Un’umida serata in Slovenia, due finlandesi che fanno casino come se fossero in cinque, canti spiritual e black metal: questi sono gli ingredienti della data dello scorso lunedì che gli Zeal & Ardor hanno tenuto insieme ai Nyos all’Orto Bar di Lubiana. Dopo le due date nel nostro Paese, quella di lunedì è la prima esibizione in terra slovena: il piccolo locale è comunque piuttosto gremito, a dimostrazione dell’impatto che Manuel Gagneux e soci hanno avuto sul pubblico con la loro personalissima proposta.

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Ad aprire le danze sono i finlandesi Nyos, un gruppo di cui non mi ero neanche premurato di ascoltare qualcosa in anticipo: una piacevole scoperta, quindi, quella del post-rock frammisto a elementi più intricati di stampo math proposta da Tom Brooke (chitarra) e Tuomas Kainulainen (batteria). I due ragazzi si lanciano in un’esibizione fatta di loop di chitarra sovrapposti e parti di batteria veloci e contorte, qualcosa di grande effetto dal vivo ma la cui efficacia su disco è da valutare, trattandosi di un genere ad elevato potenziale di monotonia. Dopo aver iniziato un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, riescono comunque a recuperare tempo finendo in perfetto orario e lasciando una buona impressione quantomeno al sottoscritto.

NYOS

Dopo una buona mezz’ora a sistemare luci e quant’altro, tutti ci rendiamo conto di come il palco sia troppo piccolo per gli Zeal & Ardor. Nato per scherzo come progetto di Manuel Gagneux, l’artista americano si è circondato nel tempo di una schiera di musicisti, trasformando la band in un sestetto, con gli uni che rischiano di pestare i piedi agli altri in contesti simili. Poco male, perché tutto ciò si traduce in un’intensità invidiabile che scaturisce dal mix esplosivo di black metal, canti spiritual e (sul primo disco) elettronica spudorata. Gagneux è affiancato dai due coristi, autori di ottime prove, lungo una nutrita scaletta che prende a piene mani da “Devil Is Fine“, una vera e propria scheggia impazzita, e il secondo, più maturo “Stranger Fruit“.

Le note quasi dubstep di “Sacrilegium I” ci introducono a un set quasi senza soluzione di continuità, in cui il frontman si prende soltanto pochissimi secondi per ringraziare di cuore il pubblico molto partecipe. Furia bieca e solennità spiritual sono perfettamente equilibrate nei vari pezzi, con Gagneux che si destreggia perfettamente tra urla viscerali e cantato melodico che si armonizza alla perfezione con quello di Denis Wagner e Marc Obrist. Momenti di elevata intensità, con il pubblico completamente rapito, si realizzano durante pezzoni come “Blood in the River“, che ci trasporta nella vecchia America sudista, o “Gravedigger’s Chant“, ma la scaletta nella sua interezza non conosce punti deboli: ci sono le derive avantgarde di “Children’s Summon” e quelle quasi blackgaze di “Built on Ashes“, fino all’esoterismo esplicito di “Baphomet“.

Una serata con ben poche sbavature, più che altro legate a motivi tecnici: se da un lato i giochi di luce suggestivi e l’esecuzione non hanno deluso, dall’altro qualche problema ai suoni ha compromesso le prime tracce in scaletta, con lo scream di Gagneux inesistente così come la sua chitarra, coperta da quella di Tiziano Volante. Il poco spazio a disposizione ha inoltre fatto sì che la bassista Mia Rafaela Dieu fosse sempre defilata e in ombra, con poche note (ma di elevato spessore) udibili nel marasma generale.

Poco male, però: band visibilmente soddisfatta per l’accoglienza calorosa, pubblico ancora più soddisfatto per lo show di uno tra i gruppi più originali degli ultimi tempi, dal quale ci aspettiamo ancora grandi cose.

Setlist:

Sacrilegium I
In Ashes
Servants
Come On Down
Blood in the River
Fire of Motions
Waste
Ship on Fire
Stranger Fruit
Row Row
Cut Me
Gravedigger’s Chant
Children’s Summon
Built on Ashes
We Can’t Be Found
Coagula
Don’t You Dare
Devil Is Fine
Baphomet

ZEAL & ARDOR