Il Legend Club di Milano ospita una serata d’eccezione per gli amanti dell’adrenalina: approdano infatti per la prima volta in Italia gli Otep, storica band nu-metal/rapcore americana capeggiata dalla carismatica Shamaya.
A fare da spalla, ben quattro gruppi, tutti rigorosamente europei: tHOLA, Still Awake, My Own Ghost e Psycho Village.

Ad aprire le serata sono i “lupi” svizzeri tHOLA che, pur non esibendosi dinnanzi ad un pubblico particolarmente gremito (sono solo le 19:30), riescono ad impressionare i presenti con il loro mix di power e thrash. Riff decisi e potenti, con qualche passaggio dal carattere più indie e sciamanico, ed un ritmo decisamente coinvolgente. Con questi assi nella manica, i tHOLA ripropongono alcuni cavalli di battaglia dei loro due full-lenght: “WolfBurn” (2017) e “Stalking Tender Prey” (2018).

Setlist:

Babawanga
Vertical Sky
Squaring the Circle
XVII
Wolfburn 

THOLA

Con un pizzico di stupore, scopriamo che la fase successiva della serata è affidata ad una female-fronted band: i tedeschi Still Awake. Punto focale di questo gruppo è appunto l’istrionica e carismatica Timea, che con la sua voce e presenza scenica riesce a dominare fin da subito il palco.
Nonostante qualche sbavatura a livello tecnico (in alcuni punti Timea non sembra perfettamente intonata), il mix di melodia e hard rock funziona, regalandoci una performance energica e divertente, che vola via in un battito d’ali.

Setlist:

Remembrances
Thin Path
Our Sin
Battlefield
Still Not Awake
Ecstasy

STILL AWAKE

Dopo gli Still Awake, è di nuovo il turno di una band capitanata da una donna: i My Own Ghost.
Dall’impostazione più sobria rispetto alla band precedente, i My Own Ghost si definiscono “una rock band, talvolta una pop band, con qualche elemento elettronico“.
Ormai piuttosto famosi all’estero, i rockers lussemburghesi sembrano partire con il piede giusto anche in Italia: i brani proposti sono solo sette, ma la band sembra avere un buon potenziale ed una discreta capacità di presa sul pubblico.
Composti, ma energici, i My Own Ghost ci accompagnano per quasi un’ora, presentandoci soprattutto pezzi tratti dal loro recente “Life On Standby” (2017).

Setlist:

Footprints in the Sand
No Air
Your Turn
Life On Standby
Waiting in the Wings
Don’t Say You Love Me
Intoxicated

MY OWN GHOST

Prima di lasciare spazio agli headliner, c’è ancora tempo per una piccola deviazione di percorso in quel di Vienna. A salire sul palco sono infatti gli Psycho Village, band hard rock dall’attitudine grunge, che sembra avere un’identità già perfettamente definita.
Essenziali a livello di componenti (voce/chitarra, basso batteria), gli Psycho Village sono tutt’altro che lineari a livello di suono e presenza scenica: dirompenti, ma al contempo melodici, i tre viennesi schizzano da un lato all’altro del palco come schegge impazzite, facendo scatenare il pubblico del Legend e caricandolo a dovere per l’arrivo degli Otep.

Setlist:

Chasing the Sun
Without You
What Was That
Unstoppable
Foxrain
Can’t You See
Shine On Us
Half Caste Symphony

PSYCHO VILLAGE

Dopo un buon quarto d’ora di attesa, sul palco spoglio ed inondato di luce rossa fanno il loro ingresso gli Otep.
Iniziamo col dire che gli Otep mancavano in Italia… da sempre, e hanno scelto proprio la piccola venue milanese per la loro prima tappa nel nostro Paese. La scelta è azzeccata: il pubblico non è particolarmente gremito (ci saranno solo un centinaio di persone), ma è sicuramente composto da numerosi fan “storici” della band.
Basta il primo brano per capire la potenza degli Otep: una batteria devastante ed una Shamaya potente, strafottente, agguerrita al limite dell’inquietante, che catalizza su di sé tutta l’attenzione del pubblico.
Paradossalmente, a livello di attitudine, ho trovato molto più violenti ed oscuri gli Otep, rispetto a molti gruppi black metal: Shamaya è diretta, irriverente, e non disdegna forti riferimenti di carattere politico e sociale. Questi ultimi sono (come di consueto) rafforzati dall’utilizzo di numerosi oggetti di scena: teste di maiale mozzate, passamontagna, cappi e quel che rimane della testa di Donald Trump.
La performance della band è sicuramente ottima: precisa come una Colt e dall’impatto devastante. La scaletta, un po’ meno: solo 14 brani, tra cui figurano (o meglio, non figurano) alcuni “grandi assenti” che fanno storcere il naso ad alcuni fan della band.
L’accoglienza del pubblico è comunque ottima, tant’è vero che Shamaya non dimentica di ritornare sul palco per ringraziare i presenti. Tutti ci aspettiamo un bis, ma le luci si spengono e la musica di sottofondo si alza. Lo show è finito, rapido come una scarica di mitragliatrice, ma non è detto che Shamaya e Co. non tornino presto a trovarci.

Setlist:

T.R.I.C.
Halt Right
Battle Ready
Lords of War
Molotov
Tortured
Blood Pigs
Apex Predator
Zero
Boss
My Confession
Menocide
Equal Rights, Equal Lefts
Confrontation

OTEP