Il carro armato dei Sabaton ritorna finalmente sul suolo italico martedì 28 Novembre in occasione del “The Great Tour” in supporto al loro ultimo album (di cui potete leggere la nostra recensione a questo link). L’Alcatraz di Milano è pienissimo, con una fila che si allunga per le due vie intorno al locale già dalle prime ore del pomeriggio: si prospetta una serata impegnativa.

Aprono la serata i connazionali Amaranthe, che personalmente non apprezzo molto live. Le loro canzoni hanno un bel tiro, sono coinvolgenti ed anche divertenti da ascoltare, ma non riesco proprio a sopportare la tonnellata di effetti che vengono caricati in studio sulla voce della cantante Elize Ryd, la rendono troppo troppo artificiale e sono assolutamente esagerati. Si tratta della seconda volta che mi capita di vedere questa band, e mi è sempre sembrato che la voce in live sia nettamente diversa da quella che sentiamo su disco. Ovvio, nessuno pretende che un cantante sia identico sia in live sia in registrazione, però non vedo la necessità di alterare così tanto una voce. O ce la si fa o no, punto. A differenza della volta scorsa, in cui la Ryd mi era parsa veramente scandalosa (in apertura ai Powerwolf a Novembre 2018), l’ho trovata più in forma, vocalmente parlando, ma continua a non convincermi. Presi nel complesso comunque, gli Amaranthe ci sanno fare live, occupano molto bene il palco e sono sempre pieni di energia e devo dire che il pubblico ha apprezzato il loro entusiasmo.

Setlist:
Maximize (Helix Intro)
Digital World
Hunger
Amaranthine
GC6
Helix
That Song
Call Out My Name
Drop Dead Cynical 

Proseguiamo con i finlandesi Apocalyptica, e non credo di essermi mai annoiata così tanto ad un concerto. Mai. Guardarli suonare un pezzo strumentale dopo l’altro è stato veramente pesante, gli unici pezzi che ho apprezzato sono stati la cover di “Seemann” dei Rammstein, con il ritorno sul palco di Elize Ryd alla voce (che qui se l’è cavata bene devo dire), la cover di “Hall Of The Mountain King”, e quella di “Nothing Else Matters” (già, un’ennesima cover…ma si sa, questa canzone piace praticamente a chiunque quindi si vince facile). Per il resto me li sarei risparmiati più che volentieri, o sarei andata a vedere una cover band dei Metallica.

Setlist:
Rise
En Route To Mayhem
Path
Seemann (cover dei Rammstein con Elize Ryd)
I Don’t Care (con Elyze Ryd)
Grace
Seek And Destroy (cover dei Metallica)
Hall Of The Mountain King (cover di Edvard Grieg)
Nothing Else Matters (cover dei Metallica)

Ed eccoci ora alla portata principale. Dopo una versione strumentale di “Flanders Fields”, come di consueto i Sabaton aprono con “Ghost Division”, che credo sia una delle opening più azzeccate se si vuol far partire in quarta il proprio show già dal primo secondo. Seguono pezzi dal nuovo album, tra cui la title-track “Great War”, la più tranquilla ”The Attack of the Dead Men”, con Joakim Brodén abbigliato di tutto punto con maschera antigas e irroratore, e una delle mie preferite, “Seven Pillars Of Wisdom”. Rimane sul palco Tommy Johansson, che sfoggia un italiano davvero niente male e ci fa fare qualche bella risata, per poi introdurre la seguente “Red Baron” suonandone l’intro su una tastiera nascosta nella riproduzione dell’aereo dell’omonimo pilota tedesco (oltre ad un breve pezzettino di “Una canzone d’amore” degli 883 (ve lo dicevo io che è un simpaticone!). Come ci si aspettava dopo la pubblicazione del nuovo video di ”Angels Calling”, la band viene raggiunta sul palco dagli Apocalyptica che la accompagnano per altri cinque brani (almeno la loro presenza in questa serata ha trovato uno scopo, oltre a quello di farmi venire il latte alle ginocchia), tra cui “Fields Of Verdun”, riguardo a cui devo ricredermi: a differenza di quanto avevo scritto nella mi recensione dell’album, dopo un primo ascolto in cui non mi aveva molto convinta, ho totalmente cambiato opinione. É un gran bel brano e in live si dimostra una bomba. I tre finlandesi lasciano il palco dopo “Carolus Rex”, e siamo ormai agli sgoccioli. Altro brano che è sempre una garanzia di estasi tra il pubblico è “Primo Victoria”, seguita da “Bismarck” e dall’onnipresente “Swedish Pagans”. Momento di silenzio, e parte il fischiettio di “To Hell And Back”, che chiude questo fantastico concerto con il cannone del carro armato della batteria che spara sulla folla delle simil-locandine ispirate alle canzoni di “The Great War”.

Questo è stato il mio quarto concerto dei Sabaton, ed è senza dubbio quello con la setlist migliore, quello in cui mi sono più divertita e che mi ha lasciata letteralmente morta di fatica. L’ultimo album ha aggiunto al repertorio live molti brani esplosivi, e tutta questa carica si è sentita nell’aria dall’inizio fino all’ultimo secondo: serata davvero fantastica.

Setlist:
In Flanders Fields (Intro)
Ghost Division
Great War
The Attack of the Dead Men (History Edition Intro)
Seven Pillars Of Wisdom
Diary of an Unknown Soldier
The Lost Battallion
The Red Baron
The Last Stand
82nd All The Way
Night Witches
Angels Calling
Fields of Verdun
The Price of a Mile
Dominium Maris Baltici
The Lion From the North
Carolus Rex
Primo Victoria
Bismarck
Swedish Pagans
To Hell and Back