In Canada solo la divina Céline Dion ha fatto meglio di lei. Un’intera generazione la ricorda come l’idolo della gioventù, la principessa più ribelle di sempre che crescendo ha abbandonato il suo carattere da maschiaccio in favore di un atteggiamento molto più kawaii (carino N.d.R.). Due divorzi alle spalle, una malattia, il complotto che la vede sostituita da una sosia già dal secondo album, milioni di copie vendute e di views guadagnate, bonaggine da vendere: insomma, Avril Lavigne ha proprio tutto per far parlare di sé.

Dagli inizi rock-punk ne è passata di acqua sotto i ponti per la nostra poliedrica artista. In molti attendevano una virata su generi più pesanti, anche se la nostra biondissima Avril ha sempre preferito optare per brani più dolci e scanzonati, almeno fino a “Bad Girl“, dove la collaborazione col reverendo Manson ha acceso una vera speranza per una Lavigne Industrial Rock. Che la ragazza sappia graffiare con la voce lo sappiamo da quei 30 secondi di “I Can Do Better” dove stringe le corde vocali, quindi non ci sarebbe stato nulla di male.

Head Above Water” ultima travagliata fatica della canadese uscita per BMG, deluderà gli animi dei rockettari più intransigenti. I venti musicali soffiano in altre direzioni e, nonostante il contributo di un rockettone come Chad Kroeger, Avril ha deciso di lasciarsi trascinare. Chi ha la memoria forte ricorderà quanto “Smile” avesse preso l’andiamo delle canzoni dell’estate, neanche che la Motherfucking Princess si fosse trasformata in Paris Hilton, ma tant’è. Quello che tira oggi sono il pop intimista e le contaminazioni (t)rap, sicché i paragoni col mondo metal si sprecano.

Head Above Water“, singolo da 60 milioni di views, è una bomba assoluta il cui inizio è capace di sciogliere persino i ghiacciai più antichi. La voce osa volare vicino alle vette della divina Dion, almeno finché nel ritornello si assiste al pezzo catchy che tanto ci rimanda a “Breathe Underwater” di quei gran pezzi di trasformisti dei Bullet for My Valentine. Sempre d’acqua si parla. Un caso? Io non credo. Col singolo “Dumb Blonde” invece abbiamo un chiarissimo riferimento ai Within Temptation feat. Xzibit di”And We Run“. Il pezzo funziona, è arrogante come un collanone d’oro col simbolo di valuta e Nicki Minaj getta benzina sul fuoco. Un discreto inno alla potenza femminile e al suo intelletto.

Ma è con “I Fell in Love With The Devil” che il cuore metallico sussulta. Intro di archi che evoca la fantastica “Hurra – Wir Leben Noch” dei mastodontici Megaherz, ma no, la bionda più bella del mondo non vuole proprio concederci la grazia. Parte un pianoforte malinconico, poi vocalizzi sofferti e un ritornello che perde pressione. A questo punto la pazienza del metaller italico ha già raggiunto i livelli di guardia. Un po’ come nei film dove si deve scongiurare la fusione del reattore nucleare di turno.

Ma Avril Lavigne non è una sprovveduta e ci caccia due citazioni sornione. “It Was In Me“, col suo intimismo alla Elton John, e di nuovo la canzone dell’estate alla Paris Hilton, “Souvenir” (che, tra l’altro è bella un botto). Andando avanti nel disco si trova di tutto: contaminazioni soul, R&B, black, indie, eccetera. La ending track “Warrior” poteva suscitare echi manowariani solo agli inetti, sviluppandosi invece nel solito pop che ormai stanca persino gli Imagine Dragons.

Dovendo dare un giudizio generale, “Head Above Water” (singoli a parte) perde in durabilità e catchiness rispetto ai lavori precedenti. I crossover sono tanti ma troppo facogitati da quella vena pop omologante. Agli amanti delle cospirazioni e del turbocapitalismo chiedo di fare attenzione a come questa Avril utilizza la voce. Riascoltate i primi due album e notate l’enorme differenza di timbro rispetto a quelli seguenti. Ebbene: ogni tanto quel vecchio timbro sembra ricomparire (sentire l’attacco di “Head Above Water“). Alla luce di tutto questo, mi vien da pensare che Avril non sia mai morta, ma che effettivamente abbia utilizzato una dannatissima sosia dalla voce più squillante per kawaizzare il pubblico. Dopo oltre 15 anni, probabilmente, ha deciso di tornare in prima persona, anche se le case discografiche devono aver sconsigliato ulteriori collaborazioni col Reverendo. Noi di MetalPit continuiamo a sperare in una svolta più pesante che riporti alla luce l’originario maschiaccio e tutta la sua truculenta ira.

Ah, gioventù canaglia!

Disclaimer

Se non si fosse capito, l’autore ha una fissa tremenda per questa artista.



Tracklist:
1. Head above water
2. Birdie
3. I fell in love with the devil
4. Tell me it’s over
5. Dumb blonde
6. It was in me
7. Souvenir
8. Crush
9. Goddess
10. Bigger wow
11. Love me insane
12. Warrior

La sosia è andata in pensione
Genre: Motherf***ing Princess Popcore
Label: BMG Rights Management
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