden Of The Stones” tratto dal secondo disco “From The Otherside… With Love” uscito nel 2014. Dall’aspetto scenografico è evidente come siano dei seguaci dei maestri Rob Zombie e Alice Cooper, mentre musicalmente i riff di Gabri Kansi, le linee di basso di Becky Delirious e le parti di batteria di Mony Martello, generano un punk rock reso aggressivo dallo scream di Damien Evil, con l’aggiunta di delle basi industrial che si fa sentire talvolta. In base a questa sperimentazione si definiscono “horror shock metal”, un genere non molto azzeccato per la serata in quanto si discosta troppo dalle band principali. Come conseguenza, nonostante la buona tenuta di palco e i tentativi di coinvolgimento del frontman, i milanesi ricevono dal pubblico solo dei timidi applausi, sino alla conclusiva “Tanz Schlampe”.

Setlist:
Garden Of The Stones
Blood In The Streets
Pact With The Devil
Make Your Choise
Mouth Of Madness
Scream Baby Scream Till Death
Tanz Schlampe

La serata prosegue con i Silver Dust, fondati nel 2013 a Porrentruy, in svizzera, dal cantante e chitarrista Lord Campbell e con all’attivo il terzo album “House 21”, uscito l’anno scorso. Le luci si spengono e parte l’intro, “Libera Me”, dalle sonorità inquietanti. Quando i musicisti salgono sul palco si nota l’aspetto scenico molto curato con abbigliamento in stile gotico del ‘700. L’accoglienza è calorosa e sulle note di “The Unknow Soldier” iniziano la performance con l’arrivo di Lord Campbell con passo marziale, cilindro e bastone. Ascoltando i vari pezzi è evidente la miscela di più generi, dalle ritmiche di Tiny Pistol e Lord Campbell emergono influenze rock, alternative e metal di diverso tipo, con l’alternanza di parti sia aggressive che cadenzate, determinate soprattutto dalla potenza ben calibrata di Magma alla batteria, mentre Kurghan amalgama il tutto con fluide linee di basso. Lord Campbell, oltre a essere un buon chitarrista e carismatico frontman, si fa notare per la sua voce molto versatile che passa dal pulito al growl non troppo brutale, con la proposta che è anche arricchita da parti corali pre-registrate e suoni elettronici non troppo invasivi.
È evidente il loro impegno nello sperimentare, e a giudicare dalla positiva risposta del pubblico i loro sforzi non sono stati sprecati. La coreografia è resa suggestiva da uno schermo camuffato da specchio che per l’intera esibizione proietta immagini inquietanti trasmettendo curiosità e suspense, inoltre a metà concerto i musicisti si ritirano e appare un organista mascherato, che interagisce con il suddetto leader sfidandolo a replicare una sinfonia con la chitarra. Ovviamente Lord Campbell ne esce vincitore proseguendo a oltranza e conquistando il pubblico. L’originalità scenografica e compositiva dal gusto macabro, intenso e misterioso li ha portati a definirsi “Tim Burton Metal”, e sicuramente chi conosce i suoi film potrà attestare l’adeguatezza di questa definizione. Il repertorio logicamente è basato soprattutto su “House 21”, mentre dal precedente “The Age Of Decadence” vengono estratte solo “Shame Of You” e “The Judement Day”, tralasciando il debutto “Lost In Time” per mancanza di tempo. Con “Ave Satani” concludono una performance di alto livello sotto tutti gli aspetti, riscuotendo gran successo dal pubblico fortunatamente aumentato. In passato li avevo già visti in azione, l’unico elemento mancante rispetto a quell’occasione è la performer, che purtroppo in questo tour non può presenziare a tutte le date, ma nonostante ciò i Silver Dust hanno dimostrato quanto valgono dal vivo.

Setlist:
Libera Me
The Unknown Soldier
Shame On You
The Age of Decadence
Forever
Duo Orgue/Guitare
La La La La
The Calling
The Judgement Day
Ave Satani

Ora la serata cambia decisamente con l’arrivo del grande special guest: direttamente dalla Grecia con il tredicesimo disco “The Heretics” fresco di pubblicazione, i fratelli Sakis e Themis Tolis, unici rimasti dei grandiosi Rotting Christ, prendono possesso del palco sollevando urla di incitamento ed esordendo con “666” seguita da “Dub-Sag-Ta-Ke”. L’impatto sonoro è immediato come l’esaltazione del pubblico, grazie all’oscura energia scaturita dal loro sound, che dalla nascita nel 1984 si è evoluto dal black al gothic metal sino a divenire melodic black metal. Dalla vasta discografia eseguono pezzi che dimostrano le varie sfaccettature compositive, gestite senza problemi dal grande Sakis, che con la sua chitarra sprigiona una moltitudine di riff dai ritmi serrati, intersecati con melodie più tenui dai suoni cupi e sferzate di assoli. La formazione greca vede anche la presenza dei due session Giannis Kalamatas alla seconda chitarra e Kostas Heliotis al basso, che non sono affatto messi in secondo piano, anzi, danno un notevole contributo e sanno come tenere un palco. L’imponente fratello Themis è un martello pneumatico, detiene un ottimo controllo della potenza e precisione nei cambi di tempo, passando da un ritmo costante a brusche accelerazioni e rallentamenti, ai quali si abbinano le parti vocali di Sakis che variano dal growl gutturale, al pulito con tono profetico e lugubre a vere e proprie parti corali. I fans partecipano attivamente passando dal cantare in coro, all’headbanging, al puro ascolto e sotto l’incitamento del frontman è scattato pure un famigerato wall of death. Ogni pezzo è acclamato a gran voce compresa la cover dei Thou Art Lord “Societas Satanas”. Infine con “Non Serviam” terminano un’ottima performance che a livello emozionale non ha fatto mancare niente, soddisfacendo pienamente ogni singolo ascoltatore, e si può notare da come i presenti inneggino i loro beniamini mentre lasciano gloriosamente il palco ai tanto attesi headliner.

Setlist:
666
Dub-Sag-Ta-Ke
Fire, God and Fear
Kata Ton Daimona Eaytoy
Apage Satana
Dies Irae
The Forest Of N’Gai
Societas Satanas (Thou Art Lord cover)
King Of A Stellar War
In Yumen-Xibalba
Grandis Spiritus Diavolos
Non Serviam

Il locale si è riempito e i presenti sono in ansia per dell’arrivo dei loro idoli. Durante il cambio palco la tensione cresce, finalmente le luci si spengono e la platea esulta perché giunto il grande momento, dall’oscurità compare Fernando Ribeiro, il quale mentre tiene un lume acceso intona “Em Nome Do Medo”, con i propri compagni che lo raggiungono subito dopo. Ecco i tanto attesi Moonspell al completo, tre colpi di piatti e attaccano sul pezzo mandando i fans in visibilio, proponendo estratti da “1755” come “In Tremor Dei” e “Evento”, per poi dare spazio ai cavalli di battaglia come “Opium”, “Abysmo”, “Everything Invaded” e molti altri. Fernando e compagni sono una macchina da concerto perfettamente collaudata, tengono il palco con dinamicità e professionalità, mantenendo vivo l’entusiasmo. Impeccabili anche dal punto di vista esecutivo, il chitarrista Ricardo Amorim dimostra sempre tecnica e passione nel diffondere ritmiche, passando dalle aggressive sonorità black alle cupe melodie gothic, rese compatte dalle profonde note di Aires Pereira al basso. Degne di nota le intense atmosfere conferite dalle abili mani di Pedro Paixão alla tastiera, mentre Mike Gaspar dà al sound una marcia in più picchiando tenacemente su piatti e pelli. L’euforia dei fans aumenta progressivamente, cantano e inneggiano alla band senza sosta, pendendo dalle labbra dell’indomabile Fernando, la cui voce passa dai toni caldi e puliti a un urlato leggermente sporco, senza tralasciare il sua forte carisma e l’interazione che mantiene viva l’intera esibizione. La potente tripletta composta dalle immancabili “Mephisto”, “Vampiria” e “Alma Mater”, segna la fine della prima parte del concerto, con i portoghesi che si ritirano per una meritata pausa mentre la folla li acclama a gran voce reclamando ancora canzoni. I Nostri di certo non si fanno pregare e dopo pochi minuti tornano alla ribalta, suonando “Todos os santos” e ovviamente “Fullmoon Madness”, la quale viene cantata all’unisono. Ho avuto più occasioni di assistere ai loro concerti: sono sempre una garanzia di qualità in tutto e per tutto, e si può avere la conferma delle loro capacità notando come vengono trasportati nel backstage da un fiume di applausi, urla ed elogi.

Stasera i Moonspell hanno trionfato di nuovo sul suolo italico con un’esibizione magistrale. Complimenti anche ai Rotting Christ, Silver Dust e Scream Baby Scream, che senza dubbio hanno lasciato una profonda impronta. Ringraziamo la Good Music e l’Erocks Production, per aver reso possibile questo fantastico evento. Alla prossima!

Setlist:
Em Nome Do Medo
1755
In Tremor Dei
Desastre
Opium
Awake
Night Eternal
Abysmo
Breathe (Until We Are No More)
Everything Invaded
Evento
Mephisto
Vampiria
Alma Mater

Encore:
Todos os santos
Fullmoon Madness