Unica tappa italiana presso il Druso di Bergamo per la superband formata da Aldrich, Corabi, Lowy, Mendoza e Tichy.

Un appuntamento imperdibile che non ci siamo lasciati sfuggire. Il tutto anticipato da una bellissima chiacchierata con il loquace Marco Mendoza che a breve pubblicheremo, avuta durante un incontro con la stampa che si è tenuto presso il Rock’n’roll di Milano poche ore prima dello show. Restate sintonizzati su queste frequenze!

E’ risaputo che i The Dead Daisies sono una band esplosiva dal vivo, e in effetti non hanno affatto deluso le aspettative, anzi. A detta di molti questo è stato il migliore concerto che abbiano mai tenuto di fronte al pubblico italiano. Il tour europeo che stanno affrontando in questi giorni è la promozione del loro ultimo album “Live & Louder” uscito a metà maggio. Un album live che è la perfetta testimonianza della potenza dei loro show.

Il locale era pieno, il clima torrido interno però non ha fermato nessuno, tantomeno la band che non ha fatto nessuno sconto e si è scatenata fino all’ultima nota. Degna di nota la performance della prima band di apertura Stone Garden, bel piglio e grandissima carica nonostante fossero inscatolati in uno spazio piccolissimo, dato che il palco era già occupato da tutta la strumentazione delle altre band. Show entusiasmante con uno scatenatissimo Klod alla voce che per un attimo improvvisa anche un piccolissimo omaggio al compianto Chris Cornell!

Finalmente, dopo una forse troppo lunga esibizione della seconda band, gli Headless, è il momento dei The Dead Daisies, che uno alla volta salgono le scale per fare fuoco e fiamme sul palco del Druso. Nel frattempo il locale si è fatto ancora più pieno e caldo, quindi i fattori ci sono tutti per sudare e saltare a più non posso.

Si parte con Long way to go, Mexico, Make some noise (come se ci fosse bisogno di chiederlo!). La scenografia è quasi inesistente… solo un roll-up di sfondo con il nome della band. D’altra parte la band non ha affatto bisogno di effetti speciali, quelli ci sono già e imbracciano i loro strumenti! I successivi pezzi sono Song and a prayer, Fortunate son, We all fall down, Lock and load, Last time I saw the sun e dal palco è tutto un ammiccare, sorridere, strizzare l’occhio e regalare plettri, sorrisi e strette di mano a chiunque. L’atmosfera intima del club sembra essere congeniale alla band, sempre alla ricerca del contatto visivo e fisico con il proprio pubblico.

E’ arrivato il momento in cui il batterista rimane da solo sul palco e dà vita ad un assolo potente e acrobatico alla batteria, le bacchette volano ovunque, si rompono e la performance si conclude con Tichy che percuote le pelli a mani nude (in classico stile Bonham), strappando una marea di applausi e acclamazioni.

Ecco che gli altri tornano a imbracciare gli strumenti e si riparte con Join together, With you and I, presentazione dei vari membri, Mainline; tutto lo show è frammentato da vari accenni a famosissime cover, giusto per caricare ancora di più il pubblico già entusiasta, con pezzi tipo Helter skelter, oltre agli altri sopra citati. Highway star, La bamba (questo durante la presentazione del mexicano Mendoza, neanche a dirlo), Black night, Run to the hills, Dirty feeds done dirty cheap, Heaven and hell e Nobody fault but mine. Giusto per non farsi mancare proprio nulla.

Finito lo show la band si è resa disponibilissima ad incontrare i fan. Ai primi cento ingressi è stata infatti consegnata una tessera speciale per poter accedere al backstage per farsi firmare autografi e fare foto con loro, il tutto gratuitamente, perchè i The Dead Daisies sono così, bravi bravi in  modo assurdo e non se la tirano neanche un po’. Non si può proprio chiedere di più a una band che sul palco sa dare tutta se stessa.

Infatti il pubblico la ama.