Lunedì sera noi di Metalpit.it eravamo super carichi! Non contenti di aspettare fino alle date di Bologna e Roma, ci siamo spostati oltreconfine a Lubiana (Slovenia) per portarvi un’anteprima di un trio incredibile: i WINTERSUN, che avevamo potuto vedere recentemente al Colony Open Air di Brescia, insieme ai connazionali Whispered e gli italianissimi Black Therapy.

Arrivati al locale con circa una ventina di anticipo rispetto l’inizio previsto del concerto, ci prepariamo dirigendoci verso il bar occupando le mani con una bella birra fresca (per assicurarci di essere sempre ben lucidi).
Il locale è semivuoto, ma alle 19.00 spaccate, con le note inziali dell’intro Tears of Innocence dei Black Therapy, la gente comincia a raggrupparsi. In the Embrace of Sorrow, I Smile sarebbe dovuta partire col botto, ma sfortunatamente vi è stato qualche problema tecnico (probabilmente legato alla batteria). Sembrava tutto risolto: l’intro viene fatto ripartire e finalmente parte il brano che dà nome all’ultimo full length. Ma non è proprio serata! Il microfono non funziona e, mentre la band continua a suonare, il cantante cerca di risolvere il problema finché non riusciamo ad udire tutti la sua voce.
Dopo questi problemi tecnici abbastanza infelici, che il pubblico ha accolto con un applauso incoraggiante, è tutto filato liscio. Dopo aver proposto un paio di canzoni dal vecchio repertorio, i Black Therapy ci riportano all’ultimo album con She, The Weapon per poi terminare con la classica e bellissima cover di Mad World di Gary Jules. Una foto ricordo conclude l’esibizione dei nostri connazionali che, a parte i problemi tecnici riscontrati all’inizio, se la sono cavata davvero bene.

BLACK THERAPY

Sulle note di Chi No Odori veniamo richiamati all’interno del locale ormai semipieno. I Whispered fanno la loro entrata di scena in abiti da samurai e facce pitturate, con Strike! che squarcia l’atmosfera e scalda gli animi di tutti! L’accoppiata di cantante e bassista, che subentra in alcune parti di growl, è incredibile. Il chitarrista se ne sta più in disparte ma ci regala un assolo mozzafiato, tecnico e preciso.
Si prosegue rimanendo sull’ultimo album “Metsutan – Songs of The Void” (2016), con Exile of The Floating Worlde Kensei. È poi il momento della conosciuta Sakura Omen che lascia tutti senza fiato, sia per la grande destrezza del chitarrista solista Mikko Mattila, sia per le luci rosse (super trash) sparate sulla chitarra del cantante Jouni Valjakka.
Con Lady of the Wind e Hold the Sword torniamo all’album “Shogunate Macabre” (2014), per poi concludere in bellezza con Victory Grounds Nothin. Anche per loro foto ricordo, dopodiché la band originaria di Tampere ci saluta.
Personalmente avevo una grande aspettativa per questa band, ed è stata più che ripagata! Grandissimo carisma e tanta simpatia, in particolare da parte del bassista Kai Palo che non smetteva di sorridere al pubblico.
L’adrenalina al Cvetličarna, ormai riempitosi completamente, è quindi alle stelle. Tutti pronti per gli attesissimi headliner!

WHISPERED

Le luci si fanno soffuse e le prime note di Awaken from the Dark Slumber (Spring) accolgono uno ad uno i membri dei Wintersun! A gran voce viene acclamato il cantante e frontman Jari Mäenpää che saluta i calorosissimi fan. La new entry Asim Searah (chitarra) ha una bellissima presenza scenica, che va a bilanciarsi con l’atmosfera della band e la carica di Jari.
Dopo questi incredibili 15 minuti, veniamo catapultati ai ritmi più power del 2004 con Winter Madness che viene cantata dai fan e si intravede addirittura qualcuno che fa crowd surfing. Segue la classicissima Beyond the Dark Sun con cui la gente non riesce a trattenersi dal pogare! L’atmosfera è davvero carica, tanto che Jari si nasconde dal chitarrista Asim Searah, gli ruba un plettro e lo lancia alla folla.
È poi il momento di una delle mie canzoni preferite: la lenta e melodica Death and The Healing, durante la quale nessuno riesce a trattenersi dal cantare a squarciagola la melodia suonata dal chitarrista solista Teemu Mäntysaari, sempre coinvolgente e preciso. L’equilibrio tra le voci di Jari, Teemu, Jukka e Asim lascia senza fiato!
Inevitabile pogo ed headbanging quando parte Sons of Winter and Stars, che ci porta un passo avanti all’album “Time I” (2012). Torniamo ad ambienti più candidi e freddi con la mia preferita dell’ultimo full length: Loneliness (Winter). L’atmosfera dipinta di blu viene illuminata dalle luci dei telefoni che si muovono a tempo e accompagnano i lenti riff di chitarra e la voce di Jari, che non fa altro che sorprendere con la sua grande e precisa estensione e versatilità. Inoltre, a gran sorpresa, si unisce a lui il bassista Jukka Koskinen con i growl più bassi e gravi.
Un ultimo tuffo nel passato con Starchild pare faccia concludere la serata. Ma la band rientra acclamata dal pubblico a suon di “Wintersun! Wintersun! Wintersun!”. Ci regalano così Time, ultima canzone del lotto.
Inutile dire che è stato un concerto fantastico. La band era in ottima forma, sono stata piacevolmente stupita da tutti i membri che pare abbiano trovato un equilibrio perfetto (anche se mancava il batterista Kai Hahto a causa di un infortunio, sostituito da Rolf Pilve degli Stratovarius).
Consigliatissima la presenza alle date di Bologna e Roma!

WINTERSUN