Dopo l’incredibile serata passata due sere fa in compagnia di una delle più storiche metal band di sempre (qui live report e photogallery degli Iron Maiden), ieri 18 luglio è stata la volta, invece, di una delle voci rock più famose: Steven Tyler. La location è la stessa – la suggestiva Piazza Unità d’Italia a Trieste -, lo stesso è il palco, e lo stesso è il tramonto mozzafiato sul mare.

Al mio arrivo rimango abbastanza sorpresa dalle sedie disposte su tutta l’area destinata al pubblico: è un concerto rock/country o di musica classica?
Per fortuna non c’è molto tempo per ragionarci su, perché alle 21.00 in punto ecco che sale sul palco la The Sisterhood Band.

Probabilmente ai molti sconosciuta (come lo era per me fino a ieri mattina quando mi sono sparata in repeat il loro album “Summer Setlist“), ma se si va a spulciare per bene si scopre che questo duo acustico, tutto al femminile, è composto da figlie d’arte: Alyssa Bonagura è la figlia di Kathie Baillie e Michael Bonagura dei Baillie & The Boys, mentre Ruby Stewart è la figlia di Rod Stewart.
La coppietta country è vincente nella sua semplicità con chitarra acustica e tamburello, facendoci immergere nella classica cultura country americana da film e da viaggio on the road. Sicuramente un’ottima colonna sonora.
Dopo un breve repertorio di circa mezz’ora/quaranta minuti – in cui non avrei voluto far altro che ballare sottopalco ma invece toccava restare seduti – il duo saluta calorosamente il pubblico triestino, dileguandosi allo stand merchandising per fare qualche foto e pubblicizzare il loro ultimo album.

Dopo un breve cambio di palco, l’attesa si presumeva fosse breve. Ma purtroppo non è stato così: abbiamo dovuto attendere quasi un’ora, tanto che si sono uditi alcuni fischi dalla platea. Il sole era ormai già sceso, e la mia birra terminata. Ma ecco che alle 22.20 si inizia, proiettando un video di foto e discorsi del frontman degli Aerosmith e permettendo ai numerosi membri della band di prendere posizione.

Appena le note di “Sweet Emotion” invadono Piazza Unità, è l’anarchia pura: la gente si alza in piedi, corre verso il palco, supera le linee divisorie dei vari settori, prende posizione sopra le sedie e inizia a ballare e urlare – con un certo dissenso da parte dei più anziani e di quelli della platea A che avevano pagato più di tutti il biglietto, a questo punto, per nulla. Ovviamente io non sono da meno dato che, ammetto, mi sono ben piazzata sopra una sedia a venti metri dal palco, e lì sono rimasta per tutta la durata del concerto.

Un boato di urla e applausi si è levato quando Steven Tyler ha fatto la sua apparizione, cantando poi tutti all’unisono il noto brano degli Aerosmith, seguito a ruota dalla bella “Cryin’“. Il pubblico è caloroso e Tyler ringrazia i fan italiani in varie lingue. Seguono poi due cover dei Beatles, con “I’m Down/Oh! Darling“, “Come Together” e altre. È poi il momento della nota “Jaded” seguita da brani come “Love Is Your Name” e “My Own Worst Enemy“, tratti dal suo album solista “We’re All Somebody from Somewhere” (2016).
Tyler pare in gran forma e a suo agio con il pubblico italiano, tanto da lanciargli l’armonica e alcuni braccialetti. Una breve pausa viene presa dal cantante per augurare un buon 31esimo compleanno alla sua ragazza, che fa salire sul palco per spegnere le candeline di una torta con sottofondo la classica “Happy Birthday“.
È poi la volta di una piccola perla: “Home Tonight“, eseguita da lui stesso al pianoforte. A seguire la classicissima “Dream On” cantata a squarciagola.
Dopo un breve saluto, la band sale sul palco per l’encore con l’istrionico cantante che sventola una bandiera italiana. Non poteva di certo mancare la mia preferita, “Walk This Way“, seguita a ruota dalla cover dei Led Zeppelin “Whole Lotta Love” a concludere questo formidabile concerto.
È stato veramente incredibile poter vedere, e soprattutto sentire, dal vivo uno dei più grandi cantanti degli anni ’70 e ’80 che con gli Aerosmith ha sicuramente contribuito allo sviluppo dell’hard rock e dell’heavy metal.

 

Foto di Simone Di Luca