OPHIDIAN FOREST – VotIVe

by Sara Di Gaspero

Giunti al loro quarto album, non a caso intitolato “VotIVe“, gli Ophidian Forest ci offrono un non indifferente salto di qualità. Portavoci di un black metal unito a influenze di vario genere, surclassano alla grande le tre precedenti uscite (in particolare “Susurrus”) con quest’ultimo lavoro.

Per prima cosa, una piccola avvertenza: l’anima della band è fatta di un black crudo e violento, ben rintracciabile in ogni capitolo in studio. Anche in quest’album non viene affatto tradita, mostrandosi in ogni composizione seppur in maniera differente. Alcuni difetti già accusati nella precedente discografia sono presenti comunque anche qui, come un missaggio alle volte poco curato, ma qui l’illusione data è quella di un effetto voluto, probabilmente per dare particolare effetto alla canzone in esame. E quest’illusione funziona davvero molto bene. Composto di sette brani sopra i quattro minuti di durata, offre però una varietà veramente molto interessante che soddisferà, ne sono sicura, anche l’ascoltatore più esigente. Un piccolo dettaglio da segnalare è che i titoli, all’apparenza parole senza senso, sono invece vari nomi di divinità pagane germaniche. 

L’album quindi si apre con “Nerthus“, sfoggiando il suo animo più nero; permette però momenti più lenti e inquietanti, di un raffinato sapore ambient. Un riff di chitarra ci accompagna nella parte centrale del brano, diventando man mano sempre più ipnotico, esplodendo di nuovo in un incendio nero. A sorpresa una tromba accompagna verso il finale, già mettendo in chiaro le intenzioni di proporre qualcosa di diverso. Segue “Baduhenna“: una batteria quasi impazzita ci accoglie prima di un classico brano black metal, dove il nome della dea, ben percepibile, viene ripetuto come in una specie di rituale. Il basso perfettamente udibile si unisce alla chitarra e a qualche effetto di tastiera per creare un’atmosfera molto inquietante e misteriosa. Una breve interruzione spezza la canzone, lasciando parlare il basso; si permette poi un intermezzo non meno spaventoso ma molto interessante, dal finale pesante e oscuro. “Sandraudiga” ci trascina invece in un’atmosfera quasi ansiogena, procedendo malinconica e grave. Caratterizzata da chitarra ed effetti ipnotici, si alterna a momenti black prima che una lugubre tastiera ci porti al finale. A metà album troviamo “Vagdavercustis“, con quel piccolo difetto a cui si accennava prima nel missaggio della batteria, il quale si ripresenterà anche più tardi nello svolgersi del brano. Sorprende quindi un riff di banjo. Sì, esatto: anche se non è sicuramente la prima volta che viene usato all’interno di una canzone black metal (un richiamo è “Myr” dei Taake), onestamente coglie di sorpresa, ma mette nuovamente in chiaro le intenzioni degli Ophidian Forest. In sottofondo un violino (seppur mero effetto di tastiera) mantiene l’atmosfera inquietante quanto basta. Solo dopo la metà della canzone la chitarra farà la sua apparizione, classificando questa composizione come una delle più interessanti dell’album.

Nehalennia” invece si prende il primo posto, cominciando con un’altra parte di batteria lanciatissima, proseguendo maestosa e con un ovvio sapore noise, effetti vocali riverberanti e il basso un muro di suono in sottofondo. Alla tastiera viene di nuovo affidato il compito di sostituire la chitarra, generando una parte malinconica ma dal vago sentore epic. È semplicemente stupenda, vero punto di svolta dell’intero album; difficile da descrivere ma un vero piacere per le orecchie. “Viradectis” è l’unica strumentale e la traccia più breve dell’album, un brano molto noise accompagnato dalla formula chitarra-tastiera che genera un risultato ipnotico e sinuoso, permettendo di prendere un profondo respiro prima del brano più lungo, “Hella“. Un organo sepolcrale ci porta ad una composizione quasi funeral doom, con una batteria veramente lenta e chitarre piangenti. Nonostante quest’incedere pesante e la monumentale durata, stranamente non stanca, forse per le varie interruzioni e dettagli di cui è composta, fra cui alcune delicate note di pianoforte. 

Onestamente non potrei essere più sorpresa di così, specialmente dopo l’ascolto di “Susurrus”, album che mi aveva davvero lasciata amareggiata. “VotIVe” è un enorme balzo in avanti per gli Ophidian Forest, che lasciano notare all’ascoltatore canzone dopo canzone tutte le decisioni, sia musicali che di missaggio, che hanno scelto per sorprenderlo e mettere in risalto un cambiamento in positivo quasi totale. 

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