Dopo essere sopravvissuto al devastante passaggio dell’Headbangers Ball Tour 2018, avvenuto lo scorso dicembre, il Phenomenon è pronto per un’altra micidiale ondata di puro thrash metal con l’avvento del Killfest Tour, con headliner i massacranti Overkill che quest’anno hanno dato alla luce “The Wings Of War”, preceduti dai teutonici Destruction, i mitici Flotsam and Jetsam e come opener i Chronosphere. Un bill veramente massiccio che fa presagire una serata di pura violenza, per la gioia dell’innumerevole massa di thrasher accorsi in quel di Fontaneto d’Agogna: i più sfegatati giungono alla venue sin dal primo pomeriggio e questa decisione si rivela azzeccata, perché durante la giornata nell’area esterna al locale hanno avuto occasione di incontrare tutti i loro idoli, i quali sono stati molto disponibili per foto e autografi. All’apertura cancelli è presente qualche decina di persone, una parte occupa rapidamente l’agognata transenna, mentre il resto guarda i banchetti del merchandise ufficiale o si gusta una buona birra al banco bar o nelle zone tavolini (ovviamente rialzate) che delimitano la platea.

Report di Giacomo Cerutti
Foto di Dario De Marco

Signore e signori, che il concerto abbia inizio: l’arduo compito di aprire la serata spetta ai Chronosphere, band emergente nata ad Atene nel 2012 con all’attivo il terzo lavoro “Red ’n’ Roll” uscito nel 2017. Per loro l’accoglienza è calorosa, ricambiata rapidamente sulle note di “Before It’s Gone”, con la quale scaldano gli animi grazie al loro sound che rispetta le radici old school. Ritmiche aggressive e assoli potenti sprigionati da Spyros Lafias e Stam Syrakos tracciano un solco colmato da Thunders al basso, compresso dagli incessanti colpi di Thanos Krommidas su piatti e pelli. Inoltre Spyros, oltre che un buon chitarrista e frontman, si rivela un notevole cantante dal timbro ruvido e accattivante, aiutato dai compagni nei ritornelli. Dotati di una grande presenza scenica e complessivamente molto carichi, riescono a eseguire brani di tutti i dischi nonostante il poco tempo a disposizione. Il pubblico, visibilmente aumentato rispetto all’inizio, risponde positivamente e, dopo la conclusiva “Brutal Decay”, i greci danno il colpo finale omaggiando i Motörhead con “Ace of Spades”. La loro performance agguerrita ha decisamente convinto i presenti, hanno pianamente assolto il compito di aprire la serata con grinta e determinazione, raccogliendo meritati applausi e possono lasciare il palco a testa alta.

Setlist:

Before It’s Gone
Envirusment
Warriors
Picking Up My Pieces
Genetically Determined
Brutal Decay
Ace of Spades (Motörhead cover)

CHRONOSPHERE

Ora il calibro aumenta con l’arrivo dei grandiosi Flotsam And Jetsam, forti della pubblicazione dell’ultima fatica “The End of Chaos” fresca d’uscita. Preceduti dal suono delle sirene, entrano in scena e aprendo con “Prisoner of Time” danno un’ulteriore scossa ai presenti. Avendo una discografia che vanta ben quattordici album ma una timeline ridotta, toccarla interamente risulta impossibile: ecco quindi che dall’ultimo estraggono “Demolition Man” e “Prepare for Chaos”, tornando al passato con cavalli di battaglia come “Desecretor”, “Hammerhead” e altri. A differenza delle altre band partecipanti, il loro non è un thrash metal crudo e diretto ma più studiato e articolato, ciò nonostante tutti i brani entusiasmano il pubblico che comincia ad agitarsi con le prime pogate, caricato dall’energia dei riff graffianti e spietati assoli da parte di Steve Conley Michael Gilbert, amalgamati dalle linee di basso ad opera di Michael Spencer, sostenuti dal potente Ken Mary che si accanisce contro la batteria con forza e precisione. Il sound tecnico e irruento ma che lascia spazio pure alla melodia è completato dalla vocalità graffiante di Eric ‘AK’ Knutson, frontman di grande caratura che tiene alto il livello dell’esibizione, mostrando anche una grande interazione passando a salutare personalmente i fan nelle prime file. Non sono da meno i suoi compagni che hanno grinta da vendere, soprattutto i chitarristi che si piazzano pure sulle casse posizionate tra palco e transenna. La performance della band di Phoenix ha sicuramente riscosso buon successo, e concludendo con la cannonata “No Place for Disgrace” possono degnamente ritirarsi acclamati dal pubblico, per aver spianato la strada alle due band principali.

Setlist:

Prisoner of Time
Desecretor
Iron Maidens
Hammerhead
Demolition Man
Suffer the Masses
Prepare for Chaos
No Place for Disgrace

FLOTSAM AND JETSAM

La prima metà dell’evento è andata alla grande, ma ora la situazione diventa pericolosa con l’arrivo di una delle band portabandiera del thrash teutonico, il cui nome rispecchia ciò che sta per accadere per la gioia (o il rischio) dei fan: sono i micidiali Destruction capitanati dall’inossidabile Schmier. Ad un tratto le luci si spengono e il palco si tinge di rosso, il pubblico ormai numeroso è in gran in fervore e in preda a urla di acclamazione: senza indugiare, Schmier e soci irrompono con “Curse the Gods” innescando immediatamente un pogo violento. Che la distruzione abbia inizio! Una valanga di decibel si riversa in platea, ogni pezzo proposto è un concentrato di rabbia e metallo sfociante da questa macchina da guerra che non fa prigionieri: “Nailed to the Cross”, introdotta dal buon Schmier con la rituale bestemmia in italiano, “Mad Butcher”, “Total Desaster” e altre sono tutte scariche di dinamite che colpiscono senza pietà.

Dopo molti anni la line up è tornata ad essere un quartetto: ora lo storico Mike Sifringer si occupa della ritmica mentre il giovane Damir Eskic degli assoli, le loro chitarre arroventate sparano note incandescenti e il nuovo arrivato si rivela un ottimo acquisto. Ma non è l’unico, alla batteria ora milita Randy Black il quale, avendo suonato con band del calibro di Primal Fear e Annihilator, ovviamente dimostra di essere all’altezza pestando come uno schiacciasassi. I fan sono sempre più in delirio, schiacciati in una morsa letale da parte del mastodontico Schmier, assoluto dominatore della scena che con le vibrazioni del basso fa tremare il palco, imponendo la sua voce caustica corrodendo i timpani. Purtroppo anche per loro il tempo è tiranno, di conseguenza tengono come ultime cariche esplosive “The Butcher Strikes Back”, introdotta dal rumore di motoseghe, a seguire l’immancabile “Thrash ‘Till Death” e come martellata finale “Bestial Invasion”, ribaltando totalmente la platea. Per l’ennesima volta i thrasher tedeschi hanno fatto terra bruciata, suonando con la stessa furiosa tenacia da quando hanno iniziato nel 1982, mentre lasciano il palco trionfanti accompagnati da urla e applausi si contano i feriti, non rimane altro da dire se non Destruction… un nome, una garanzia!

Setlist:

Curse the Gods
Release from Agony
Nailed to the Cross
Mad Butcher
Dethroned
Life Without Sense
Total Desaster
The Butcher Strikes Back
Thrash ‘Till Death
Bestial Invasion

DESTRUCTION

Finalmente siamo giunti all’apice della serata: il locale è strapieno di thrashes pronti ad acclamare i loro idoli dando sfogo a tutta la loro rabbia. Durante il cambio palco la tensione cresce inesorabilmente e l’attesa sembra infinita. Improvvisamente il buio e parte l’inizio strumentale di “Last Man Standing”, dalla platea si sollevano urla fragorose, nella penombra s’intravedono delle figure minacciose, sono arrivati… sono loro! I devastanti Overkill prendono possesso del palco armati di strumenti, non appena lo stacco strumentale finisce attaccano i fanf investendoli come uno tsunami scatenando l’inferno e, con uno scatto felino entra in scena Bobby “Blitz” Ellsworth accolto un boato. Inutile dire che gli statunitensi sono un’infernale macchina da guerra, procedono spediti sul loro cammino asfaltando tutto ciò che incontrano, mentre in platea l’headbanging e il pogo regnano sovrani. Alimentati dal sanguinoso sound che trasuda dai loro strumenti, mentre scaraventano contro i fan in visibilio mazzate sui denti come “Elimination”, “Rotten to the Core”, “Necroshine” e via discorrendo in questa terribile carneficina. Le chitarre fulminanti di Dave Linsk Derek Tailer scagliano tonnellate di riff granitici avvolti da un turbinio di assoli, Jason Bittner sfreccia sulla doppia cassa distruggendo piatti e pelli, mentre il rombo di tuono D.D. Verni violenta il suo basso dal suono grezzo e metallico, infine la scheggia impazzita che è Blitz trafigge i nostri timpani con la sua sporca voce al vetriolo, mantenendo una presenza scenica del tipo “mordi e fuggi”, dato che lascia il palco durante ogni parte strumentale per poi ritornare al volo a inizio strofa.

Avendo alle spalle la bellezza di diciannove dischi sono obbligati a fare una dolorosa scrematura, di conseguenza nella cartuccera mancano proiettili come “Armorist”, “Coma” e “Old School”, ma questo non incide affatto negativamente vista la furia assassina che dilaga per l’intero concerto. L’entusiasmo frenetico non accenna a diminuire, invece di sfruttare la pausa prima dell’encore per riprendere fiato, i fan tra le tante urla e applausi intonano il coro di rito “Overkill, Overkill, Overkill…”. I Nostri non si fanno attendere troppo e tornano alla ribalta più carichi di prima con in serbo altre mitragliate, iniziando con “Ironboud”, dopodiché in alto le dita medie con “Fuck You” e, per concludere, sulle nostre teste piomba come una mannaia “Welcome to the Garden State”, segnando la fine della devastazione totale.

Senza dubbio gli Overkill hanno letteralmente raso al suolo il Phenomenon con un’esibizione di grande magnitudine, iniettando nelle vene dei presenti una letale dose di thrash metal che rimarrà in circolo per molto tempo. Salutando e ringraziando i superstiti che hanno ancora la forza di acclamarli, Blitz e soci si ritirano vittoriosi mentre in platea si contano i feriti.

Come volevasi dimostrare, il Killfest ha avuto il grande successo sperato, anzi direi sottinteso perché non ci si poteva aspettare diversamente, grazie alla spinta iniziale da parte degli emergenti ma già promettenti Chronosphere, sfociata poi in un tripudio grazie ai mostri sacri Flotsam And Jetsam, Destruction e Overkill che dagli anni ottanta tengono alto l’onore del thrash metal old school, suonando con sudore, sangue e passione, in poche parole… thrash ‘till Death! Ringraziamo vivamente la Good Music, la ERocks Production e tutto lo staff del Phenomenon, per aver realizzato questo evento colossale dove tutto è andato per il meglio, sperando che in futuro ne organizzeranno altri di tale portata. Alla prossima!

Setlist:

Last Man Standing
Electric Rattlesnake
Hello From the Gutter
Elimination
Deny the Cross
Distortion
Necroshine
Under One
Bastard Nation
Mean, Green, Killing Machine
Feel the Fire
Rotten to the Core
Ironboud
Fuck You (The Subhumans Cover)
Welcome to the Garden State

OVERKILL