In pochi anni, il Revolver Club di San Donà di Piave si è confermato tappa fissa per molti artisti di fama internazionale nel nordest italiano, regalando ai loro fan spettacoli di alto livello ad un costo contenuto. Sabato 7 ottobre è infatti diventata una delle location del Thrash ‘Till The Death Tour, il tour celebrativo dei 30 anni “The Force”, secondo disco dei thrasher inglesi Onslaught. Ad accompagnarli nientepopodimenoche i danesi Artillery, altra gloria del thrash anni ’80.

Andiamo subito al sodo: ad aprire le danze, i nostrani Doom Patrol. Non hanno regalato un show perfetto, forse intimiditi dai due headliner, forse la poca esperienza o forse il poco pubblico. I quattro ragazzi sono veloci e incazzati come un vero metallaro “vecchia scuola” dovrebbe essere, ma la commistione di punk hardcore con l’heavy metal forse non è il massimo

A seguire, dalla Grecia, i Chronosphere. Mi hanno attirato fin dal line-check, questi quattro capelloni vestiti tutti uguali (maglietta nera, pantaloni rossi, scarpe bianche). Quando attaccano a suonare mi conquistano, lo scream del cantante è grezzo e incisivo, belli i pezzi e ottima la presenza scenica, non si prendono mai un momento di pausa. A concludere il set, una cover di “Ace of Spades” dei Motörhead. L’ancora scarso pubblico va in delirio e lo stesso bassista della band scende dal palco a moshare e suonare.

Ultimo gruppo di apertura sono gli Exarsis, greci pure loro. Sound più heavy e meno thrash, ma non per questo sono più rilassati, anzi, forse sono stati i più casinari (in senso buono) del trio. Il cantante Nick mi ha davvero impressionato, tenere un pitch così alto per il 90% del set è prova di un’ugola niente male! Per il resto non sono riuscito a godermi molto il loro concerto, purtroppo il mix lasciava a desiderare ed il volume era troppo alto. Inoltre, qualche elemento particolarmente molesto nel pubblico ha rovinato l’esperienza.

 

Ora dedichiamoci alle vere star della serata. Gli Artillery sono tra i capostipiti del thrash metal e hanno dato una vera lezione di stile agli opener. Il fatto di avere una certa età, per loro, è solo un modo per dare dimostrazione della loro esperienza e della qualità dei loro lavori. Io non sono un thrasher, è un genere che ho vissuto molto alla lontana, ma dopo averli sentiti sono andato a ripescarmi la loro discografia e quella dei loro colleghi Onslaught, ovviamente. Anche qui, l’unico momento che si sono presi per tirare il fiato è stato durante il solo di Michael Stutzer, suonato con i denti come un eterno ragazzino. Il cantante cerca il contatto col pubblico e lo fa cantare, in alternativa salta in giro per il palco. Davvero un ottimo spettacolo, ed una volta scesi dal palco non si sono negati ai fan per foto e qualche chiacchiera, rivelandosi anche essere delle ottime persone.

 

Infine, gli Onslaught. Il quintetto inglese, più che di un concerto, è autore di una vera e propria prova di forza. Oltre al fatto di suonare tutti i brani di “The Force”, salgono sul palco con una grinta mai vista, sono di una precisione chirurgica. Veloci, cattivi, pesanti, non sbagliano un colpo. Hanno alcuni problemi tecnici ad inizio concerto, ma per loro non è un problema, in pochi minuti risolvono e continuano come se nulla fosse. Mi è dispiaciuto che il pubblico fosse più numeroso ma comunque scarso per dei musicisti importanti come loro… Il bassista Jeff Williams incita continuamente al moshpit, che dura pochi istanti, con poche persone. Il resto degli avventori del Revolver Club comunque canta a squarciagola i pezzi, creando un’atmosfera di puro divertimento ed headbanging a gogo.

Concludendo, una serata di tutto rispetto, con pochi trascurabili problemi e tante scapocciate. E, da non thrasher, un’esperienza che rifarei altre volte.