Fa tappa anche in Italia il tour d’addio degli Slayer, più precisamente al Mediolanum Forum di Assago. Per l’occasione i californiani sono accompagnati da tre band di tutto rispetto: Lamb Of God, Anthrax e Obituary. L’evento è uno dei più attesi dell’anno, a dimostrazione di ciò il Forum è gremito fin dal concerto degli Obituary che hanno il compito di aprire la serata attorno alle 18:20. Non si sa se verrà annunciata anche una data estiva per il 2019 e forse è anche per questo motivo che l’arena è strapiena praticamente in ogni settore. L’evento è veramente ben organizzato e l’accesso al forum è rapido e indolore, unica nota dolente i suoni che non sempre risultano ottimali, soprattutto durante il concerto degli Anthrax.

OBITUARY

Tocca ai fratelli Tardy aprire le danze davanti a un forum già gremito. Per motivi prettamente logistici, sfortunatamente, non sono riuscito ad assistere a tutto il concerto dei deathster della Florida, ma per quello a cui ho assistito ho notato una band carica e per niente demoralizzata da minutaggio e slot nel running order. Gli Obituary hanno riversato il loro death marcio e putrefatto senza pietà sui presenti e hanno chiuso con l’immancabile “Slowly We Rot“, titletrack del loro primo album.

ANTHRAX

Si passa ad altri lidi con un rapido cambio palco, poiché tocca ai thrasher di New York e compagni di Big 4 degli Slayer, ovvero gli Anthrax. Dopo un’intro affidata a “The Number of the Beast” e a un assaggio di “Cowboys from Hell“, ecco entrare in scena Scott Ian e soci sulle note di “Caught in a Mosh” che, neanche a farlo apposta, scatena fin da subito un pogo che si protrarrà per tutto il concerto. Gli Anthrax si dimostrano in forma nonostante  i suoni impastati, da Frank Bello, che corre e regala smorfie a tutti i presenti, a Joey Belladonna, che sembra ancora un ventenne bloccato negli anni ’80. Dopo la frenetica “Got the Time” tocca a “Efilnikufesin (N.F.L.)“, vera e propria chicca per chi scrive. Il pubblico è molto reattivo e risponde agli incitamenti della band. L’esibizione si chiude con “Indians“, che permette agli Anthrax di uscire tra gli applausi per un concerto decisamente riuscito. Unico neo è stata la scelta di inserire due cover ovvero “Got the Time” e “Antisocial” che, per quanto imprescindibili, avrebbero potuto lasciare spazio a pezzi originali come “Madhouse” o “I Am the Law“.

Setlist:

Caught in a Mosh
Got the Time
Efilnikufesin (N.F.L.)
Be All, End All
Fight ‘Em ‘Til You Can’t
Antisocial
Indians

LAMB OF GOD

Tocca ai Lamb Of God il compito di tenere caldi i presenti per gli Slayer. Randy Blythe e compagni mancavano in Italia dal 2014, in quanto il tour successivo era stato annullato a causa degli attentati di Parigi, c’era quindi grande attesa per l’esibizione. La band americana sale sul palco e inizia il concerto con “Omerta“, scelta discutibile visto che si tratta di un pezzo relativamente lento rispetto ad altri della discografia del gruppo americano. Il pubblico si dimostra infatti abbastanza freddo, ma bastano le successive “Ruin” e “Walk with Me in Hell” per alzare la temperatura nel Forum e trasformare i LoG in una macchina schiacciasassi. I cinque sono in forma, Blythe salta e si muove per tutto il tempo distribuendo occhiate truci ai presenti, ma comunque interagendo molto. Con “512” arriva anche la dedica ai Lacuna Coil e, giusto per alzare ancora di più la temperatura, Randy chiede al pubblico se sia pronto per gli Slayer. La risposta dei presenti è un urlo uniforme che non ha lasciato dubbi. Il concerto dei Lamb Of God si chiude con “Laid to Rest” e “Redneck” che scatenano l’inferno sotto il palco.

Setlist:

Omerta
Ruin
Walk With Me In Hell
Now You’ve Got Something To Die For
Engage The Fear Machine
Blacken The Cursed Sun
Laid To Rest
Redneck

SLAYER

L’atmosfera è elettrica durante il cambio palco, tutti sanno cosa sta per accadere e, quando si spengono le luci e inizia l’intro “Delusion of Saviour“, si sente un urlo enorme. Sul telo nero che copre il palco vengono proiettati i vari loghi della band e si intravedono delle fiammate che indicano che l’apocalisse sta per cominciare. L’ultima volta che ho visto gli Slayer, nel 2016, è stato un bel massacro come da tradizione, ma mancava qualcosa, la band sembrava stanca e annoiata sul palco; fortunatamente in questa serata non è così. Appena cade il telone la band inizia con “Repentless“, che fa esplodere la platea e da subito l’idea di una band carica e che non vuole fare prigionieri. Gli Slayer optano per un assalto frontale con pause ridotte al minimo, ecco che in sequenza vengono suonate “Blood Red“, “Disciple” e “Mandatory Suicide“. Si arriva dunque alla prima delle due pause previste durante la quale Araya ringrazia i presenti e li invita a urlare assieme a lui “war“: il pezzo che segue è infatti “War Ensemble“, che trasforma il Forum in un campo di battaglia in cui nessuno viene risparmiato. Per dare il tempo a tutti di rifiatare, il quartetto decide di inserire un “When the Stillness Comes“, introdotta da un Kerry King che ne arpeggia l’intro con aria malvagia. L’aria è rovente e, dopo una “Dead Skin Mask” da brividi gli Slayer spalancano i cancelli dell’inferno con “Hell Awaits“, che toglie le poche energie rimaste ai presenti.

Dopo una pausa, dalle casse si sente l’intro di “South of Heaven” che apre la fase finale del concerto. La venue è una vera bolgia e con “Raining Blood” e “Chemical Warfare” si aprono dei piccoli moshpit anche verso metà e fine sala. Il finale è affidato come da tradizione ad “Angel of Death” con tanto di telone commemorativo per il compianto Jeff Hanneman. A fine concerto, la band non esce come fa di solito, ma resta sul palco a salutare e a ringraziare i presenti. Tutto il Forum si alza in piedi e tributa applausi e cori agli americani per il concerto e per una carriera eccezionale. Alla fine resta sul palco Tom Araya, da solo, incredulo e senza parole, a guardare il pubblico in ovazione. Senza aprire bocca cammina da una parte all’altra, fissando tutti come per ringraziare uno ad uno i presenti. Prima di andarsene prende il microfono e dice, in perfetto italiano e con voce triste, “mi mancherete“.

Gli Slayer hanno regalato ai fan una serata che difficilmente dimenticheranno e che è stata perfetta sotto ogni punto di vista. Fa rabbia vedere una band ritirarsi dopo un concerto simile, la speranza ora è che decidano di tornare per una data estiva. L’unica cosa che viene da dire, però, è “grazie di tutto, ci mancherete anche voi“.

Setlist:

Delusion of Saviour
Repentless
Blood Red
Disciple
Mandatory Suicide
Hate Worldwide
War Ensemble
Jihad
When the Stillness Comes
Postmortem
Black Magic
Payback
Seasons in the Abyss
Dittohead
Dead Skin Mask
Hell Awaits
South of Heaven
Raining Blood
Chemical Warfare
Angel of Death