In attesa della release il prossimo 2 giugno di ‘The Nature of Time‘ (Frontiers Music), noi di MetalPit.it siamo lieti di pubblicare un’anteprima track by track dell’ultima fatica dei SECRET SPHERE. Si tratta del nono disco in studio per la band, la quale celebra con questa ottima produzione il ventennale della propria carriera. ‘The Nature Of Time’ è un concept album nel quale l’evoluzione tecnica e artistica dei SECRET SPHERE si manifesta nella sua pienezza attraverso un sound melodico ricco, assoli impeccabili e la pregevole voce di Michele Luppi. Eccovene un piccolo assaggio.

‘Intermission’

L’intro strumentale ci accoglie con una sinfonia triste la cui melodia viene intonata da uno string ensemble. Sono solo pochi secondi, poi gli archi tacciono, e sentiamo il pianto delle sirene tra le voci distorte delle ricetrasmittenti. Improvvisamente, però, ecco emergere un pianoforte malinconico che carica ancora più di pathos la scena. Seguono di nuovo gli archi, e questa volta è un crescendo drammatico che apre alla successiva ‘The Calling‘.

‘The Calling’

Un arpeggio brillante e una chitarra solista fanno presagire un sound anni ’80, ma veniamo subito smentiti dal sorgere dell’orchestra. Intermezzi symphonic si amalgamano al riff heavy della strofa che spinge senza remore verso un accattivante ritornello hard rock. La chitarra vibra con precisione maniacale mentre il corposo arrangiamento mette subito in chiaro l’importanza dei sintetizzatori. Il volume della voce di Luppi è forse un po’ troppo alto rispetto al resto, ma per fortuna non al punto di offuscare la performance altrui. Buoni gli effetti e i rumori ambientali che connettono introduzione e chiusura di ogni pezzo, giusto per inculcare l’idea che ‘The Nature Of Time‘ deve essere ascoltato tutto d’un fiato.

‘Love’

Il profumo anni ’80 aleggia ancora nell’aria e una bella ballad hard rock non fa che rinforzarlo. Ancora un arpeggio clean molto brillante, una breve strofa, e si arriva a un ritornello che ordina al futuro pubblico di alzare gli accendini (sì, gli obsoleti accendini, non le moderne torce dei cellulari) al cielo. Il pezzo non inventa nulla ma è gradevole. Sul finale sentiamo porte che sbattono mentre qualcuno corre in mezzo a una moltitudine di apparecchi che emettono suoni d’allarme.

‘Courage’

Alla quarta traccia entriamo nel regno del power metal più classico, assimilabile a gruppi come Sonata Arctica et similia. I ritmi sono sostenuti, l’accompagnamento delle tastiere è solido. Luppi fa sentire il suo carattere nel ritornello, a cui risponde una chitarra che viaggia spedita come un missile (e che non ha ancora dato il meglio di sé, n.d.r.). Al terzo minuto è un tripudio di assoli di una pulizia impeccabile; seguono il ritornello e una chiusura netta.

‘Kindness’

Di nuovo ballad stile anni ’80/’90 dal sound nostalgico, con quegli arpeggi un po’ glam che hanno segnato un’epoca. Tappeto soffuso di tastiere e ritornello catchy compongono la sostanza di questo pezzo semplice (rispetto agli altri) e dalla struttura classica. Il maggior punto di pregio è il buon gioco di voci sovrapposte.

‘Honesty’

Brano dalla partenza aggressiva, alterna riff pesanti a intermezzi più aperti e leggeri. Lo ascolto incuriosito, ma una parte di me non è del tutto convinta che questa alternanza sia vincente. Assistiamo a cambio di tempo attorno al secondo minuto, inaspettato, a cui segue buona la ripresa del main theme dopo un assolo molto ben eseguito. Gli elementi orchestrali compaiono a sorpresa per sostenere l’heavy riff finale; una sorpresa che, a dirla tutta, lascia un po’ perplessi. L’attacco cinematico per la canzone successiva è invece notevole.

‘Faith’

Intro cinematico, si diceva, per quello che è il primo singolo estratto da ‘The Nature Of Time‘. Le tastiere ticchettano un motivetto soffuso, poi la batteria martella imperante per infiammare una strofa sostenuta a cui segue un ritornello in controtendenza. Il pezzo ricorda lo stile dei Sonata Arctica più controversi, con l’aggiunta di complessità quasi prog che contraddistinguono questi SECRET SPHERE. Sul finale abbiamo un sovrapporsi di linee vocali che esaltano l’interpretazione di Luppi e danno un valore aggiunto al pezzo. Sul finale sentiamo le pulsazioni registrate dalla strumentazione medica e alcuni respiri profondi: qualcosa sta cambiando?

‘Reliance’

Partenza pesantuccia che esibisce una tecnica nuda e cruda “prog friendly” per poi tradursi in un gioco di palm mute accompagnato dai suoni orchestrali. Quando comincia la strofa veniamo investiti da un power metal arioso, abbellito da qualche orpello tecnico qua e là. Bello l’assolo che subentra  ai vocalizzi di Luppi, poi ecco un cambio di mood con addirittura qualche coro orchestrale di cui avremmo potuto fare a meno. Si tratta solo di pochi istanti, e i Nostri ritornano subito in riga riprendendo il tema principale. Tragico ed enigmatico il profondo respiro seguito dalle parole: “Non vedo la fine”.

‘Commitment’

Di nuovo un pezzo strumentale, questa volta spudoratamente prog, che passa da ritmiche heavy (con un basso evidentissimo – e ci piace così n.d.r.) a qualcosa che non sarebbe stato male come soundtrack di alcuni vecchi videogames. Le note piovono a catinelle per suggellare un patto con l’ascoltatore: “Qui c’è della tecnica e non si discute” (nel caso qualcuno si azzardasse a sollevare dubbi). Rumori ambientali di uccellini e bambini aprono alla penultima traccia.

‘The Awakening’

Il pezzo inizia con una parte parecchio symphonic, ma gli intenti dei Nostri sono altri, come dimostrerà la miriade di note suonate col sostegno di una batteria incalzante power/prog. In questa traccia di quasi 9 minuti la chitarra trova il suo terreno naturale e propone una salva di assoli uno più fenomenale dell’altro. Anche qui si alternano parti più spedite ad altre più calme, col rischio di incorrere in momentanei cali di tensione. Il finale è suggestivo: voce narrante e melodie celestiali in sottofondo (no, non è il Dawknis di ‘Endless Forms Most Beautiful’, n.d.r.).

‘The New Beginning’

Piano, effettistica dolce e una chitarra morbida come il cotone ci avviano alla conclusione con un tre quarti in grande stile. Torniamo sui toni nostalgici degli anni ’80, toni maneggiati con grande maestria da Luppi che ci regala un cantato introspettivo e catartico, capace di accarezzare, ma anche di urlare con forza il senso dell’intero album. Un pezzo, a tratti struggente, che negli ultimi minuti si carica dell’espressività di tutti gli strumenti fino a una chiusura netta e irrevocabile.

 

Alcune considerazioni

La natura del tempo è multiforme e multiformi sono le composizioni  di questo disco. La complessità insita  negli spartiti viene il più delle volte ben metabolizzata e non si presenta né pretenziosa né leziosa. Per ora ci limitiamo a sottolineare la prestazione tecnica eccelsa, ribadendo ai futuri ascoltatori di seguire rigorosamente la tracklist per vivere appieno la storia che ‘The Nature Of Time‘ contiene.