“Some say the end is near.
Some say we’ll see Armageddon soon.
Certainly hope we will.
I sure could use a vacation from this bullshit three-ring circus sideshow of freaks.”

Con queste parole inizia la data austriaca per Maynard James Keenan e soci nella spettacolare Stadthalle di Vienna e per tutti i presenti accorsi a vedere questo evento dopo 13 anni di assenza dal suolo europeo. I TOOL sono i Tool nel bene e nel male. Non credo bisogni approfondire in questa sede chi sono o cosa hanno fatto/creato con la loro musica, ma resta il fatto che essendo in questi ultimo periodo nell’occhio del ciclone per indiscrezioni sull’uscita del nuovo album, i fans hanno seguito il concerto quasi come se fosse un rito sciamanico, esaltandosi per l’esecuzione dei vecchi pezzi e ascoltando attentamente quelli nuovi.
Dopo il breve intro di “Third Eye” ecco che la voce di Maynard fa impazzire tutta l’arena con l’inzio di “Ænema”: i suoni sono davvero perfetti, così come le proiezioni e luci che hanno accompagnato il gruppo per tutto lo spettacolo. Giochi visivi, mondi fantastici, immagini lisergiche  sono rimaste impresse negli occhi dei presenti cosi come le note proposte dal quartetto americano. In forma davvero eccelsa il gruppo continua con “The Pot” “Parabol” “Parabola” alzando l’asticella per ogni minuto che passa: riff pesanti, controtempi eseguiti alla perfezione, compatti e massicci. E’ il momento di un nuovo brano “Descending” che sara’ presente sul nuovo disco in uscita il 30 Agosto: il brano è molto lungo e particolare, come lo saranno gli altri due proposti durante la serata, e di difficile interpretazione. Menzione particolare va fatta per “Schism” dove il gruppo propone un extended bridge fatto al doppio della velocità, mandando in estasi tutti i presenti.
Maynard rimarrà sullo sfondo per tutta la durata dell’esibizione lasciando sul fronte palco Adam Jones e Justin Chancellor,  ma il vero mattatore della serata è sicuramente Danny Carey. Il suo drumming è ipnotico, magnifico e i suoni sono davvero incredibili. Vederlo suonare e incastrarsi perfettamente con quello che è il viaggio chiamato Tool è qualcosa di magico e indescrivibile: senza di lui non ci sarebbe l’alchimia che i nostri riescono a tirare fuori.

Si continua senza interruzioni con la nuova “Invincible” anch’essa lunga e strutturata per poi ripiombare nel passato con “Intolerance” ,”Jambi” e poi la meravigliosa “Forty Six & 2”.
Le luci si spengono e un timer di 15:00 minuti con relativo countdown appare sul tendone a copertura del palco.
Terminato il tempo di attesa ecco che Danny Carey rientra sul palco e con l’aiuto di synth e drum machine fa partire l’inizio della nuova “CCTrip”.
Per il gran finale ecco che i Tool ci propongono “Vicarious” con un extended Intro e Dulcis in Fundo  “(-) Ions/Stinkfist” anch’essa con un extended Bridge che manda completamente fuori di testa tutti presenti.
Attesi da 13 anni i Tool non hanno deluso le aspettative, ma al contrario hanno rafforzato la loro immagine iconica di gruppo fuori da qualsiasi stile o compromesso. Un concerto fantastico che resterà impresso per molto tempo nella memoria di tutti i presenti.

P.s. Ottimo anche il gruppo di apertura i Fiend, che purtroppo siamo riusciti a vedere solo per le due ultime canzoni.