Cosa possiamo aspettarci dagli Ungod targati 2016? Ovviamente puro ed incontaminato Black Metal primordiale che rispecchia la tradizione della nera fiamma che i teutonici, nel loro piccolo, hanno contribuito a creare ed alimentare lungo quindici anni di carriera.
I nostri  come anticipato, anche in questa terza release non si muovono di un millimetro dalla loro formula ormai collaudata di Black/Thrash Metal ortodosso che li contraddistingue sin dall’esordio Circle Of The Seven Infernal Pacts, nel lontano 1993.
Naturalmente, se per alcune band questa scelta risulta essere un limite di personalità e capacità, nel caso degli Ungod è invece sinonimo di passione e culto, come ampiamente sottolineato dal gruppo in varie interviste.
Questo testardo ed incontaminato amore per il passato non è quindi un mero esercizio di recupero in quanto gli Ungod, musicisti navigati ed abili, riescono a creare una musica che tributa il passato ma al tempo stesso vive di luce propria, come ampiamente dimostrato sin dal ritorno sulla scena nel 2008.

A stupire ancora una volta è la prova del cantante Baal, dotato di un malsano e deviato scream forgiato nei più profondi meandri infernali. Ogni singolo elemento che compone questo nuovo album trasuda zolfo e puzza tremendamente di anni novanta, compresa la copertina essenziale in cui capeggia un teschio di caprone avvolto dal serpente tentatore sull’immancabile sfondo nero.
Ogni singolo brano è un trionfo di violento ed oscuro Black Metal e gode di una splendida produzione equilibrata, dai suoni caldi e dal forte approccio live su cui emerge addirittura il basso, spesso dimenticato nel genere.
Le influenze giungono direttamente dal passato e lungo questi nove brani vengono citati i gloriosi Darkthrone e tutti quei gruppi che hanno ispirato la scena norvegese, Hellhammer e Sodom su tutti.
Gli Ungod prediligono le velocità folli, il loro campo di battaglia preferito, come dimostrano la brutale Inner Sight, le mitragliate Thrash di Path Of The Apocalyptic, la cavalcata di Dust On the Cross o la lancinante Of Light And Darkness. Ma i veri pezzi da novanta sono i mid-tempo di scuola Celtic Frost, dove il gruppo dimostra ottime doti di scrittura e a cui dona un’aurea maligna ed epica (Possessed In Trance, la title-track  o la stupenda Blessed By Whore, sintesi delle due anime del gruppo).

Ovviamente le tematiche affrontate dal gruppo sono, come da tradizione, sfacciate ed irruenti nel loro odio verso la religione ed adorazione del male, dirette e volgari al punto giusto.
Questo nuovo album degli Ungod non verrà ricordato come un album innovatore o un capolavoro, ma di sicuro soddisferà la sete di odio e black metal dei nostalgici del passato.

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