Parlare del nuovo disco della band più amata-odiata di Göteborg è difficile, molto difficile. Gli In Flames con questo nuovo “I, The Mask” sono infatti riusciti a mettersi (ancora una volta) in una posizione non proprio vantaggiosa. Questa volta la “colpa” la si può attribuire ad alcuni dei singoli usciti nelle scorse settimane: i pezzi in questione hanno fatto gridare al miracolo una buona parte dei fan della band, dato che i Nostri sembravano aver fatto veramente un passo indietro verso certe sonorità, e questo ha ovviamente ha alzato le aspettative intorno a “I, The Mask”. Invece no, anche questa volta Fridén e Gelotte l’hanno fatta a tutti.

Una breve intro elettronica dà il via a “Voices“, pezzo abbastanza cupo e che ha l’arduo compito di aprire le danze. La canzone si riattacca alle sonorità di “Sounds of a Playground Fading” e ci mostra una band in tiro e carica. A seguire abbiamo la titletrack, un tupa-tupa incazzato spezzato da un ritornello melodico veramente ispirato, che potrebbe essere la summa perfetta tra gli In Flames degli anni ’90 e gli In Flames post Jesper. “I Am Above” è invece un pezzo arrogante e monolitico che non fa prigionieri e che sommato ai brani precedenti non può non fare dire “Ce l’hanno fatta!“. Cantare vittoria è però prematuro, perché i brani successivi, da “Follow Me” a “In This Life“, altro non sono che pezzi rock super radiofonici dove a farla da padrone sono le clean vocals di Anders Fridén. I risultati sono altalenanti: se “(This Is Our) House” nel complesso cresce e si fa apprezzare nel contesto generale, “In This Life” si rivela una delle cose più brutte mai scritte dagli In Flames. Il pezzo in questione è una pseudo ballad forzata e noiosa. “We Will Remember” invece gioca con i sentimenti: l’artwork del libretto ci mostra le copertine di “The Jester Race”, “Colony”, “Clayman” e “Soundtrack to Your Escape” che stanno perdendo colore e il testo vuole essere un tributo al passato, ma anche una sorta di spiegazione della filosofia della band: “Non dimentichiamo il passato e gli rendiamo omaggio, ma dobbiamo andare avanti.” Dopo la parentesi radiofonica troviamo la veloce “Burn” e l’arabeggiante “Deep Inside” che introducono le due ballad conclusive che risultano abbastanza indigeste, forse “Stay With Me” è la più gradevole.

Tirando le somme “I, The Mask” è un disco dalle mille facce e che lascia sentimenti contrastanti. I brani veloci sono veramente ispirati, cosa che negli ultimi due dischi non erano, e i pezzi più commerciali nel complesso si lasciano apprezzare (se vi  piaciuto “Battles” ci andrete a nozze). Il punto debole del disco è da ricercarsi nelle ballad, che sono veramente pesanti e poco ispirate (“Evil in a Closet” o “Metaphor” erano di tutt’altra pasta). Altra cosa negativa è la produzione che incentra tutto su batteria e voce e riduce spesso il lavoro della coppia Gelotte-Engelin a un misero sottofondo che emerge a gomitate solo durante gli assoli. Un vero peccato, perché certi giri sono veramente ispirati. “I, The Mask” è comunque un disco che cresce con gli ascolti e che il più delle volte riesce a tenere in equilibrio le varie personalità degli In Flames. Se state ancora aspettando il ritorno a “The Jester Race” anche stavolta resterete delusi, ma se siete onnivori e avete apprezzato più o meno tutte le sfaccettature della band di Göteborg, sicuramente vi piacerà anche questa nuova fatica della band.



Tracklist:
1. Voices
2. I, the Mask
3. Call My Name
4. I Am Above
5. Follow Me
6. (This Is Our) House
7. We Will Remember
8. In This Life
9. Burn
10. Deep Inside
11. All the Pain
12. Stay With Me
13. Not Alone

IN FLAMES - I, the Mask
Genre: Melodic Metal
Label: Nuclear Blast Records
7.5Un equilibrio quasi perfetto di tutti i volti della band
Reader Rating 0 Votes
7.5