The Canticle Of Shadows degli italiani DARKEND, è un album che conferma che il Black Metal non è sempre appannaggio di band nordiche, di atavica attitudine e “mestiere”.
Per tutti coloro che li devono ancora scoprire, si può affermare che siano una band le cui influenze spaziano oltre il Black Metal generico, incorporando una gamma di stili musicali che va dai canti cerimoniali medievali agli elementi di musica sinfonica, dalle melodie oscure ai riff possenti e sulfurei, percussioni molto tecniche, sonorità drammatiche ed arcani inni da Inferno Dantesco.
Leggendo il booklet salta subito agli occhi la presenza illustre di ben quattro grandi figure del panorama metal estremo: ATTILA CSIHAR dei Mayhem, SAKIS TOLIS dei Rotting Christ, NIKLAS KVARFORTH degli Shining e LABES C.N degli Abysmal Grief. All’attento orecchio dell’ascoltatore il compito di scoprire in quali brani si celino queste squisite sorprese!
Queste amichevoli partecipazioni suggellano il valore della band, in ascesa e d’ormai buona esperienza, data dalla loro partecipazione a molti tour assieme a prestigiosi nomi della scena metal internazionale quali MAYHEM, IMMORTAL, MORBID ANGEL, TAAKE, SHINING, NILE, KREATOR, SODOM, INQUISITION, DESTRUCTION, BELPHEGOR e molti altri.

La prima traccia di The Canticle Of Shadows è Clavicula Salomonis, a mio parere una tra le migliori dell’album: inizia con una melodia sinfonica e un pianoforte, creando un’affascinante quanto agghiacciante atmosfera gotica, successivamente resa più pesante e potente dall’intromissione della batteria; ecco che arriva la voce in screaming, assolutamente perfetta, incisiva, potente e consona, a completare una miscela di ritmi e melodie che arricchisce di energia il già vibrante e maestoso inizio.

Anche Of The Defunct è degna di nota: inizia con cori cerimoniali quasi da brividi, ai quali segue poi la mefistofelica voce di Animæ, che sembra provenire da luoghi ultraterreni e duella alla perfezione con chitarre, batteria e la possente e tormentata vocalità di… Attila Csihar (sorpresa!). Riff velocissimi, percussioni violente che sembrano richiamare un’orda di demoni -essenza stessa delle anime-, imprigionati in un corpo mortale per una colpa dalla quale cercano redenzione. Brano mirabile, terminante con un recitato inquietante che permea il tutto di un vago senso di indefinito, di terrena incompiutezza.

Ci introduce alla terza traccia A Precipice Towards Abyssal Caves (Inmost Chasm, I) un intro melodico e tenue, che dopo pochi secondi fa piombare l’ascoltare in un vortice di melodie, riff, voce, batteria: si sollevano polvere, cenere, anime e corpi, millenari ectoplasmi aleggianti tra le note del brano. Il tutto vien poi smorzato dalle note struggenti di un sax, geniale e perfettamente amalgamato con la composizione.. ll tutto presto messo a tacere dalla voce più graffiante che mai di Animæ.

Il Velo Delle Ombre è l’unico pezzo dell’album dal titolo italiano, che inizia con un recitato in lingua madre con sottofondo di cori liturgici, per poi sfociare nella sinfonia creata dalla tastiere maestose, sempre sorrette da riff veloci e taglienti; terminiamo ad libitum e con un sinistro recitato finale. Ben rintracciabile, nel pezzo, l’influenza dei nostrani Ordre Du Temple e collaterali Dolcinian: notiamo, infatti, il termine della traccia con un perentorio “Penitenthiagite!” pronunciato ripetutamente da un monaco all’interno di un convento, esortazione al pentimento ed alla redenzione, motto della Setta eretica medievale dei Dolciniani. Inoltre, dei sempre italici Maldoror, rintracciamo l’impronta stilistica ispirata al campo teologico ed il cantato rabbioso e potente, richiami ad un’ancestrale ed insepolta rabbia verso il dogmatismo della religione, quasi onnipresente in gran parte delle band Black del Belpaese.

A Passage Through Abysmal Caverns (Inmost Chasm, II) è velocissima, tagliente, con grande lavoro di batteria, cori ed una voce quasi epica. A circa metà della sua durata il brano si rivela in tutta la sua potenza, drammaticità, cattiveria. Pezzo a dir poco magistrale!
Sealed In Black Moon And Saturn è forse la più sinfonica, maestosa e sinistra. Incredibile la varietà di influenze musicali e stili, che ritengo uno dei più grandi punti di forza dei DARKEND.

Congressus Cum Dæmone è un brano che esula dagli altri: particolare, con ritmi e melodie molto belle e di vario genere, tutte mirabilmente amalgamate tra loro. Il cantato sembra veramente un dialogo con un demone. Alessandro D’Afrodisia, grande filosofo greco del III Secolo, sosteneva che il “dàimon” di ogni uomo consistesse nella sua stessa natura: ecco che, allora, la voce di Animæ ricorda un dialogo col demone che alberga nel se’ di ogni uomo.

Un vero e proprio universo, quello dei DARKEND, fatto di continui cerimoniali, incastri, rivelazioni, segreti, emozioni, mistero assolutamente perfetto: per esempio il latino riesce perfettamente nell’intento di conferire ad una certa parte musicale un’atmosfera liturgica o funerea, così come l’italiano o l’aramaico svolgono egregiamente la stessa funzione per parti solenni od arcane.

Il tutto porta l’ascoltatore a vivere un’esperienza che va al di là del semplice ascolto: si tratta di un’esperienza completa, fatta di svariate percezioni e che lascia stupiti per la grande empatia comunicata.
Un album incredibilmente notevole, ben scritto e concepito, tranquillamente equiparabile a grandi album storici della scena Black Metal: oserei dire un gioiello, un’oscura opera d’arte mirabilmente cesellata.

Opera immancabile per i cultori della Musica, di qualsiasi genere.

DARKEND Line Up:

Animæ – Vocals
Valentz – Drums
Specter – Bass
Ashes – Guitar
Nothingness – Guitar

Guests:

ATTILA CSIHAR (MAYHEM),
NIKLAS KVARFORTH (SHINING),
SAKIS TOLIS (ROTTING CHRIST)
LABES C.N. (ABYSMAL GRIEF)

DARKEND - The Canticle Of Shadows
Genre: Extreme Ritual Metal
Label: Non Serviam Records
9.1Overall Score