E fu così che, carico di postumi accumulati nel weekend, ancora con le campane nel cervello e la faccia accartocciata ma motivato dalla presenza inebriante della mia donna e dalla voglia di rivedere gli amici Rotting Christ (nonché dai doveri di stampa nei confronti della webzine), raggiunsi il Live di Trezzo giusto in tempo per sbevazzare qualche birra con dei fratelli giunti da Campobasso ed entrare in perfetto orario per vedere iniziare lo show dei Profanatica.

Il locale già bello pieno mi facilita le cose e, dopo un paio di pezzi eseguiti dalla band e un altro paio di birre bevute insieme ai tantissimi amici incontrati nella mischia, riprendo finalmente coscienza di me e mi rendo conto che i Profanatica stanno facendo il loro sporco lavoro, supportati dall’acustica perfetta del locale e dalla precisione esecutiva dei musicisti.
Il loro sound mi ricorda molto i Mortuary Drape e mi riporta alla memoria vecchi fasti di tempi lontani, in cui il black metal e il death si stringevano la mano. La situazione sul palco è un po’ statica forse anche a causa del fatto che il cantante siede dietro la batteria ma ciò non impedisce al pubblico di dare un’ottima risposta. Il set dei Profanatica fila liscio, tanto che quando arriva il momento dell’ultimo brano mi dispiace pure un po’ che abbiano già finito.

Nel frattempo la gente aumenta e l’aria comincia ad essere calda al punto giusto per accogliere i Rotting Christ. I ragazzi non si fanno attendere e da lì a poco si scatena l’inferno. I brani si susseguono senza dare fiato al pubblico che non si fa pregare e inizia a darsi da fare come si deve. Sakis e compagni ne sparano una dopo l’altra, per toccare il top con la storica “Societas Satanas“, brano che racchiude l’essenza della band e che mi obbliga ad uno scapocciamento selvaggio.
Themis Tolis dietro ai tom se la viaggia come un percussore e ovviamente Vangelis gli sta sotto senza perdere un colpo, la sezione ritmica è una bomba e comprime tutto alla grande. Anche le ultime produzioni, un po più melodiche ed atmosferiche, rendono un sacco e la gente sembra apprezzare.

Così che ben presto è già tempo di lasciare spazio agli headliner. Intanto che l’allestimento del palco cambia e viene fatto il line check io mi imbosco a sbevazzare birra e a fumare sigarette fai da te insieme a Sakis e Themis (era un sacco che non ci si rivedeva) e mentre sono lì che chiacchiero bello felice, mi accorgo che i Watain sono saliti sul palco ed hanno iniziato il loro set.
Corro dentro appena in tempo per vederli finire la prima canzone, e rimango allibito. Al di là del locale al quale è quasi impossibile muovere critiche, la coreografia sul palco è davvero suggestiva: tridenti e catene si stagliano su uno sfondo rosso sangue, coni di luce in perfetta sincronia con la musica inquadrano ora un musicista ora l’altro non lasciando nessuno dei cinque privo del suo momento di individuale e solenne celebrazione. Il set è una palata nei denti anche per chi come me, dopo un paio di canzoni, del black metal si è già rotto le palle.

È difficile riassumere ma i Watain, che di norma su disco mi fanno passare la voglia di vivere, dal vivo mi colpiscono diritto in faccia come un treno nei denti. I brani del nuovo “Trident of Wolf Eclipse” (qui la nostra recensione) rinnovano l’estremismo spoglio abbandonato col precedente album, riportando la band all’originale violenza black metal amata dai puristi del genere, senza comunque abbandonare la ricerca sonora e la sperimentazione nel riffing già intrapresa precedentemente. Il sound è massiccio, ruvido ma allo stesso tempo definito e credo di poter affermare che la band ne vada fiera e ci si ritrovi alla grande vista la passione con cui eseguono i brani di quest’ultimo lavoro. Bassista e chitarrista solista hanno la mia più totale ammirazione, se non per la tecnica quanto per la presenza, anche se devo dire che la band in toto ha dato il meglio di sé. L’unico punteggio basso lo dò a Erik Danielsson, del tutto oscurato dal carisma di chitarrista e bassista: sembrava più una ragazzina spaventata che un demonio da palco. Per il resto, suoni pazzeschi, luci e palco inappuntabili.
Un sincero complimento va all’organizzazione dell’evento e al locale, vere star della serata insieme ai Rotting Christ.