L’EResia Metalfest, evento che si tiene nella suggestiva Val di Resia in provincia di Udinem, arriva quest’anno alla sua quinta edizione che vede protagoniste diverse realtà locali e non della scena metal estrema. Il nostro Luca era presente all’evento anche in veste di musicista: buona lettura!

Arrivo alle 4 come accordato in precedenza, mentre sopra di me svettano le montagne incontaminate e un sole pallido avvolto da nuvole non ancora minacciose. Non faccio in tempo a chiedere indicazioni che vengo accolto dal personale che rapidamente mi mostra il palco, il backstage e aiuta nella compilazione dei moduli della SIAE. Finite le faccende burocratiche pianto la tenda e mi preparo per l’esibizione, mentre percepisco il nervosismo dello staff per via del ritardo di alcune band. Quando scocca l’ora saliamo sul palco, facciamo un soundcheck che, visti i ranghi minimi e l’assenza di basi, si rivela breve ma accurato.

Alle 18 spaccate, come da programma, comincia il festival con i Vitae ex Novo, dall’area di Cividale del Friuli, che hanno eseguito alcune canzoni inedite e promosso il primo EP “Fallen Utopia“, pubblicato l’anno scorso.

Scaletta:

  • Crownless King
  • The Crow’s Last Flight
  • Sherted by a Pale Cold Light
  • The Empty Tears of the Children
  • Eleven

È stato molto bello suonare su quel palco, e ritornando nel backstage abbiamo rivisto la qualità dell’esecuzione, rimanendo comunque soddisfatti. Penso però che il pubblico ricorderà di più la papera del chitarrista che sfonda la cassetta prestataci dalla direzione e ci rimane con il piede incastrato dentro durante l’ultima canzone, rimanendo comunque a tempo.

A seguire hanno suonato i Their, dall’Istria. Finito il soundcheck si tingono la faccia e alle 18:55 cominciano a suonare per una mezz’oretta: il genere è black metal di quello duro e puro, senza grandi fronzoli ma con blast pesanti. Nel frattempo il cielo si copre di nuvole ed inizia a cadere qualche goccia.

Scaletta:

  • Black Sun Light (Norgie Blast)
  • Ingraved
  • Histrian Thin
  • Shadows over Histria
  • Make a Fancy Moon (cover)
  • Sic Transit Gloria Mundi
  • Harvest

Con un forte accento simile al veneto hanno ringraziato l’organizzazione con cui si sono trovati bene ed apprezzato il posto spettacolare. Commenti simili sono stati rilasciati da tutti i gruppi, dimostrando che il festival è stato un successo anche dal punto di vista organizzativo.

Inizia a piovere seriamente durante il cambio palco, continuando per tutta la sera. Gli Hortus Animae, di Rimini, si presentano sul palco finito il soundcheck con il loro progressive black metal, e scherzano sul fatto che non sono riusciti a portarsi dietro il sole mentre un paio di metri davanti a loro si scatenava il diluvio. Hanno suonato alle 20:25 circa per 35 minuti circa, e hanno promosso l’ultimo EP, “There’s No Sanctuary“, suonando anche pezzi vecchi del loro repertorio.

Scaletta:

  • Locusts
  • There’s No Sanctuary
  • At the End of the Doomsday
  • Modley
  • The Mud and the Blood
  • Raining Blood (cover)

Nonostante la pioggia sono rimasti soddisfatti, anzi “la pioggia è stato un valore aggiunto al festival” dice il chitarrista “e complimenti a quei pochi che hanno resistito a vederci sotto la pioggia”. La cover, poi, è stata un omaggio per i trent’anni di Reign in Blood hanno aggiunto, e visto il clima era una canzone azzeccata.

Con il cambio palco la pioggia si riduce in intensità, per poi riprendere con tanto di tuoni e qualche lampo, e gli Aganis, di Gorizia, hanno suonato alle 22:25 per 40 minuti. Il genere è una mistura di black e doom metal, cantata tra l’altro in italiano.

Scaletta:

  • Intro
  • La Presa di Coscienza del nostro Destino
  • Domina Oriens
  • Il Carso a Novembre
  • Negli Occhi della Regina
  • Aries

A fine esecuzione la soddisfazione era palpabile e l’idea di ritornare era molto gettonata tra i componenti. Inoltre sono stati i primi della serata a usare coreografie quali le candele e un paio di stendardi.

Verso le 23 la pioggia ha cominciato a ridursi sempre di più fino a smettere del tutto per poco tempo, e il terreno era ormai saturo d’acqua. Ciononostante, molte persone si sono riunite intorno al palco per assistere ai Nocturne, provenienti dalla relativamente vicina Austria, che hanno suonato per circa un’ora scarsa black metal con una forte componente melodica, anche se un po’ troppo omogenei all’inizio.

Scaletta:

  • Seven Days Are
  • He before When the Sky Shakes
  • Udinbak
  • Pent em Kerh
  • Ama Lilith
  • Victory of Fire
  • Age of Tam-Te
  • All Love is Gone
  • Eleven

Anche gli austriaci erano soddisfatti, unico rammarico il clima variabile.

L’ultima ondata di pioggia pesante si è avuta con l’inizio dell’esecuzione dei Darkend, provenienti da Bologna, per poi concludersi del tutto sul finale lasciando solo un clima piuttosto rigido per la stagione, ma che in montagna è la normalità. Il rituale in apertura (per il quale avevano indetto una selezione per una valletta) si è svolto senza intoppi. Nel complesso hanno suonato symphonic nlack metal, portando alcuni pezzi dell’ultimo album pubblicato l’anno scorso, “The Canticle of Shadows.

Scaletta:

  • Il Velo delle Ombre
  • Clavicula Salomonis
  • A Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm parte I)
  • Breathing Plague Into Stars
  • A Passage Through Abyssal Caverns (Inmost Chasm parte II)
  • Of the Defunt
  • Congressus Cum Daemone

Nonostante la distanza i componenti conoscevano già il festival, unica pecca il clima ingeneroso. Finisco le ultime cose e approfitto di una delle peculiarità di questo festival: puoi incontrare tranquillamente le altre band, scambiarci due parole davanti a una birra e in alcuni casi magari scopri che hai piantato la tenda accanto alla loro, se sei fortunato. Si va avanti fino alle tre, poi cala il silenzio e l’oscurità temperata dal picchiettio degli ultimi residui di pioviggine e dalla luce lunare.

 

Il giorno dopo il sole splende in piena potenza, mostrando al meglio agli ospiti il panorama mozzafiato della valle del Resia. La giornata passa veloce, alcune band venute da lontano ripartono per casa mentre per terra è già asciutto e pulito. Partono alle 18:20 i Manoluc, da Gemona, e la cosa che li ha distinti dagli altri erano un paio di amici dietro e con i quali interagivano durante l’esecuzione.

Scaletta:

  • The Sun of Value
  • The Main Parasite
  • Infected Communication
  • Ouroboros Corporation
  • The Triumphal March of Nothingness
  • The Sheperd and the Snake

Il genere spazia dal thrash al death, con una punta di core, il tutto promuovendo l’album di esordio “Carcosa“.

Alle 19:15 sono partiti i bresciani Eisen, che sfoderano una mistura sperimentale di Trap Industrial Metal, molto orecchiabile. Subito prima di cominciare hanno issato una bandiera dell’Unione Europea riscuotendo molte perplessità tra il pubblico e l’ostilità di alcuni già brilli. Hanno promosso il primo EP “1536“, finito di suonare dopo mezzora.

Scaletta:

  • Blood on th Wings of a Butterfly
  • Scream of Sorrow, Tears of Blood
  • Forsaken
  • Black rose
  • Anaconda
  • Ithallian Stallions

Anche loro conoscevano da tempo il festival, quindi non hanno avuto problemi né ad arrivare né ad ambientarsi. Per quanto riguarda la bandiera, l’idea è stata del chitarrista che, vista la vicinanza del confine, ha voluto simboleggiare l’importanza di instaurare un rapporto di fratellanza tra i popoli.

Subito dopo sono saliti sul palco i Chaos Plague, da Como, cominciando a suonare alle 20 in punto per una mezz’ora abbondante. È stata la prima volta che ho visto un basso con più corde della chitarra, e le usava tutte in giri degni del genere eseguito, progressive death metal. Inoltre hanno mostrato sul palco una grinta impressionante.

Scaletta:

  • I, Annhilation
  • Fall of Reason
  • (In)Balance
  • Ubermensch Path
  • Collision of Entities

Dal lato umano sono stati estremamente disponibili e sono rimasti particolarmente colpiti dalle dimensioni del backstage e dalla disponibilità dei fonici.

Alle 21:15 cominciano i padroni di casa, gli HellMetAll, che approfittano per annunciare il ritiro dalla band del cantante bassista Marjan Pascolo dopo 5 anni: il pubblico ha voluto rendere tributo rispondendo entusiasta alle canzoni classiche del repertorio.

Scaletta:

  • Molodina Jana
  • Dežgracija Na Ne Maj Spim
  • Smo Bili Pustili Našehiše
  • Za naša Zemljia
  • Mein Atem Iskiojeg
  • Afrika
  • Kanin
  • Kane Zabit

“È stata una grandissima soddisfazione il concerto, che alla fine quando ci si ritrova 200 persone che si divertono si può già considerare un successo, senza che si espanda troppo” dichiarano a caldo. Inoltre hanno ringraziato gli altri gruppi considerandoli molto validi. L’unica pecca è stato il clima variabile, hanno continuato, ma quella sera ha tenuto bene; in effetti l’unica nuvola davvero minacciosa è rimasta bloccata dal monte dietro il palco. Marjan ha spiegato che per via di impegni deve lasciare questo gruppo, e che presto verrà annunciata la nuova formazione della band, per cui si andrà avanti senza lui. Un addio sofferto, visto che era l’unico gruppo in cui cantava in slavo.

Da Monaco di Baviera arrivano a suonare i Waldgeflüster alle 22:35 per un’ora esatta. Ci sono stati un paio di fischi dai microfoni ma nel complesso è stata un’esecuzione spettacolare e il pubblico ha apprezzato molto, tanto da considerarli uno dei migliori gruppi black metal del festival.

Scaletta:

  • Weltenwanterer
  • Trümmerfestung
  • Fichtenhain
  • Herbs Belief das Land
  • Und Immer wieder Schnee

Sono rimasti sorpresi dalla disponibilità del personale e dall’organizzazione, e sono stati molto soddisfatti della serata.

Arrivano gli headliner, i Node, provenienti dalla Lombardia, nel corso del loro tour internazionale per “Cowards Empire“. Senza dimenticare pezzi degli album precedenti iniziano a tuonare a mezzanotte e dieci death metal molto tecnico. Chiedono spesso risposta dal pubblico, e la risposta è stata potente visto il numero di persone presenti che si aggiravano intorno a 200 solo di fronte al palco, senza contare quelli sotto il tendone e rintanate nelle tende.

Scaletta:

  • No reason
  • Death Redeems
  • Lambs
  • Old Nick
  • Watcher
  • Average Voter
  • Rebel Yell (cover)
  • Liar.com
  • The Truck
  • Shotgun Propagande
  • As God Kills
  • Das Capital

bis:

  • Rebel Yell

Verso la fine del concerto Gary d’Eramo mostra il suo lato umano e ringrazia il pubblico calorosamente dicendo che “ci avete fatto tornare il sorriso dopo molto tempo”. Nel backstage, a fine concerto, ha confermato di aver apprezzato una risposta così vivace. L’assenza che però è saltata all’occhio è stata quella del bassista, che mi spiegano aver smesso di suonare a dicembre e aver deciso di aspettare prima di prenderne un altro. Inoltre, un loro chitarrista ha dovuto andare in Germania per lavoro, e una possibilità era che quando sarebbe tornato (autunno 2017) Gary sarebbe passato al basso. L’album nuovo? “Si tratta di un album che tratta della crisi di valori dei giorni nostri e dei difetti della società odierna, come ad esempio il fenomeno dei leoni da tastiera, dove chiunque da una tastiera può dire quello che vuole senza un vero confronto. Finora è stato accolto molto positivamente dalla critica, e questo non può che farci piacere”

Sono partito la mattina dopo aver salutato i colleghi che rimanevano anche per i giorni successivi e sono tornato a casa. Spero di tornare l’anno prossimo.