BETWEEN THE BURIED AND ME – Automata II

by Leonardo Cervio

Quattro mesi son passati dal primo capitolo sulla svendita di sogni che i Between The Buried And Me avevano iniziato a raccontare, dipingendo un futuro dalle tinte a dir poco distopiche e oscure. Nella calura estiva di luglio, e in un mare sostanzialmente povero di uscite discografiche, il combo americano avrà saputo rinfrescare ancora una volta il proprio sound, che con “Automata I” era rimasto sostanzialmente invariato?

Sniff… sniff… ma la sento solo io, o l’atmosfera profuma di swing e rockabilly? I BTBAM ci hanno trasportato nel sogno americano degli anni ’40-’50? Ebbene sì. “Automata II” è ammantato da queste influenze, risultando tecnicamente e qualitativamente un gradino sopra il suo predecessore: il che, per una band nata in territori metalcore e successivamente emigrata in aree sempre più progressive, non può che essere una buona notizia e un punto a favore. Tommy Giles, nelle interviste rilasciata prima dell’uscita della release oggetto di recensione, si era lasciato andare alla solite dichiarazioni (del tipo “Questo album è il migliore, il più innovativo e fresco che abbiamo mai composto“) da prendere non con le pinze, con le tenaglie… ma in buona parte, QUESTA VOLTA, aveva ragione.

The Proverbial Bellow” e i suoi tredici minuti sono il manifesto di “Automata II” e sintesi perfetta delle trasformazione della creatura di Greensboro: un ottovolante di ritmiche, cambi di tempo, atmosfere, in cui si passa da momenti più feroci a intermezzi più rilassati. Ascoltare per credere i primi due minuti e rotti della suddetta traccia, sfido chiunque a non rimanere sbigottito da cotanta camaleonticità. E il resto della canzone non è da meno: progressive metal nell’accezione più pura del termine, nella struttura e nelle ritmiche, fino ai due minuti finali dove l’emozione tocca picchi ancestrali. Canzone migliore mai composta dai Between The Buried And Me? Difficile dirlo, ma se la gioca assolutamente. Le due tracce successive, “Glide” e “Voice Of Trespass“, si possono considerare un brano unico, e per atmosfera quelle più vicine alle tematiche da film fantascientifico; si potrebbe quasi azzardare il termine “colonna sonora”, per questi nove minuti in cui la tecnica viene messa da parte a favore dell’atmosfera. Un po’ troppo, a dir la verità: una certa ripetitività avvolge i primi quattro minuti di “Voice Of Trespass“, salvo poi liberarsene in alcuni dei passaggi più cattivi di un album molto “pulito”. Siamo arrivati alla fine di questa epopea sognante, e nel suo lieto fine veniamo accompagnati da “The Grid“: le atmosfere, eccezion fatta per alcuni passaggi più pesanti, si fanno più distese e rilassate, quasi a testimonianza di un lieto fine. Il lato più intimo della band, presente sul precedente “Automata I” (qui la nostra recensione) con “Millions“, viene qui esteso e portato al massimo della sua espressività: chitarra, basso, orchestrazioni e voce si uniscono in un climax finale che chiude al meglio 33 minuti di pura classe.

Ma, come tutte le belle storie, prima o poi deve finire, e purtroppo ha dei lati oscuri, che in questo caso è solamente uno (e mezzo): il mezzo lato negativo è rappresentato dall’imponenza della traccia di apertura “The Proverbial Bellow“, titanica, meravigliosa e di conseguenza metro di giudizio involontario con cui confrontare le altre tracce. Tutte di qualità ovviamente, ma è quasi “naturale” che dopo una partenza col botto così, il resto del disco sia leggermente inferiore.

Ma ora veniamo al difetto principale, che merita un discorso a parte. “Automata I”: 35 minuti. “Automata II”: 33 minuti. Durata ipotetica totale di “Automata”: un’ora e otto minuti. Ok che il mercato di oggi tende a evitare uscita così corpose, ma era davvero necessario troncare a metà le due anime dell’album? Perché se “Automata I” risultava più pesante ed oscura, “Automata II” ne è l’esatto opposto: non sono il detentore della verità assoluta, ma a mio modesto parere (che si accoda a quello di molti addetti ai lavori) mantenerle nello stesso album sarebbe stata scelta più saggia. Magari non economicamente, dato che, nonostante i prezzi dei due album non siano assolutamente eccessivi, questa operazione ha contribuito a fomentare l’hype e cementare la fanbase. Questa troncatura ci ha regalato due album ottimi, ma troppo slegati e soprattutto incompleti, come avevo già sottolineato nella recensione del primo capitolo. E un album coeso e completo vale più di qualche altro soldino in tasca, a mio modesto parere.

I Between The Buried And Me si confermano come dei pilastri del metal mondiale, capaci di scrivere grandi canzoni e di comporre ottimi album anche senza stravolgere il sound continuamente. “Automata II” è la naturale prosecuzione del primo capitolo, con una marcia e un piglio in più: se sul piano del marketing musicale la Sumerian Records non ci è parsa molto coerente, il marketing dei sogni di “Automata” ha fatto centro pieno.

Donation for Author

Buy author a coffee

You may also like

Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi Accetta Continua a Leggere