Alzi la mano chi non si è mai lamentato della scena musicale italiana degli ultimi anni almeno una volta. Lo ammetto candidamente, in qualche occasione è capitato anche a me. Nella mia esperienza, per fortuna, sono stata puntualmente smentita dalle forme artistiche più disparate. Già da parecchi anni, i piemontesi UFOMAMMUT mi hanno convinta di come in merito a suonacci cupi, distorti ed allucinogeni non abbiamo proprio nulla da invidiare al panorama internazionale.

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Gli Ufomammut sono molto più che una band psychedelic sludge doom di ottima ed acidissima fattura. I suoi tre componenti (Poia si dedica alla chitarra, Urlo al basso e coerentemente con il suo nome alla voce, Vita dietro alle pelli) sono strettamente intrecciati con realtà artistiche di prim’ordine, come il collettivo di arti figurative Malleus Rock Art Lab e l’etichetta discografica Supernatural Cat (ove sono stati coinvolti altri nomi tostissimi come Lento, MoRkObOt, OvO). Inutile specificare che il trio ben beneficia di questo immenso potenziale creativo, occupandosi personalmente di ogni aspetto della produzione: copertine, grafiche, video (vi consiglio di sbirciarne qualcuno sul profilo YouTube del collettivo), effetti visivi, locandine, poster; i loro lavori, tutti a tiratura limitata, sono apprezzatissimi e richiesti da molti artisti di calibro mondiale. Di seguito verranno lasciati i contatti telematici per osservare da vicino il loro vasto catalogo.

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Il trio è salito sul palco senza fronzoli né gruppi spalla, impreziosito dal dj set a cura della controparte triestina dell’interessante progetto Vanessa Van Basten. Il locale piccino consente una partecipazione ed un coinvolgimento integrali del pubblico, l’ingombrante possenza degli Ufomammut spettina senza pietà anche le file più arretrate. L’impatto sonoro scatenato da Poia, Urlo e Vita rimbomba nelle orecchie dei presenti, mentre gli occhi sono riempiti dalle immagini allucinatorie proiettate sul maxischermo alle spalle della band (ricordate i video di cui parlavamo prima? Bene, si tratta proprio di loro!). Dalla prima fila, ho potuto scrutare per benino il palco, i bellissimi promemoria handmade con le strutture delle canzoni, amplificatori e valigette con tutti i pedali, alcuni dei quali custom, per cavare da quella manciata di corde le (dis)armonie lisergiche che caratterizzano il sound dei Nostri.
Il set principale ha percorso l’ultimo full-length degli Ufomammut, Ecate, uscito nel 2015 per la prestigiosa Neurot Recordings, etichetta indipendente americana fondata da membri di Neurosis e Tribes of Neurot, in cui il power trio è l’unica realtà a rappresentare il nostro paese. Ecate, come ci ricorda la band sul suo BandCamp, è l’antica dea greca dei tre mondi, quello degli umani, quello delle divinità e quello dei morti; ogni brano è allegoria di una manifestazione di Ecate stessa. La resa live delle tracce è di tutto rispetto, soprattutto tenendo conto della complessa stratificazione acustica che tale genere musicale pretende: gli Ufomammut sono dei veterani del palco e, nonostante l’ausilio di basi e computer, si configurano come un’eccellente band analogica, che fuori dallo studio di registrazione riesce ad esprimersi in modo ancora più potente. Oltre alle meravigliose distorsioni bassochitarristiche, nate da un incrocio tra una friggitrice ed una spada laser, colpisce particolarmente l’affiatamento professionale che il trio dimostra, dopo tanti anni comprensibile ma di certo non scontato. A seguito dell’encore, meritatamente invocatissimo, i musicisti si sono dimostrati grati, sorridenti e disponibili con il pubblico.

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Ho conosciuto gli Ufomammut nel 2007 e sono riuscita a vederli per la prima volta in concerto quasi dieci anni dopo. Certo, ci si mettono di mezzo sempre impegni personali e difficoltà negli spostamenti, ma ciò che mi ha sempre meravigliato è come la band suoni davvero a manetta in giro per l’Europa e negli USA, mentre in Italia le date non siano affatto assenti, ma il loro numero sia ben più sottile. In questi tempi bui in maniera quasi medievale per locali e concerti, mi viene dal cuore esortare il caro lettore a supportare le eccellenze artigianali nostrane (sembra quasi di dover parlare di gastronomia iggippì, invece guardaunpo’ è solo arte) e la possibilità di farle esprimere sempre di più nella loro terra.

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Un ringraziamento ad Andrea Simonetti per la gentile concessione della documentazione fotografica.

 

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