Tra i festival Rock di rilievo in Italia nel periodo estivo non può di certo mancare il festival del Castello di Malpaga in provincia di Bergamo del Gruppo Giovani Cavernago, focalizzato in ambito Folk Metal.  Il MALPAGA FOLK & METAL FEST di quest’anno ha rivelato alcune sorprese, a partire dal primo giorno in data 28 luglio, di cui parleremo di seguito. Location davvero carina, ai piedi del Castello di Malpaga in mezzo ad una distesa di prato circondata dai campi di gran turco dove da un lato troviamo la platea che accompagna l’ingresso al palco non enorme, ma ben curato. Gli ospiti d’eccellenza della serata sono stati i TYR, gruppo Folk/Viking/ Progressive Metal proveniente da Runavìk nelle isole Fær Øer, protagonisti assoluti nell’unica data italiana di quest’anno con un live davvero ricco di epicità, canzoni su antiche storie pagane e un maestoso folklore che ha fatto scatenare tutti i presenti. A far da spalla ai faroesi abbiamo gli HERCUNIA, i CALICO JACK e gli EPHYRA.

A causa di un imprevisto ci siamo persi con grande rammarico la band di apertura, gli HERCUNIA, che hanno aperto le danze verso le ore 19.00. Arriviamo quindi a festival già iniziato, durante l’esibizione in corso dei CALICO JACK, band di Milano che unisce le sonorità dell’Heavy Metal anni ’80 con quelle del più recente Folk Metal Scandinavo, il tutto avvolto da atmosfere piratesche ispirate alle storie di capitan John Rackham e i canti marinari della tradizione anglosassone. Un gruppo nuovo per il sottoscritto, che mi ha fatto piacere scoprire e che ho potuto constatare aver portato aria di allegria tra i partecipanti.

Terzi in scaletta sono gli EPHYRA, band di Como dedita ad un Folk Metal con influenze Melodic Death Metal ed Epic Metal. Tra i membri di spicco vi sono sicuramente i due vocalist: Francesco Braga, con le sue linee vocali growl, potenti e aggressive che si contrappongono al canto pulito di Nadia Casali, che rappresenta gli aspetti più delicati e melodici della band. Il sestetto di Como spazia con la scaletta tra i brani dei loro due full-length “Journey” del 2013 e  “Along The Path” del 2015. Il sound è potente ma anche melodico, sostenuto dal robusto lavoro alle chitarre del duo Matteo Santoro/Paolo Diliberto, e scatena più volte il pogo tra gli spettatori. Un leggero peccato a mio avviso è la mancanza nella line-up ufficiale di strumentisti folk, le cui parti strumentali nel concerto risultano attualmente ancora registrate, ma ci attenderemo sviluppi futuri. Grandi applausi per la splendida “All At Once“, l’inno di battaglia di questo interessantissimo e divertentissimo gruppo, di cui mi dedicherò a seguire i prossimi progetti.

Tempo di una birra e quattro chiacchiere e giungono finalmente sul palco gli headliner di questa fantastica serata, i faroesi TYR capitanati dal talentuoso cantante e chitarrista Heri Joensen, una delle voci più particolari e personali del panorama Folk e con una timbrica che da un senso di nostalgia davvero unico, insieme a Terji Skibenæs (chitarra e cori) Gunnar “Gunz” H. Tomsen (basso) e Amon Djurhuus (batteria).

Joensen si prende giusto qualche istante per salutare il pubblico che conta qualche centinaia di persone per quest’unica data in Italia dei TYR, e si inizia subito con due grandi brani tratti dall’album “Land” del 2008, “Gandkvaedi Trondar” e “Sinklar Visa“, intonando subito potenti cori folkloristici in lingua danese che evocano i canti popolari e tradizionali dei loro antenati, accompagnati dalle melodie degli assoli di chitarra, limpidi e robusti. Si prosegue con “Blood of Heroes“, tratto dal più recente “Valkyrja” del 2013, insieme alla suggestiva “Grindavisan“, dato che ciò che rende suggestivo questo gruppo sono soprattutto le parti corali cantate in lingua originale. Con “Hold The Heater Hammer High” si scatena tra la folla il primo di una serie di wall of death, che rendono tutto più agguerrito e festoso allo stesso tempo. Lo show prosegue con “By The Light of The Norhern Star” e con uno dei brani più nostalgici, la splendida “Regin Smiður” la cui parte corale è stata a tratti cantata insieme da tutti.

Il concerto rimane successivamente abbastanza lineare tra pogo, moshpit e i cori del pubblico, con un wall of death dopo l’altro, anche per via dei suoni che risultano tutto sommato piacevoli senza disturbi: tra i pezzi citiamo “Wings Of Time“, la velocissima “Another Fallen Brother“, “By The Sword In My Hand“, la fortissima “Lady Of The Slain” sulle cui note notiamo il crowd surfing da parte di qualche fan e diverse altre tracce che fanno riferimento a diverse fasi del loro repertorio, anche se con grande rammarico mancano i pezzi preferiti dal sottoscritto. Tra gli altri brani di grande impatto possiamo citare la loro versione del canto popolare “Ramund Hin Unge“, tra i più amati del loro repertorio. Lo show si conclude poi con “Shadow of The Swastika” tra gli applausi di tutti e i suoni del corno. Posso senza dubbio affermare che per l’occasione I TYR sono stati una band più che azzeccata! Ma in questa fresca serata d’estate i festeggiamenti continuano ancora tra una birra e l’altra e i balli medievali con le cornamusa più l’ulteriore piacere, per chi scrive, di salutare e stringere la mano direttamente dal furgoncino pronto per la partenza a Gunz ed Heri, che si sono dimostrati molto gentili e disponibili!