Mentre scrivo ho ancora il ronzio nelle orecchie e l’adrenalina a mille.
Sono reduce da una serata al mio locale viennese preferito, il Viper Room, che dista pochi metri da casa e offre un’atmosfera assolutamente intima nonostante gli ospiti quotati. Questa volta è stato il turno di Tyr, Heidevolk e Dalriada…

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Quando arrivo la fila si estende lungo Landstraßer Hauptstraße. Decido di attendere che si riassorba stando un po’ in disparte. Il tour bus è piazzato proprio di fronte alla venue e noto immediatamente uno dei cantanti degli Heidevolk, il quale corre da una parte all’altra per predisporre quanto necessario.

La gente si affolla per scendere nei meandri del Viper. Il concerto è e rimane sold out, qualcuno se ne va sconsolato. Scendo anch’io e sgattaiolo in prima fila con la mia fotocamera.

Senza grandi cerimonie entra il gruppo d’apertura. I Dalriada vengono dall’Ungheria, e nonostante non siano di primo pelo, questo è il loro primo tour europeo. Presentano il loro nuovo album, “Nyárutó“. Il mix folkeggiante non è male, fa ballare.
La cantante, Laura Binder, saltella e volteggia, soprattutto sulle note di “Komamaskon e Ígéret“. Peccato la forte stonatura sulla parte lirica e la mancanza totale di strumenti tradizionali sullo stage. Trovo di pessimo gusto, oltretutto, che la ragazza si metta a imitare il movimento dell’archetto del violino.

DALRIADA

Finalmente è il turno di coloro che stavo aspettando ormai da settimane. Gli Heidevolk!
Al piacere della loro musica si aggiunge il fatto di averli intervistati lo scorso anno e di aver assistito ad un loro concerto allo Szene di Vienna.
Purtroppo noto immediatamente la mancanza del batterista storico, Joost. Il mistero viene svelato durante il concerto, quando Rowan – il bassista – ci informa che purtroppo non ha potuto prendere a parte al tour per motivi di salute assai importanti.
Per queste date lo sostituisce Kevin Van Den Heiligenberg, che si è dovuto imparare la scaletta in due giorni.

La questione è semplice: il gruppo è di quelli che su Spotify sono orecchiabili, ma dal vivo sono… dei mostri di bravura.
Coinvolgenti, divertenti, vari. Hanno le loro “mosse” classiche, come l’attacco di chitarre su “Einde Der Zege”, con gli strumenti in fila e diretti contro il pubblico.
I pezzoni ci sono tutti: “Wolf in My heart”, “Britannia” e “Winter Woede”. Ma il punto centrale di tutta la serata viene annunciato da una domanda: “Qual è l’animale di cui si parlerà nella prossima canzone?” Una ragazza in prima fila urla: “Un mammuth!” – “Hai passato il test!”
E via, si passa alla magnifica “Vulgaris Magistralis”. Per strano che sia, una cover (dei Normaal), ma una cover di estremo successo.
Fisso l’obiettivo sulla chitarra di Koen letteralmente colante sudore. Finito di fare qualche scatto, mi unisco ai miei amici per ballare sfrenatamente al suono di questo pezzo e di quello di chiusura, “Nehalennia”.
Gli olandesi ci lasciano con un inchino per fare spazio ai Tyr, ma avrei preferito che andassero avanti per un’altra ora.

HEIDEVOLK

D’altronde non so bene cosa aspettarmi dai Tyr dal vivo… gli album non mi hanno mai convinto. E il mio timore si dimostra realtà. Avrei un solo aggettivo per loro: noiosi.
Solo il bassista – Gunnar Thomsen – fa lo sforzo di incitare la folla, e per di più sembra un tipo estremamente simpatico. Heri Joensen, il famoso cantante e fondatore, invece, ha l’atteggiamento da diva.
Il tour accompagna l’uscita del nuovo album “Hel”, pubblicato a marzo: dell’album sono in setlist “Sunset Shore”, “Gates of Hel” e “Fire and Flame”. Album di cui molti hanno parlato in termini mediocri.
La grande capacità tecnica – che non posso comunque fare a meno di citare – non mi pare sufficiente a scaldare gli animi dopo l’attraente aggressività degli Heidevolk. E i fin troppo numerosi assoli a un certo punto cominciano a disturbarmi.
La reazione del pubblico è diversa, gran parte è venuta al Viper specificamente per loro. Beh, semplicemente non mi trovo in linea con l’audience. Appena finisce la setlist corro verso l’uscita e tanti saluti…

TYR

Tutto sommato, gran concerto in una venue come sempre meravigliosa proprio perché molto più intima dell’Arena o dello Stadthalle.
Mi spiace solo di non aver potuto bere una birra assieme al divertentissimo Joost, come l’ultima volta. Sono certa che alla prossima non mancherà… all the best!