Il rigido inverno è arrivato alle porte assieme alla dolce e fredda musica delle terre del Nord. Il luogo stabilito per ospitare questo evento è stato il Circolo Arci Magnolia, situato in una posizione molto particolare.
Il mio collega ed io siamo partiti in macchina al calar del sole. L’oscurità della sera ci ha accompagnato per tutto quanto il tragitto, che si è rivelato non poco difficoltoso. Code in autostrada per incidente, continue deviazioni per evitare gli ingorghi e l’impaziente attesa di giungere a destinazione. Entriamo nella zona milanese e fin qui tutto bene, ma nella vita non bisogna mai dar nulla per scontato. E soprattutto, mai dar per scontato le indicazioni di un navigatore GPS! Tralasciando ulteriori dettagli noiosi, proseguiamo a piedi nei pressi dell’aeroporto di Linate e, volere del cielo, incrociamo sul nostro cammino un giovane e solitario viandante diretto anche lui al Magnolia. Lo seguiamo ed infine arriviamo alla sperata meta. Tempo per fare la fila e rinnovare il tesseramento del circolo Arci, che all’interno sentiamo, appena percettibile, il suono di tastiere atmosferiche. Con il pepe alle natiche entriamo, ma dato il forte stress del viaggio e le poche luci all’interno, non riusciamo bene a orientarci. Le indicazioni dateci sono state vaghe. Ma alla fine la musica ci ha condotti ad essa. Superato il cortile, arriviamo all’area concerti.

Con nostra spiacevole sorpresa scopriamo che il primo gruppo ha già cominciato a suonare da cinque minuti. Tre uomini sul palcoscenico. Due suonano la chitarra e uno la tastiera. Sono gli islandesi ÁRSTIðIR. Si sono formati nel 2008 a Reykjavik. A differenza dei conterranei SòLSTAFIR, che propongono un sound fatto di tecnicismi chitarristici, loro si incentrano sulla musica tradizionale acustica e quella ambient. Una particolare attenzione va data al loro ultimo lavoro del 2016, in collaborazione con Anneke Van Giersbergen, “Verloren Verleden“.
La loro musica struggente ha scaldato i nostri cuori infreddoliti, regalandoci un’ora armoniosa e magica. Durante l’esibizione sono stati proiettati sullo schermo immagini di foreste e boschi al rallentatore per donare maggior carica atmosferica alla musica. Il pubblico non è rimasto pienamente soddisfatto e la band ha concesso un bis di due canzoni, questa volta accompagnati dal drummer turnista dei SòLSTAFIR, Hallgrímur Jón Hallgrímsson. Concluso il loro show escono dal palco, dando spazio al gruppo successivo. Il tempo per cambiare e testare i microfoni e parte un quarto d’ora di attesa, ben presto ripagata.

ÁRSTIðIR
L’aria in sala si fa impaziente. All’improvviso è buio totale. Delle luci blu intense si accendono quando salgono sul palco tre misteriosi musicisti incappucciati. Posizionati con le spalle al pubblico, iniziano a suonare una musica abissale. Chitarra e basso sembrano provenire dai meandri dell’Inferno. Il batterista picchia il tamburo producendo un ritmo tribale, mentre il bassista suona lo strumento con un archetto di violino come Jimmy Page. Dopo una continua e malata cacofonia di suoni, ecco una quarta figura comparire sulla scena. Ha un vestito consumato dal tempo con una gonna lunga. I capelli biondi sono scompigliati e coprono gran parte del viso. La sua voce echeggia come un lamento. Ed è così che la danese Amalie Bruun, in arte MYRKUR, dà inizio al suo show. Prima sua data in Italia, questa artista ricopre un tassello fondamentale nell’immenso universo del moderno black metal. Attiva dal 2014, ha sfornato un EP e due album, l’ultimo risalente a tre mesi fa. La maggior parte dei pezzi racchiusi nella sua scaletta sono dall’ultimo album, “Maredeit“. Tra i brani in scaletta che più mi hanno emozionato troviamo “Ulvinde“, “Onde Børn” , la spietata “Jag er Guden I er Tjenerne“, “Måneblôt” e una versione di “De Tre Piker” interamente cantata con il solo tamburo ad accompagnarla. Ha saputo dar prova di un’ottima presenza scenica e vocale. Ha usato tutto il suo corpo per esprimere pienamente la sua musica, come se fosse in uno stato di estasi mistica. Notevole è stata anche la sua esibizione con la chitarra elettrica, totalmente suonata a ritmo di zanzara. Un’ora e un quarto di show, purtroppo senza concederci un bis, lasciando poi posto agli headliner.

MYRKUR

Dopo una rapida sistemazione dello scenario, inizia il viaggio dei raggi crepuscolari di Reykjavík pronti ad offrirci un’altra ora di spettacolo indimenticabile, con il locale decisamente al completo. Non li avevo mai visti dal vivo prima d’ora e l’impressione che ho subito avuto è che rendessero ancora meglio rispetto agli studio-album. I SòLSTAFIR, talentuosi musicisti dai lineamenti giganti, sono stati in grado di trasferire sul palco l’intera esperienza musicale ultradecennale e la finezza dei loro dischi più recenti, in particolar modo dell’ultimo “Berdreyminn“, dal quale hanno proposto in scaletta i primi tre brani, “Silfur-refur“, “Ísafold“, “Hula” e la traccia “Bláfjall“. I SòLSTAFIR sono emotivi, pesanti, possenti, fragili, potenti, rinfrescanti, malinconici, pieni di speranza, ma anche di tristezza e solitudine. Impossibile rimanere indifferenti a pezzi così carichi ed emotivi come “Otta“, “Lágnætti“o “Fjara“. La scenografia è stata piacevole, con dei buoni giochi di luci, colori e proiezioni a schermo e con le lampadine che circondavano microfoni e strumentazione, un chiaro messaggio che mi permetto di interpretare liberamente, ovvero che anche nelle situazioni più difficili e desolanti, c’è sempre quel barlume di speranza. Nelle loro composizioni echeggia la magia islandese che mette in mostra una band che combina questa profondità emotiva con possenti suoni rock e metal e venature Viking, ricchi di riff taglienti e soffocanti, il tutto condito dalla splendida e malinconica voce del frontman Aðalbjörn “Addi” Tryggvason che, a fine spettacolo, è stato anche protagonista di una divertente esibizione in cui si è messo a camminare sulla stretta ringhiera della transenna per stringere la mano ai fan, compreso il sottoscritto, mantenendosi in equilibrio. Concludono il concerto con un classico come  “Goddess of the Age” e un omaggio a Bruce Dickinson, ritenuto dal frontman uno dei suoi cantanti preferiti. Anche questa volta non possiamo fare altro che andare a casa felici dopo l’ennesimo repertorio magico!

SOLSTAFIR