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Lunedì 19 Febbraio 2018, al concerto dei Rhapsody Reunion all’Orion di Ciampino (di cui potete leggere il report qui) , abbiamo avuto il piacere di intervistare Fabio Lione per saperne di più sulla vita da tour e per carpire qualcuno dei suoi segreti. 

 

Innanzitutto ti ringrazio per questa opportunità, è davvero un onore. Avete più volte spiegato che, dopo questo tour, il lungo capitolo “Rhapsody” sarà concluso. Come vi sentite al riguardo? Quali emozioni provate?

Di nulla, ma stai scherzando, figurati. È una cosa strana perché, beh, Luca bene o male è colui che ha avuto l’idea, ha scritto sempre i testi ed è il fondatore e compositore principale, io sono sempre stato solo – metto “solo” fra virgolette – il cantante in mezzo ai due fondatori, i due compositori. Però vabbè, qualche canzone l’ho scritta anch’io negli anni, più di quelle che si sanno in realtà, perché magari ho scritto la strofa di “Erian’s Mystical Rhymes”, ho scritto la strofa di “Gargoyles Angels of Darkness”, ho composto le strofe di tante altre canzoni; come canzoni intere magari mi hanno accreditato, di cui le persone sono a conoscenza, “Il canto del Vento”, “Sea of Fate” e poche altre con i Rhapsody, a parte il periodo in cui Luca ha lasciato i Rhapsody of Fire in cui io mi sono incaricato di scrivere tutte le parole di “Dark Wings of Steel” ed “Into the Legend” e ho apportato qualche miglioria o qualche piccola modifica alle linee vocali che mi proponeva Staropoli. È strano perché io capisco Luca che dopo tanti anni, giustamente vuole, lui che è compositore, anche affrontare un nuovo capitolo della vita, cambiare un po’ genere e creare qualcosa di nuovo. Un po’ questo sentimento ce l’ho anch’io, perché comunque credo che in tanti anni abbiamo detto molte cose e forse è il momento giusto per chiudere questo capitolo insomma, almeno per quanto riguarda me e lui; poi se altri vorranno continuare usando questo nome, ben venga. Io penso che sia meglio, quando tu fai una cosa, arrivare ad un certo punto che sia bello, piuttosto che pensarmi a settant’anni cantare la stessa canzone davanti a venti persone, ecco. Quindi siccome secondo me abbiamo ancora qualche anno da giocarci ed abbiamo anche la volontà, dopo tanti anni, di sperimentare qualcosa di nuovo, secondo me è giusto farlo.

Il tour ha riscosso un enorme successo, soprattutto in Sud America dove ciò vi ha portati ad organizzare un “secondo giro”; pensate di fare il bis anche in Europa?

Mah, non penso, anche se in realtà stiamo parlando di alcune cose tipo i due show francesi che sono sold out da un mese e mezzo, quindi è un po’ stupido non aver fissato quattro shows in Francia per esempio e magari averne sei in Germania dove potevamo tranquillamente averne quattro, perché questo ti fa capire che in Francia, qualsiasi altra città fosse stata scelta, avresti avuto il sold out. Però ormai è troppo tardi, io tra l’altro sono anche in mezzo ai fuochi, nel senso che comunque appena finisco questo tour con i Rhapsody, mi inizia immediatamente quello con gli Angra, quindi non c’è proprio maniera di aggiungere date ormai. Se ne riparlerebbe forse dopo, ma penso che ormai la cosa sia andata, siamo comunque soddisfatti visto che abbiamo fatto Giappone, Russia, Corea, Sud America due volte con show sold out anche la seconda volta, il “70000 Tons of Metal”, festival estivi l’anno scorso tra cui Vinci e Milano con gli Epica; quindi alla fine è stato un tour molto, molto bello.

Luca ha sempre una nota passione per la musica elettronica, pensi che questa sua caratteristica avrebbe potuto influenzare (o magari abbia influenzato) la vostra musica?

Sì, un po’ sì, come l’ha influenzata anche il fantasy, la passione per i film di un certo tipo o epici, o anche un determinato tipo di videogames, anche se questo sicuramente in maniera minore. Sì, penso di sì.

Ad ogni nuova parte del tour inserite delle novità nelle vostre setlist, rendendo così i vostri live sempre nuovi e sorprendenti; nelle ultime date hai cantato un capolavoro di Andrea Bocelli, cosa pensi di questo artista? Cosa ti ha portato a scegliere questa canzone?

Sì, anche perché sai, in vent’anni hai avuto l’occasione di fare tanti dischi, tante canzoni che a volte raramente il gruppo ha suonato, magari a volte mai, quindi essendo una celebrazione di venti anni e passa di storia ed un tour di addio, ci sembra doveroso variare. Riguardo Andrea Bocelli, stasera se ho voglia durante il concerto ne parlo, l’ho incontrato. L’ho dedicata a mia figlia e l’ho conosciuto, casualmente a Pisa, e… In realtà lui era appoggiato alla mia macchina, con quella che poteva essere sua moglie o qualcuno che lo accompagnava. Io ero in ritardo in realtà, dovevo andare a casa per un’intervista o qualcosa del genere, avevo lasciato la macchina fuori dalle mura perché all’interno la zona è a traffico limitato e mentre mi avvicinavo ho pensato: “Ma… Ma no, non è lui”. Ho aspettato cinque minuti e poi gli ho detto: “Signor Bocelli, questa è la mia macchina ed io ne avrei bisogno” e da lì la signora mi ha chiesto se fossi un musicista, come fosse la band, mi ha chiesto che tipo di musica fosse, siamo stati una mezz’ora a parlare. Quindi dopo la prima tournée in Sud America ho pensato che magari potevo cambiare la canzone che faccio col pubblico no, dunque mi è subito venuta in mente questa; Luca è stato contentissimo e secondo me è stata una buona idea.

Il pubblico sembra non essere intenzionato a lasciarvi andare, continuate ad essere molto richiesti, cosa pensate al riguardo e come vi fa sentire?

Mah, io penso che sia giusto che nella vita arrivi sempre un momento in cui uno debba cambiare o provare a cambiare, poi ci sono anche motivi non dovuti alla nostra volontà se devo essere sincero, c’è una parte di volontà mia e di Luca, un’altra è dovuta ad alcune difficoltà che abbiamo che non riguardano certo né la band né i fans, per cui forse è il momento migliore per farlo, anche perché abbiamo sempre comunque voluto fare qualcosa di nuovo, io e Luca. Io e Luca, solo io e Luca. E quindi forse è il momento giusto di farlo e tagliare la testa al toro, insomma. Sono contentissimo perché abbiamo una risposta di pubblico buona e capisci proprio che i fan ti vogliono bene, ci hanno tenuto e ci tengono molto a questa band; poi nel mio caso vabbè, io magari ho fatto anche altre cose, quindi sono contento che ora venga apprezzato moltissimo il nuovo CD che ho fatto con gli Angra che secondo me è di un livello molto, molto buono. Non voglio criticare assolutamente nessuno, né i CD precedenti perché hanno fatto tre ottimi CD, ma questo secondo me sarà molto importante per la carriera della band. Come lo è stato, secondo me, anche “Destination Set to Nowhere” per i Vision Divine o tanti altri CD che ho fatto. Ho cercato sempre di aiutare la scena italiana in tutte le maniere possibili.

Ho notato che ultimamente collabori molto anche proprio con vari gruppi , fai molte collaborazioni.

Mi piace collaborare con altri gruppi perché mi piace l’idea di dare una mano a persone e band giovani, ho iniziato a fare anche qualcosa in spagnolo perché comunque è bello anche cercare di fare cose diverse, di cantare in altre lingue. Quindi niente, mi piace questa cosa, ultimamente comincio ad essere non deluso, ma è tutta la vita che cerco di far crescere una scena italiana, non voglio criticare nessuno ma alla fine… Athena, Labyrinth, Vision Divine, Hollow Haze, Eternal Idol, Rhapsody, ne dimentico anche qualcuno sicuramente, ho fatto almeno sette band in Italia, dato una mano o comunque contribuito o magari ho fatto il primo CD e poi sono andato via, per esempio nel primo CD dei Labyrinth ho scritto tutte le melodie vocali e tutti i testi, il nome prima era Morbid Vision, poi “qualcuno” gli ha dato il nome Labyrinth. Sono contento perché ho fatto tante belle cose e mi dispiace constatare che non ci sia stato qualcuno che abbia fatto la stessa cosa, a volte è più facile arrivare quando una cosa è già avviata piuttosto che avviarla tu, però sono soddisfatto, anche del fatto che poi sono riuscito ad approdare anche in realtà americane come Kamelot o Angra.

La vostra carriera fino ad ora è stata davvero cospicua, ricca di avvenimenti ed esperienze importanti, siete riusciti ad ottenere un grande successo. All’inizio della storia del vostro gruppo vi sareste aspettati di arrivare così in alto e per così tanto tempo?

Forse proprio così no, ma sapevamo di avere fra le mani qualcosa di unico, una proposta vincente, fresca e personale, quello lo sapevamo. Però chiaramente non potevi sapere a che livello saresti arrivato, non potevi sapere se un giorno avresti avuto come narratore Christopher Lee o cose di questo tipo, insomma. Tra l’altro a me ha anche regalato un CD masterizzato con undici canzoni di opera che lui ha cantato quando era giovane, non era un cantante professionista, però credo che mi abbia dato una rarità inestimabile, magari un altro al posto mio andrebbe su eBay a venderlo ai fan, cioè Christopher Lee da giovane che canta undici canzoni di opera, roba… Però questo ti dimostra che abbiamo avuto un bel rapporto, non è stato soltanto un rapporto lavorativo, proprio di confidenza, di scherzi, di battute. Io con lui non ci sono stato troppi giorni, ho trascorso quattro giorni con lui in studio, Luca e Alex magari qualche giorno di più, ma si è creata proprio una bella sintonia.

Avete recentemente suonato al 70000 Tons of Metal, sicuramente il più particolare festival metal attualmente esistente. Com’è suonare a bordo di una nave? Com’è l’atmosfera?

È incredibile, nel senso che nel mio caso è stata la quinta volta, quasi metà delle persone sono più o meno le stesse ogni anno quindi nel mio caso magari conosco un po’ di gente lì e dunque l’ho vissuta bene perché l’ambiente è bellissimo, però devo ricordare la sensazione che una persona può avere la prima volta che ci va o la seconda anche, che è qualcosa di unico; l’atmosfera è gioiosa, i fan sono tutti poco invadenti, rispettosi, quindi stanno bene sia gli artisti che i fan. È una specie di vacanza con quaranta/sessanta gruppi, con musica nelle radio della nave e quindi tu anche a colazione ascolti musica metal (detto in growl per rendere il concetto N.d.R.), quindi uno pensa: “Ma com’è possibile, tu prendi il caffè la mattina ed hai questa musica nelle orecchie”; poi appunto è bello che ci sia questo palco sulla piscina fuori all’aperto, il palco all’interno del teatro ed altri due posti con palchi comunque discreti e come anche è bello che ogni band suoni due volte. Quindi se magari tu non sei riuscito a vedere un gruppo il lunedì, perché avevi bevuto troppo, eri a dormire oppure eri a guardare un’altra band, nessun problema, tanto risuonano mercoledì. Questa è una cosa molto bella, è una cosa sicuramente unica.

Durante “Symphony of Enchanted Lands” c’è Nicoletta Rosellini che duetta con voi, lo stesso lo avete fatto con Anna Fiori, cantante messicana; è una cosa che porterete avanti per tutto il tour, prendendo una cantante locale per ogni data o ciò sarà limitato alle date italiane? Come vi è venuta questa idea?

In realtà l’idea c’è, ne abbiamo discusso io e Luca, lui è un po’ indaffarato in altre cose e quindi mi ha delegato questo compito, nel senso se conosco qualcuna di fidata o amica… Nicoletta è una mia cara amica da tanto tempo, molto brava a cantare ed essendo italiana mi sembrava perfetto; stessa cosa, io sono amico di questa Anna Fiori che è un’ottima cantante e quindi mi è sembrata una cosa carina. Certo sarà fattibile nelle date in cui è possibile, dipende dalla disponibilità della persona, dal fatto se a me viene in mente in ogni Paese la persona giusta e se questa persona non ha altri impegni.

Ci puoi raccontare com’è vivere dividendosi fra vita privata e vita musicale? C’è qualche consiglio in particolare che daresti a chi magari sta arrivando ad un punto della carriera in cui deve iniziare a gestire anche questo?

Eeehh, è pesante, devo dire che sia una domanda particolare perché… Cioè io devo ammettere una cosa, la mia vita privata negli anni ha risentito molto di questo, nel senso, io non ho mai avuto tanti amici, quei pochi amici che avevo quando avevo appena iniziato a fare musica li ho quasi persi, perché chiaramente non li vedi mai, sei sempre in giro, passano tantissimi anni, le persone poi mettono su famiglia e cambiano magari città o lavoro, no? Quindi io in particolar modo consiglierei di seguire la passione che uno ha con i piedi per terra, nel senso, senza sacrificare troppo la vita privata, la salute e quant’altro, ecco. Io sto vivendo un periodo in cui appunto oggettivamente, quest’anno per me sarà… Un’altra persona ti direbbe un incubo, mi rendo conto di non avere più una vita da qualche anno, sì. Cioè, ce l’ho, ma è una vita che magari alcuni ex amici o amici, conoscenti o musicisti un po’ meno conosciuti, direbbero: “eehh te la stai godendo!”, io non la vedrei così, in realtà. È molto bello quando lo fai una volta, due, tre, ma quando lo fai per centoventicinque volte, per vent’anni, non è proprio la stessa cosa. Poi quando magari hai una bambina piccola, come nel mio caso di quattro anni, e sai che la puoi vedere poco… Però sai, è quello che mi è sempre piaciuto fare, quindi ormai ci sono e ballo. Consiglio a tutti di seguire la propria passione, però se uno riuscisse a mantenere i rapporti con i propri amici, conoscenze, ad avere una famiglia, una moglie o ragazza con cui davvero condividere poi una vita, tutto questo continuando a fare musica a livelli seri, sarebbe la situazione ideale. Certamente mi rendo conto che alle volte non è così semplice conciliare queste cose. Io non sono sposato, quindi… Nel senso, ho un grosso rammarico, che al momento è quello di vedere mia figlia molto poco e cercherò di rimediare appena possibile, ecco. C’è bisogno di avere vicino una persona che capisca e che non si risenta oppure che non pensi chissà che; perché se non vivi e conosci certe realtà ti puoi immaginare chissà cosa.

Cosa consiglieresti, invece, a chi vuole fare della musica il proprio lavoro?

Di essere personale. Di trovare la propria strada, la storia dimostra che non devi essere tecnicamente un mostro, non devi essere per forza eccezionale, per esempio il chitarrista dei Black Sabbath una volta disse: “Io ho avuto il miglior cantante al mondo ed il peggior cantante al mondo, ma entrambi erano unici”; parlava chiaramente di Dio e di Ozzy ed ha ragione, alle volte non bisogna essere dei mostri di tecnica e bellezza o bravura, un Ozzy per esempio, con la sua voce particolare, è un personaggio unico e questa è stata la sua fortuna, ma non è certo tecnicamente un cantante incredibile, non si può neanche dire che sia un Brad Pitt. Quindi la cosa che secondo me è importante, è cercare una via personale, di suonare, di cantare o di scrivere canzoni, quello che purtroppo oggi a volte… sai, tanti mi chiedono lezioni, workshops, che io non ho mai fatto; ho avuto un solo allievo, solo perché mi ha pregato per due mesi questo ragazzino – ero giovane -, però dopo due lezioni gli ho detto: “Guarda, io non ho pazienza”. Quello che non mi piace è che di solito oggi lo fanno tutti; allora io ragiono così – e questo se tu lo mandi, riceverò molte critiche ma non mi interessa: per insegnare c’è tempo, tu lo puoi fare a sessant’anni, sessantacinque, se tu lo fai prima vuol dire che sei un musicista fallito. Io la penso così. Perché hai bisogno di insegnare in quanto appunto la carriera musicale non va più di tanto, per insegnare, io mi ci potrei vedere a sessant’anni, a sessantacinque, ma non ora e non a trent’anni. Poi il discorso di spillare quaranta o cinquanta euro al ragazzino per tot periodo, quello può anche far comodo, magari uno tira su lo stipendio così; nel mio caso, non voglio né spillare quaranta/cinquanta euro ai ragazzini né fare l’insegnante a trenta o quarant’anni, se avrò ancora voglia magari lo potrò fare a sessanta, che avrò ancora più esperienza ed ancora più cose da insegnare. Con questo non voglio criticare chi lo fa, solo che oggi c’è la moda di fare la scuola, di fare l’insegnante, son tutti bravi e tutti insegnanti, poi vai a vedere che insegnano magari la tecnica, quello sì, però vedi questi artisti, o cantanti o musicisti che sono un po’ tutti uguali. Nel senso, hanno imparato come si suona, hanno imparato come si canta, ma non hanno una propria identità; quindi, come mia madre dice: “bah, mi sembrano tutti uguali quelli che cantano il tuo genere di musica” e non ci va lontana, perché hanno imparato uno stile di canto, di voce di testa falsettata, che non è proprio voce vera per arrivare a note molto alte chiaramente, perché in questa maniera tu fai meno fatica, è più facile e sudi meno insomma, dai, e duri di più. Poi il 90% dei cantanti Power chiaramente non canta di voce piena, perché dovresti avere una genetica un po’… Massiccia insomma, però questo affossa i colori e le risonanze e il suono della voce vera, quindi falso-falsetto perché rimangono soltanto alcune risonanze della voce, non tutta. Quella vera è più grossa, ha tanti colori, quindi chiaramente tu con la voce vera puoi essere più espressivo, con il falsetto meno. Certamente dieci cantanti che cantano tutti nella stessa maniera moderna, molto acuto e tutto il resto, sono molto agili e molto bravi, si stancano meno, ma il timbro si avvicina e quindi possono apparire, sembrare tutti uguali; quindi mia madre, da ignorante, ha ragione.

Quindi in futuro insegnerai, non si sa? Non disdegni ma neanche apprezzi particolarmente?

Forse, forse quando avrò una certa età potrei farlo, mi piacerebbe, però dovrei trovare una persona che mi piaccia, non insegnare in maniera seriale, un solo allievo magari, ma che promette. Io per esempio ho fatto solo dieci lezioni in vita mia, nel 1993. Una al mese. Da un certo Bruce Borrini che è stato l’unica persona che mi abbia insegnato qualche cosa fra simil-opera ed ho visto che lui ci teneva molto, infatti non mi ha mai chiesto soldi. Dopo la prima lezione mi ha detto che non avrei più dovuto pagare le lezioni; poi che lui possa aver avuto quaranta allievi grazie a me è un altro discorso, ma evidentemente lui aveva piacere a passare quell’ora e mezza con me. In cima alla collina, io andavo col mio motorino ed è stata un’esperienza bella.