Si poteva mancare all’ultima data italiana degli Slayer? Assolutamente no! Salutare per l’ultima volta Tom Araya, Kerry King e Paul Bostaph (Gary Holt lo rivedremo con gli Exodus si spera) era più che doveroso. È vero, l’ultima data doveva essere quella dello scorso anno a Milano, ma a chi interessa? Gli Slayer non si discutono. Il concerto si è tenuto durante l’ultimo giorno del Rock The Castle, la giornata è stata letteralmente graziata da temporali e grandine che per qualche oscura congiunzione hanno colpito le zone vicine a Villafranca di Verona. Da un punto di vista organizzativo il festival ha fatto dei passi avanti rispetto allo scorso anno, basti pensare ai numerosi bagni, alla presenza di più casse, all’acqua gratis e al bicchiere riutilizzabile. Tuttavia non è andato tutto liscio da questo punto di vista: le code per gli scontrini erano enormi già a metà pomeriggio (25/30 minuti per prendere una birra sono esagerati), sebbene poi al bar in veramente poco tempo si poteva ritirare la bibita richiesta. Per quanto riguarda l’acqua gratis, la trovata è ottima e la coda era molto fluida, tuttavia è doveroso segnalare come la gente usasse i rubinetti per lavarsi magliette, capelli e per bere appoggiando la bocca al rubinetto (se proprio non vuoi prendere il bicchiere almeno non appoggiare la bocca), sebbene fosse scritto che si poteva usarli solo per bere, visto che i nebulizzatori per sciacquarsi erano a pochi metri. Difficile quindi dire quanto pulita fosse effettivamente l’acqua gratis, siamo tutti vivi, ma per il prossimo anno potrebbe essere utile mettere qualcuno a controllare. Ora però parliamo di musica!

CARVED

La prima band a fare la sua comparsa sul palco del Rock the Castle, davanti ad un pubblico già nutrito, sono i nostrani CARVED, autori di una sorta di metal sinfonico condito da un po’ di death. Il tempo a disposizione è di circa venti minuti e bisogna dire che, malgrado il lasso temporale così ridotto, il gruppo ce la mette davvero tutta per annoiare i presenti. Poi davvero non si capisce la presenza nella band di ben quattro coriste, davvero di dubbia utilità. Una menzione d’onore per il cantante che si impegna, ma la performance dei CARVED è stata davvero soporifera.

NECRODEATH

Si cambia totalmente registro con il primo piatto forte della giornata, ossia gli italianissimi e leggendari NECRODEATH, band di punta del panorama estremo italiano, passato e presente. Il violentissimo thrash metal proposto da Flegias e soci è sicuramente più incline al tipo di sonorità che investiranno l’ultima giornata del Rock the Castle. Anche per i NECRODEATH il tempo a disposizione non è molto, ma nonostante ciò, i nostri si cimentano in trenta minuti di ottima musica, che da subito coinvolge gli spettatori, i quali, malgrado il gran caldo, si lasciano andare ai primi poghi della giornata. Si inizia con la storica “Choose Your Death”, per poi proseguire con “Hate and Scorn” e la recentissima “The Whore of Salem”. Tutta la band appare in ottima forma ed è completamente incurante del poco tempo a disposizione. La chiusura del concerto spetta alla epocale “Mater Tenebrarum”, proveniente dallo storico disco d’esordio del 1987, “Into the Macabre”. Durante l’esecuzione del pezzo, sul palco fa la comparsa un uomo vestito da angelo della morte, che si muove minaccioso e interagisce con tutta la band. A questo punto il concerto volge al termine, i NECRODEATH ringraziano e salutano gli astanti, contenti di aver assistito all’esibizione, breve ma intensa, di questo storico gruppo italiano.

ONSLAUGHT

Sebbene siamo ancora a metà pomeriggio, con i britannici ONSLAUGHT il pubblico inizia a essere veramente tanto. I thrasher inglesi sono stati chiamati all’ultimo per sostituire i Sacred Reich e non hanno certo fatto rimpiangere Phil Rind e soci. Il concerto si apre con “Killing Peace” che mette subito in mostra il muro sonoro della band, cosa decisamente apprezzata dai presenti. Il pogo è continuo e violento e i musicisti, sembra ne traggano energia. I Nostri non stanno mai fermi e continuano a muoversi e incitare il pubblico che risponde in maniera positiva. Dopo l’ottantiana “Metal Forces“, Sy Keeler introduce un pezzo che farà parte del prossimo album della band ovvero “A Perfect Day To Die“. La canzone viene accolta bene dai presenti e fa ben sperare per il nuovo album. L’esibizione degli Onslaught si chiude con “66Fucking6” che salutano il pubblico ed escono tra gli applausi generali dei presenti.

  1. Killing Peace
    2. The Sound Of Violence
    3. Let There Be Death
    4. Destroyer Of Worlds
    5. Metal Forces
    6. A Perfect Day To Die
    7. Fight With The Beast
    8. 66Fucking6

OVERKILL

Dopo un rapido cambio palco è il momento degli Overkill che salgono sul palco sulle note di “Last Man Standing” e iniziano fin da subito a mettere a ferro e fuoco l’intero castello. Sua maestà Bobby Blitz mima le canzoni e incita il pubblico a pogare e a fare casino. La band americana tira fuori subito l’artiglieria pesante, ecco quindi in sequenza “Hello From The Gutter” ed “Elimination” che mandano in visibilio i presenti. Nel frattempo il cielo inizia ad annuvolarsi e inizia a esserci il classico vento da temporale. Gli Overkill però non ci fanno troppo caso e continuano il concerto con “Rotten To The Core” e l’ormai classica “Ironbound“. La chiusura è affidata alla punkeggiante “Fuck You” che viene interrotta a metà per dare spazio a “Welcome To The Garden State” e che verrà poi ripresa alla fine. Nonostante la mancanza di certi pezzi da 90, tipo “In Union We Stand“, gli Overkill hanno offerto una prova convincente dimostrando che l’età è solo un numero. La band è scesa dal palco tra i meritati applausi e le grida di approvazione di tutti i presenti.

  1.  Last Man Standing
    2. Electric Rattlesnake
    3. Hello From The Gutter
    4. Elimination
    5. Head Of A Pin
    6. Bastard Nation
    7. Rotten To The Core
    8. Ironbound
    9. Fuck You
    10. Welcome To The Garden State

PHILIP H. ANSELMO & THE ILLEGALS

Il cielo è sempre più grigio e il temporale è sempre più minaccioso quando sale sul palco Phil Anselmo per lo special set basato solo sui pezzi dei Pantera. Curiosità e scetticismo vanno di pari passo fin dal cambio palco per ovvi motivi, ma bastano le note iniziali di “Mouth For War” per far muovere la maggior parte dei presenti e fargli dimenticare i “se” e i “ma” legati all’esibizione più chiacchierata della giornata. Phil però non ha una bella cera e glielo si legge in faccia, lui stesso infatti annuncia di non stare bene e ciò ha senza dubbio influito sul concerto e sulla prestazione vocale che non entusiasma, ma che resta comunque buona. Musicalmente parlando la mancanza di Rex, Vinnie e (soprattutto) Dime pesa parecchio, i gregari di Anselmo infatti si impegnano, ma non si avvicinano minimamente ai livelli dei Pantera. Phil comunque interagisce molto con il pubblico e decide di dedicare “This Love” proprio ai fratelli Abbott. Subito dopo tocca a due inni del nostro genere preferito: “Walk” e “Fucking Hostile“. Il primo viene cantato a squarciagola da tutti i presenti sotto gli occhi soddisfatti di Phil Anselmo, mentre il secondo fa muovere la maggior parte del pubblico. La chiusura è affidata a “New Level” e al suo riff schiacciasassi che lascia soddisfatta la maggior parte dei presenti. È vero, non si è trattato di un concerto dei Pantera, è vero, Phil non ha più la voce di 20 anni fa, ma per chi non ha mai sentito certi brani live è stata comunque una bella esperienza sebbene lontana anni luce dalla perfezione.

  1.  Mouth For War
    2. Becoming
    3. Yesterday Don’t Mean Shit
    4. I’m Broken
    5. This Love
    6. Walk
    7. Fucking Hostile
    8. Hellbound
    9. Domination/Hollow
    10. A New Level

GOJIRA

Dopo il momento nostalgico con PHIL ANSELMO, tocca a quella che forse è la band che desta più curiosità. Si, perché a differenza del genere proposto dai gruppi precedenti e dagli SLAYER, i GOJIRA sono diversi e in molti, non hanno visto di buon occhio il loro inserimento nel bill di questa ultima giornata del festival. Oltretutto, a confermare quanto scritto prima, una buona fetta di pubblico si defila, probabilmente disinteressata nei riguardi della band francese. Comunque, una volta entrati sul palco, i ragazzi di Bayonne attaccano con la bella “Oroborus”, che mostra subito l’ottimo stato di salute della band. E’ il turno poi della pesantissima “Backbone”, che col suo groove metal cervellotico investe la platea, la quale, man mano, sembra iniziare ad apprezzare quanto proposto dai francesi. Si procede poi tra pezzi più recenti, tra cui le ormai classiche “Stranded” e “Silvera” e pezzi risalenti al passato, come “Love” e la bella strumentale “Terra Inc.”. Ancora una volta, è da sottolineare la prova del batterista Mario Duplantier, il quale si conferma tra i migliori della scena attuale. La chiusura spetta a due pezzi da novanta, ossia “Vacuity”, che col suo epico ritornello infiamma il Rock the Castle, e la meravigliosa “The Gift of Guilt”, che rapisce tutti gli astanti, grazie al suo connubio tra epiche melodie e rabbia cerebrale. Il concerto a questo punto si conclude tra gli applausi, i GOJIRA per più di un’ora hanno tenuto davvero un grandissimo show e sono riusciti ad amalgamarsi benissimo al contesto del giorno.

  1. Oroborus
    2. Backbone
    3. Stranded
    4. Flying Whales
    5. Love
    6. The Cell
    7. Terra Inc.
    8. Silvera
    9. L’Enfant Sauvage
    10. Vacuity
    11. The Gift of Guilt

SLAYER

Come successo a Milano in autunno, l’aria prima del concerto degli Slayer è elettrica e carica di tensione, il prato del castello è gremito di fan pronti a tributare l’ultimo saluto a Tom Araya e Kerry King.

Alle 21.40 viene proiettato il logo della band sul telo nero che copre il palco e dopo l’intro “Delusion Of Saviour” ecco che inizia la carneficina con “Repentless“.  I suoni sono fin da subito buoni e permettono di apprezzare al massimo la band americana. Non c’è tempo per le pause, ecco quindi seguire a ruote “Evil Has No Boundaries” e “World Painted Blood“. I Nostri continuano spediti la carneficina con Holt e King che maltrattano le loro chitarre tra riff assassini e assoli frenetici, mentre Araya vomita rabbia e odio sui presenti. Dopo una partenza spedita sul palco cala il silenzio e Tom Araya ringrazia i presenti prima di invitarli a introdurre con lui “War Ensemble” che scatena poghi ovunque. Il massacro continua e dopo una monumentale “Mandatory Suicide” tocca alla mai troppo celebrata “Chemical Warfare“. Guardando il cielo si vede l’aria densa di polvere che si alza dal pogo, ma nessuno sembra darci troppo peso, tantomeno i quattro sul palco che continuano imperterriti a suonare. Per permettere ai presenti di tirare il fiato ecco che arriva “Seasons In The Abyss” con il ritornello che viene cantato da tutti i presenti. “Hell Awaits” tra fuoco e fumo spalanca i cancelli dell’inferno e ci porta verso la fine del concerto con “South Of Heaven” che introduce gli encore. La fine è vicina e il pubblico da fondo alle ultime energie. Ecco quindi che per togliere le ultime forze ai presenti arriva “Raining Blood” che sul finale sfocia in “Black Magic“. Prima del gran finale arriva una sentitissima “Dead Skin Mask” dove il finale viene urlato dai presenti. C’è tempo per ancora un brano, forse il più famoso: “Angel Of Death” con l’urlo iniziale di Araya da brividi. Il concerto giunge quindi al termine e arriva il momento al quale nessuno sarebbe mai voluto arrivare ovvero i saluti. King, Holt e Bostaph salutano e ringraziano i presenti lanciando bacchette e plettri ovunque. Sul palco poi resta ancora una volta solo lui, Tom Araya, in silenzio con gli occhi lucidi che guarda, forse incredulo, ciò che è riuscito a creare con i suoi compagni di band in tutti questi anni. Si avvicina poi al microfono e come a Milano ringrazia in italiano i presenti e saluta tutti prima di andarsene tra gli applausi.

È veramente l’ultimo tour? È veramente l’ultima data italiana? Probabilmente sì, ma non si sa. La speranza è che sia solo un semplice arrivederci, in ogni caso è doveroso ringraziare per la prestazione perfetta che hanno offerto. Grazie per averci fatto ascoltare ancora una volta certi capolavori, ci mancherete.

  1. Delusion of Saviour
    2. Repentless
    3. Evil Has No Boundaries
    4. World Painted Blood
    5. Postmortem
    6. Hate Worldwide
    7. War Ensemble
    8. Gemini
    9. Disciple
    10. Mandatory Suicide
    11.Chemical Warfare
    12. Payback
    13. Temptation
    14. Born Of Fire
    15. Seasons In The Abyss
    16. Hell Awaits
    17. South Of Heaven
    18. Raining Blood
    19. Black Magic
    20. Dead Skin Mask
    21. Angel of Death