Svezia e death metal, un connubio che è sinonimo di musica di qualità, e se lo stato scandinavo ha sempre ottenuto molte approvazioni nella scena internazionale, parte dei meriti va anche ai Vomitory. Il gradito ritorno in Italia della band da Karlstad, a sei anni dall’ultima apparizione in terra nostrana, coincide anche con il trentennale della loro formazione: con lo show che è reso speciale proprio da questo elemento. In supporto ai quattro svedesi, per l’occasione, troviamo due opener italiani: ovvero Innerload e Crisalide, insieme a due ospiti internazionali: i tedeschi Sacrilegious Rite e gli Infernal Execrator, da Singapore, entrambe band alla prima apparizione nella penisola.

I primi a salire sul palco del Novak sono i locali Innerload con il loro heavy metal che, per quanto possa definirsi uniforme ai classici del genere, contiene comunque passaggi meritevoli e qualche accenno a sottogeneri affini, due elementi che rendono lo show appagante . La setlist prende forma considerando entrambi i loro album, il debutto “React”, datato 2011, e il più recente “Again”, uscito recentemente.
Quello del quintetto è uno show discreto, che si fa ascoltare e apre le danze della serata in modo umile e intrigante, presentandoci una realtà niente male.

Tempo di un veloce cambio palco e arriva il momento dei Crisalide, che con la loro proposta aumentano il livello di violenza e aggressività trasmesso, con un insieme di thrash e death metal molto accattivante. La formazione vicentina è attiva da ben venticinque anni, ma non è mai stata in grado di comporre musica con regolarità. Per delle motivazioni che probabilmente derivano dai continui cambiamenti di formazione, “Dark Inside”, uscito ad aprile, è il primo disco della band dopo una demo risalente al 1996.
Però, poco importa, per quanto sia carente la discografia in studio del quintetto, la resa dal vivo dei loro brani è degna di nota, ed è questo ciò che conta per l’esito della serata. Riff spaccaossa, precisi e vari, che per mezz’ora convincono e danno una buona impressione sui Nostri. Tra le varie composizioni eseguite, c’è anche spazio per un paio di brani dei Sepultura, tra cui la celebre “Roots Bloody Roots”.

Durante l’esibizione dei Sacrilegious Rite la serata prende una svolta verso l’occulto e il misterioso. Con il loro death metal intriso di elementi black, la formazione attira l’attenzione e offre quaranta minuti dell’arcano e della violenza sfacciata. Anche in questo caso, stiamo parlando di una band esperta. L’unico album rilasciato dal gruppo è “Summoned from Beyond” (2017), e la maggior parte della setlist si concentra su di esso, ma tale produzione è affiancata da vari EP e altri lavori che nel corso degli ultimi anni hanno dato diverse occasioni ai tedeschi per far parlare del proprio nome.
Di realtà interessanti in ambito black metal ce ne sono molte in Germania, ed è un peccato che i Sacrilegious Rite non siano mai stati particolarmente considerati come nel caso di altri colleghi, in quanto durante questo concerto hanno dimostrato le loro buone capacità.

La scena asiatica non sarà la più fornita e ampia in ambito internazionale, ma talvolta sa offrire sorprese e realtà da tenere sott’occhio; gli Infernal Execrator sono tra queste. La band da Singapore, infatti, attira molte attenzioni su di sé e si fa notare anche per l’interazione con i presenti e la loro costante risposta. La strada seguita dal punto di vista musicale non si discosta particolarmente da quanto abbiamo potuto sentire in precedenza con i Sacrilegious Rite, con l’unica divergenza che si può constatare nella maggior rilevanza degli elementi black metal, che coi tedeschi erano solo un contorno.
Ad Infinitum Satanic Adherent” (2014) e “Obsolete Ordinance” (2018), due album della band, sono produzioni che in studio hanno fornito offensive dirette e sregolate, con la resa dal vivo dei nostri che genera le stesse sensazioni. Violenza pura, blasfema e imponente quella che viene trasmessa dagli asiatici, che non potrà vantare molta originalità, ma certamente ha un valore da non sottovalutare. Promossi anche loro.

Arrivato il momento degli headliner si sente l’atmosfera di nicchia del concerto. I presenti non sono di numero notevole, però è percepibile il supporto nei confronti degli svedesi e il coinvolgimento per tutta la durata del concerto. Sotto questo punto di vista, le modeste dimensioni del locale giocano quasi a favore, rendendo ancora più intimo il rapporto tra pubblico e musicisti. Come detto in apertura, i Vomitory hanno un ruolo di rilievo nella scena death metal internazionale, e la recente reunion dopo una pausa durata per cinque anni (2013-2018), ha attirato ulteriori attenzioni sul loro nome.
I Nostri salgono sul palco e senza esitazioni iniziano a macinare death metal di ottima qualità, imbastendo un concerto che si può considerare come una sorta di omaggio alla loro intera carriera, non essendo concentrato su un periodo preciso di essa.
Oltre alle classiche “Revelation Nausea” a “Terrorize Brutalize Sodomize”, la scaletta non disdegna qualche brano più ricercato, come “Perdition”, estratto direttamente da “Raped in Their Own Blood”, loro primo album, con la precisione e il suono granitico che rimangono invariati per tutta l’esibizione. Si chiude con “Chaos Fury” l’ottimo concerto degli svedesi, che si sono nuovamente dimostrati una garanzia anche dal vivo. Trent’anni di carriera onorati al meglio, e al quartetto va ogni merito per aver raggiunto risultati notevoli in questi tre decenni.