A poco più di un anno di distanza da “Raise a Little Hell“, i The Answer ritornano sulla scena con “Solas“, album rivoluzionario per la band, che uscirà il prossimo 28 Ottobre su Napalm Records. Trattasi di un disco che intende staccarsi nettamente da quell’hard rock/blues ben collaudato nei lavori precedenti, proponendo una sperimentazione che amalgama chitarre celtiche, cori e ritmi cadenzati per dar vita a un cinematic rock dalle tinte cupe.

A dispetto del titolo, infatti, la luce (Solas in gaelico) viene recuperata a caro prezzo e solo dopo aver superato le emozioni più tragiche. Instabilità, confusione, paura, dolore, depressione sono il lascito dell’incubo vissuto dal cantante Cormac Neeson, padre di un bambino nato prematuro di tre mesi e che, per centoventi interminabili giorni, lotta in ospedale tra la vita e la morte. Questa esperienza segna profondamente il frontman della band e il suo modo di comporre musica: ora non si mira più a far cantare a squarciagola l’ascoltatore, a farlo saltare con ritmi scanzonati, ma gli s’impone di toccare il baratro nero dell’animo umano per poi risalire lentamente verso la luce.

Ecco allora che il canto di Neeson si carica di pathos e racconta a pieni polmoni di un pianto e una speranza. La vena celtica emerge nel ricorso ad arrangiamenti del tutto atipici per i The Answer (mandolino, tastiere, massiccio utilizzo della chitarra acustica) e nei cori, veri e propri inni del popolo dell’Irlanda del Nord. Non manca l’utilizzo del gaelico, come in “Battle Cry” dove il ripetersi del verso “Seo An Lá A Thainig Mo Ghrá”, (“Questo è il giorno in cui verrà il mio amore”) genera un mantra penetrante e coinvolgente. Ma è la prestazione vocale di Neeson nel complesso a essere eccezionale, perché in essa si dimostra una strabiliante padronanza sia a livello di interpretazione che di estensione vocale, a tal punto che la performance del cantante britannico può essere annoverata tra le migliori del 2016. Risulta azzeccatissimo anche l’accompagnamento del comparto ritmico, con le chitarre di Paul Mahon sempre pronte a creare il giusto mood e mai invasive.

Per quello che concerne il riferimento al cinematic rock menzionato all’inizio, i The Answer non sembrano aver fatto riferimento solo alla tradizione celtica, la quale tende a perdersi nella seconda parte del disco. Assistiamo così a canzoni che potrebbero essere la colonna sonora di film western (“Being Begotten“), oppure di telefilm tardo-adolescenziali (“Left Me Standing” e “Real Life Dreamers“), fino ad arrivare all’hard blues di “Demon Driven Man“, mentre “Untrue Colour” gioca su un riff semplicissimo e riverberi che la fanno sembrare un pezzo degli U2. Tra i pezzi migliori si possono annoverare la titletrack, “Solas“, la già menzionata “Battle Cry” e “Thief of Light“, una canzone corale emozionante e ricca di metafore.

Dopo averne decantato i pregi, va precisato che Solas è, in realtà, un disco difficile. Innanzitutto, la pesante variazione nel genere e nello stile può far storcere il naso ai fan che hanno imparato a conoscere i The Answer per il loro hard rock erede di Led Zeppelin, Cream, Black Crowes ecc. Cosa, questa, che se da un lato salva gli irlandesi dalle accuse di riciclaggio massivo, dall’altro disorienta non poco il pubblico. Anche l’ascolto non è semplice, tanto che la titletrack si rivela un piccolo capolavoro solo dopo la terza riproduzione, e altrettante riproduzioni sono necessarie per assimilare l’intero disco. Un’assimilazione mai del tutto completa, a dire il vero, perché molti pezzi, per quanto ben fatti, sono decisamente lontani dal creare dipendenza.

Il sottoscritto ritiene che il tentativo dei The Answer sia nel complesso apprezzabile, soprattutto perché ha permesso a Neeson di esprimere tutto quello che aveva. Sarà interessante vedere se la band saprà attingere ancora di più al background irlandese e assestare una vena compositiva ancora instabile.